Quello che si impara dalle leggi di Chanukkà Pubblicato il 4 December, 2018

I lumi di Chanukkà che noi accendiamo sono fatti di sostanze materiali, come olio, stoppino e simili, ma quando l’uomo li accende, essi illuminano, con una luce che l’occhio può vedere, ma che non è solo una luce materiale. Questi lumi si trasformano infatti in qualcosa di completamente spirituale.

“Il lume di Chanukkà va messo alla soglia… dalla parte esterna ecc.” (Shulchàn Arùch)
I giorni di Chanukkà ci trasmettono insegnamenti importanti per il nostro servizio Divino, ed in particolare i lumi di Chanukkà, che rappresentano in se stessi l’essenza del miracolo di Chanukkà. Vi è un noto detto secondo cui “bisogna ascoltare le storie che i lumi di Chanukkà raccontano.” Oltre a ciò, dobbiamo meditare su ciò che è alluso nella formulazione delle disposizioni riguardanti il precetto dei lumi di Chanukkà, così come esse appaiono nel Shulchàn Arùch.
“Il lume di Chanukkà va messo alla soglia… dalla parte esterna ecc.” Ogni parola di questa halachà allude a qualcosa di molto importante. “Lume”: il lume è fatto di sostanze materiali, come olio, stoppino e simili, ma quando l’uomo lo accende, esso illumina, con una luce che l’occhio può vedere. Ma questa non è solo una luce materiale, poichè “un lume è la mizvà e una luce la Torà” (Proverbi 6, 23); questo lume si trasforma in una luce che è quella della mizvà e della santità, qualcosa cioè di completamente spirituale.

Un servizio stabile e permanente
Chanukkà’, è un termine che comprende in sé il significato di ‘educazione’. Esso esprime l’inizio di una cosa nuova che va festeggiata in santità, così come fu per l’inaugurazione dell’altare e del Tempio, al tempo dei Chashmonaìm, e insieme a ciò, Chanukkà ha anche il significato di educazione e studio. Questo precetto educa ed insegna un nuovo ordine nel servizio Divino, secondo il principio di ‘andare sempre in aumentando’, di aggiungere luce. ‘Va messo’: questo termine esprime stabilità e permanenza. Il servizio dei lumi di Chanukkà deve essere senza ‘spostamenti’ e cambiamenti. Deve costituire piuttosto un servizio stabile, nell’ordine del giorno della vita dell’Ebreo, stabile nella sua anima.

Illuminare l’esterno
“Sulla soglia… dalla parte esterna”: è obbligo agire secondo la regola fondamentale della Torà: “Ed amerai il tuo prossimo come te stesso”, e portare la luce della Torà e delle mizvòt anche agli altri, e persino a chi se ne sta ‘fuori’, completamente avulso da tutto ciò che riguarda l’Ebraismo. Non ci si può accontentare del fatto che all’interno delle mura della propria casa risplenda la luce dell’Ebraismo, ma bisogna illuminare con essa anche il mondo esterno. A questo punto l’halachà aggiunge un ulteriore particolare importante: “Se si abita ad un piano superiore, si metta (il lume di Chanukkà) alla finestra che dà sul ‘reshùt harabìm’ / il dominio pubblico”. Questo ci insegna che, anche se si è ad un livello superiore, che si distingue per elevazione dagli altri, si deve esercitare la propria influenza sull’ambiente circostante. Si deve trovare una ‘finestra’ attraverso la quale poter diffondere la luce del ‘piano superiore’ sul ‘dominio pubblico’.

Sono state date le forze
L’halachà per l’accensione dei lumi di Chanukkà segue a tutt’oggi il metodo stabilito da Beit Hillel, di accendere i lumi in ordine crescente, aggiungendo ogni giorno ancora un lume, una maggiore luce, rispetto a quella del giorno precedente. Nonostante il compito di illuminare il mondo sia grande ed impegnativo, i nostri Saggi ci hanno garantito che D-O non chiede se non secondo le forze di ciascuno, da cui deriva che ad ognuno di noi sono state date tutte le forze necessarie per realizzare perfettamente questo compito. Un’ulteriore aggiunta di forze è stata data proprio nelle ultime generazioni, quando è diventato di uso comune e normale accendere ognuno la propria chanukkià, non accontentandosi di un lume al giorno, ma aggiungendone uno ogni giorno, secondo una modalità che, al tempo del Talmùd, era considerata come la più rigorosa. Ciò dimostra che ai nostri giorni ogni Ebreo può essere al livello dei più rigorosi in tutto ciò che concerne la Torà ed i suoi precetti, e anche che egli può illuminare l’ambiente che lo circonda con la luce della Torà, fino alla luce che porterà la Redenzione vera e completa.
(Likutèi Sichòt vol. 20, pag. 632)

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