Shabàt Bereshìt Pubblicato il 3 October, 2018

Lo Shabàt che benedice il mese di MarCheshvàn, è lo strumento che ci dà la forza di portare l'elevatezza della santità, che ha permeato tutto il periodo delle feste del mese di Tishrei, nella nostra vita di tutti i giorni, al nostro ritorno nel mondo del quotidiano, che ci aspetta alla fine di questo mese  .  


pioggiaAvvicinandosi il mese di MarCheshvàn (così chiamato dalla parola ‘mar‘, che significa goccia, dato che in questo mese cominciano le piogge),  ci lasciamo alle spalle il periodo intenso delle feste, in cui abbiamo conosciuto un’incredibile elevazione spirituale, un grande risveglio, una rivelazione della nostra anima. Siamo passati dall’accettazione del “giogo del regno dei cieli” a Rosh HaShanà, all’unione completa con HaShem nel giorno di Yom Kippùr, fino alla gioia ineffabile ed all’unità eccezionale del Popolo Ebraico a Succòt ed a Simchà Torà. Tornando, però, nel mondo pratico delle azioni, nella vita di tutti i giorni, in un mese che non comprende feste, che è tutto “chòl” (profano), non ci è facile continuare a mantenere e ad utilizzare le forze positive, che abbiamo accumulato.

      E’ un passaggio difficile questo, ma proprio con l’ultimo Shabàt del mese di Tishrei, ci viene dato l’aiuto necessario. Shabàt Bereshìt, infatti, che è ancora collegato alle feste (la parashà di Bereshìt, infatti, viene letta a Simchà Torà) e ne contiene tutta la kedushà (santità), è anche il momento in cui si benedice il nuovo mese di MarCheshvàn, che segna il ritorno al quotidiano. E’ qui che il passaggio può avvenire, se solo noi siamo in grado di collegarci a questa parashà, alle parole del verso che la aprono: ” Al principio D-O creò il cielo e la terra…”. Il significato interiore di queste parole è che HaShem non ha creato il mondo, e poi lo ha lasciato, ma ad ogni istante rinnova la creazione. I dieci pronunciamenti, con i quali il mondo fu creato, rinnovano la loro azione creatrice continuamente, con sempre più forza.

      Nel momento in cui l’Ebreo comprende ciò, e, meglio ancora, riesce a viverlo, la sua condizione spirituale si eleverà, con un guadagno immediato. Ciò si può riflettere in tutti gli aspetti della vita dell’Ebreo. Per prendere un esempio, infatti, egli non sarà mai arrabbiato. Come i Saggi dicono e il Tanya (testo base della chassidùt Chabad, compilato dal suo iniziatore, Rabbi Shnèur Zàlman di Liyàdi, di cui esiste anche una traduzione in lingua italiana) viene a spiegare in modo chiaro, l’Ebreo che si adira, fa un atto di idolatria! Spesso, però, uno ha tutti i motivi per essere arrabbiato. Perché allora si tratta di idolatria? Il Tanya spiega che l’idolatria è una mancanza di riconoscimento del fatto che HaShem dà esistenza al mondo ad ogni istante. Non basta, infatti, credere che HaShem esiste, ma anche che tutto, in ogni istante è diretto da Lui. Se così, noi sappiamo che da Lui può venire solo bene e questa completa fiducia e sicurezza è ciò che ci permettere di non arrabbiarci, di non considerare, cioè, che ciò che ci disturba al momento, possa arrivare da un’altra fonte, da una volontà indipendente, diversa da quella di HaShem. Chi ci fa arrabbiare, infatti, è un emissario di HaShem. La responsabilità delle sue azioni è sua, e le conseguenze anche, ma se egli si fosse rifiutato di compiere verso di noi l’azione negativa, con suo certo guadagno, questa ci sarebbe arrivata comunque, solo per mezzo di qualcun altro.

     Quando noi comprendiamo e ci ricordiamo in ogni momento, che tutto viene da HaShem, per una Sua Volontà precisa, e tutto per il bene, allora anche ciò che ai nostri occhi si presenta come qualcosa che sembra il contrario del bene, sarà da noi accettato e visto come qualcosa di buono, e proprio questa nostra positività, sarà la forza capace di trasformare il male apparente, in bene evidente, o, meglio ancora, di rivelare il bene infinitamente elevato, che già era contenuto e nascosto in ciò che ai nostri occhi sembrava male. Con questa forza noi possiamo cominciare il nuovo anno, con questa forza possiamo svolgere il nostro compito qui, e cioè preparare una dimora per HaShem, rivelando la Sua Presenza in ogni dettaglio del nostro mondo e della nostra vita.

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