Noi dobbiamo vivere con Moshiach Pubblicato il 14 September, 2018

Noi siamo alla Vigilia dell’era della Redenzione. Siamo in una fase di transizione verso il tempo in cui, come dice il profeta: “la terra sarà riempita dalla conoscenza di D-O, così come le acque coprono il mare.” Noi dobbiamo essere infusi già oggi dallo spirito della Redenzione o, secondo le parole del Rebbe: “Noi dobbiamo vivere con Moshiach.”


Creazione: perfetta o imperfetta?
Vi sono quattro concetti, pertinenti al mese di Tishrei, che la Chassidùt collega in una dinamica di completamento reciproco e di elevazione: i concetti di Creazione, teshuvà (pentimento, ritorno), tikùn (riparazione) e Moshiach. Riguardo alla Creazione, la Torà dice: “E D-O benedisse il Settimo Giorno e lo fece santo, poichè in esso Egli riposò da tutta la Sua opera che D-O creò per fare.” Cosa vuol dire “che D-O creò per fare”? Perchè non è detto semplicemente: “che D-O creò”? L’espressione “per fare” sembra superflua. Avendo notato quest’anomalia grammaticale, i rabbini hanno commentato questo passo della Torà, spiegando che la Creazione, di per se stessa, ha bisogno di essere sviluppata e corretta. D-O ha creato il mondo in modo tale che, una volta terminata l’opera di creazione, esso abbia ancora bisogno di essere ‘fatto’, per così dire. Il settimo giorno, Shabàt, il mondo era incompleto ed imperfetto: esso necessitava di riparazione (tikùn), ossia di essere migliorato, regolato, emendato. Con l’aggiunta di una parola Ebraica, apparentemente irrilevante, la Torà rivela un dato di base riguardante la Creazione, ossia la sua imperfezione, e l’imperativo che è imposto all’umanità in generale e al popolo Ebraico in particolare, di migliorare il mondo, portandolo alla sua completezza. D’altro canto, in un altro passaggio, i rabbini affermano anche che il mondo fu creato nella sua completezza, ossia senza alcuna mancanza. Il significato di ciò sarebbe, in questo caso, che il mondo non ha alcuna necessità di essere corretto, che ogni cosa è al suo posto, senza alcuna necessità di miglioramento. Come stanno allora le cose? Il mondo fu creato “per essere fatto”, con la necessità cioè di essere migliorato e corretto, o fu creato perfetto, in tutta la sua completezza?

Due verità che sembrano opposte
La risposta è che entrambe le cose sono vere. La Creazione richiede tikùn (miglioramento), ma è anche perfetta. Questa non è una contraddizione e neppure un paradosso. Piuttosto, ognuna delle definizioni si riferisce ad una diversa parte o fase della Creazione. Come è noto, il mondo fu creato in sei giorni. Il settimo giorno della Creazione, Shabàt, D-O riposò. Vi è così un fare il mondo in sei giorni ed un riposarsi da ciò, una fine ed un completamento della Creazione nel settimo giorno. Durante i sei giorni della Creazione, il mondo fu formato in tutta la sua completezza, perfetto. Ed è a questo stadio che i rabbini si riferiscono, quando dicono che il mondo è stato creato completo e perfetto. La natura dello Shabàt, però, la santità di questo giorno, il fatto che D-O l’abbia benedetto, stimola ad un “fare”, ad uno sviluppo, correzione, elevazione e miglioramento del mondo. Dalla prospettiva dei sei giorni della Creazione, cioè, ogni cosa è completa. Dalla prospettiva dello Shabàt, invece, il mondo necessità di miglioramento, in quanto lo Shabàt è ad un livello superiore a quello dei sei giorni. Rispetto allo Shabàt, il mondo normale di tutti giorni, richiede tikùn.

Diversi livelli di Teshuvà
Un parallelo simile si applica anche al concetto di teshuvà. La teshuvà ha diversi gradi e livelli, ed anche quando qualcuno ha fatto teshuvà, si è pentito, cioè, ed è tornato a D-O ed alle Sue mizvòt, nel momento in cui, continuando la sua elevazione spirituale, egli raggiunge un livello superiore a quello precedente, anche la sua teshuvà dovrà elevarsi. In parole semplici: più noi ci purifichiamo spiritualmente, più diveniamo sensibili ai più piccoli difetti presenti nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni. Come nell’esempio di una macchia su un vestito da tutti i giorni, che desterà molto meno preoccupazione di una macchia, che venga a rovinare un prezioso abito di seta. In questo senso la teshuvà riguarda anche i zadikìm (i giusti), poichè l’elevazione spirituale verso D-O, Che è Infinito, non ha limiti. Non è una coincidenza che, in ebraico, Shabàt, con la sua elevazione spirituale, e teshuvà, che porta ad una costante elevazione, siano formati dalle stesse lettere.

Moshiach
Tutto ciò si collega anche a Moshiach. Il Rebbe Precedente ha dichiarato: “Immediata teshuvà, immediata Redenzione.” La connessione fra teshuvà e Moshiach la si trova espressa chiaramente anche dal Rambam: “Non appena Israele farà teshuvà, subito sarà redento”. Inoltre, l’era della Redenzione, i giorni di Moshiach sono chiamati: il giorno che sarà tutto Shabàt. Vediamo così la connessione fra teshuvà e Moshiach, teshuvà e Shabàt e, ovviamente, Moshiach e Shabàt. Shabàt è il settimo giorno, a seguito dei sei giorni della creazione; i giorni di Moshiach saranno il settimo millennio, che segue sei millenni di teshuvàmizvòt e buone azioni. Come lo Shabàt rappresenta uno stato d’essere del tutto diverso dai precedenti sei giorni della creazione, così anche la nostra spiritualità, la natura della nostra esistenza stessa, saranno radicalmente differenti nei giorni di Moshiach. Dalla prospettiva dei sei giorni della creazione o dal primo livello di teshuvà, noi abbiamo conseguito moltissimo, tutto quello che poteva essere richiesto da noi. Dal punto di vista dello Shabàt, che rappresenta in microcosmo i giorni di Moshiach, ciò non basta. Vi è una perfezione, e vi è la la perfezione vera, completa, finale ed eterna. Noi dobbiamo oltrepassare le ristrettezze ed i limiti della perfezione che abbiamo raggiunto fino ad ora. Noi siamo alla Vigilia del Sabato, la vigilia dell’era della Redenzione. Siamo in una fase di transizione verso il tempo in cui, come dice il profeta: “la terra sarà riempita dalla conoscenza di D-O, così come le acque coprono il mare.” Come lo Shabàt influenza i sei giorni della settimana, ancor prima di arrivare, permettendo di averne un assaggio già prima del suo inizio, così noi dobbiamo essere infusi già oggi dallo spirito della Redenzione o, secondo le parole del Rebbe: “Noi dobbiamo vivere con Moshiach.”

(Basato su Likutèi Sichòt vol. 25. Pag. 14 – 18)

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