Non dobbiamo essere ‘servi di servi’ Pubblicato il 8 February, 2018

Quando l'Ebreo si ricorda che il suo compito è quello di servire D-O, egli raggiunge la vera libertà.  


Mishpatìm (d)

  “Se tu acquisti uno schiavo Ebreo, per sei anni resterà schiavo e al settimo sarà rimesso in libertà… e se… lo schiavo dice: “Io amo il mio padrone… non voglio andare in libertà”…il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina”.
Perché viene forato proprio l’orecchio? Rashi spiega:  “L’orecchio che ha udito sul Monte Sinai: ‘Miei servi sono i figli d’Israele’, e invece andò ad acquistarsi un padrone – venga forato”.

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  Coloro che sono occupati nei loro affari per tutti i sei giorni della settimana, completamente immersi nel loro lavoro, vengono chiamati ‘servi di servi’ – servi di loro propria volontà, e sono paragonati allo ‘schiavo Ebreo’, ad un uomo, cioè, che ha venduto se stesso ad un servo, ad un uomo che si è acquistato un padrone. Coloro che sono così occupati nel lavoro quotidiano, sono asserviti alle loro voglie materiali, alle loro necessità fisiche. Essi si lasciano condurre da ciò che li attira fisicamente. Essi sono come lo schiavo che è stato venduto per sei anni.
Lo schiavo Ebreo esce in libertà all’arrivo del settimo anno. Il settimo anno è paragonabile al settimo giorno, al santo Sabato. Il Sabato ogni Ebreo deve uscire in libertà, svincolarsi da qualsiasi affare riguardante i giorni feriali, riposare e cessare il lavoro.
Accade che un Ebreo sia immerso profondamente nelle occupazioni della settimana e si senta sotto la loro costante influenza; egli ama i suoi affari ed il suo lavoro, tanto da non riuscire a staccarsene, da non essere interessato a liberarsene e ad uscire in libertà, proprio come lo schiavo Ebreo, che dice “Io amo il mio padrone”, e continua ad essere schiavo.
Perciò viene detto allo schiavo: ‘Miei servi sono i figli d’Israele’. Il vero compito dell’uomo è quello di servire D-O, studiare la Torà e compiere le mizvòt. Per questo la sua anima è scesa nel mondo. Questa è la sua missione ed il suo scopo. Gli Ebrei sono servi di D-O e non di altri servi. Essi non devono sottomettersi con totale attaccamento alle occupazioni quotidiane. Al contrario, l’Ebreo deve utilizzare le sue occupazione quotidiane per il suo servizio Divino. E quando arriva il Sabato, l’Ebreo si innalza completamente al di sopra delle sue occupazioni quotidiane. Egli è completamente immerso nell’atmosfera della santità, nel servizio Divino.
Questo è ciò che D-O ha comandato a tutti i Figli d’Israele. ‘Miei servi sono i figli d’Israele’. Con questo comando, D-O ci dà anche la forza e la facoltà di attuarlo, così come si conviene. L’Ebreo che si ricorda di essere un servo di D-O, ottiene con ciò la liberazione dal suo esilio personale; egli si eleva al di sopra della materialità, ed avvicina con ciò anche l’uscita dall’esilio generale di tutto il popolo d’Israele, possa essere ciò al più presto.

(Riassunto da Likutèi Sichòt, vol. 11 pag. 79)   

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