Shabàt e l’anima supplementare Pubblicato il 27 February, 2018

All’arrivo dello Shabàt, all’Ebreo viene data un’anima supplementare. Il riposo dell’Ebreo nello Shabàt significa più di un semplice rilassarsi e riposarsi dal lavoro; il riposo in questo giorno produce un’elevazione nell’Ebreo stesso

OLYMPUS DIGITAL CAMERACosa ci porta lo Shabàt
La parashà Ki Tissà dedica una intera sezione allo Shabàt. Essa inizia dicendo che lo Shabàt è “un segno tra Me e voi per le vostre generazioni, affinché si sappia che Io sono l’Eterno Che vi santifica”, e conclude dicendo: “e i Figli d’Israele osserveranno lo Shabàt… come patto eterno… poiché in sei giorni D-O ha fatto il cielo e la terra, e nel settimo giorno Si è astenuto dal lavorare e Si è riposato”. Perché lo Shabàt e le sue leggi sono trattati qui così a lungo, quando erano già stati esposti nei particolari, come parte dei Dieci Comandamenti? Dalle parole “Si è astenuto dal lavorare e Si è riposato”, i nostri Saggi derivano l’interpretazione che “all’arrivo dello Shabàt, all’Ebreo viene data un’anima supplementare e all’uscita dello Shabàt, anch’essa se ne và.” I nostri Rabbini spiegano anche, che le spezie che noi annusiamo il Sabato sera, durante l’Havdalà, servono a calmare l’anima della persona, che è turbata, nel sentirsi abbandonare dall’anima supplementare. L’Admòr HaZakèn (fondatore della Chassidùt Chabad) scrive in proposito, nel suo Shulchàn Arùch: “I Saggi hanno stabilito che vengano annusate delle spezie il Sabato sera, per calmare l’anima. Essa infatti soffre per l’uscita dello Shabàt, a causa dell’allontanamento dell’anima supplementare. Per questo, essa viene placata e allietata con un odore gradevole.”

Un’anima supplementare o uno stato d’animo?
Cosa significa esattamente l’affermazione: “All’arrivo dello Shabàt, all’Ebreo viene data un’anima supplementare”? Secondo lo Zohar, ciò si riferisce letteralmente ad una dose supplementare di spiritualità, che viene conferita dall’alto, come dono per lo Shabàt. Rashi invece dice che con ciò, alla persona viene data la capacità di assaporare lo Shabàt in uno stato di tranquillità, in modo da poter mangiare, bere e godere dello Shabàt senza essere disturbata dalle preoccupazioni quotidiane. Il Rashba dice: “Vi sono quelli che spiegano che l’anima supplementare si riferisce alla tranquillità ed al piacere che l’anima prova durante lo Shabàt, tanto da sembrare che alla persona sia stata data un’anima supplementare.” Secondo l’aspetto rivelato della Torà, quindi, l’anima supplementare non è da considerarsi come una dose aggiuntiva di spiritualità, ma piuttosto come uno stato d’animo, che da un lato permette la tranquillità e la gioia dello Shabàt, e dall’altro deriva da queste. Perché allora è chiamata “un’anima supplementare,” piuttosto che semplicemente “uno stato d’animo” o “uno stato di tranquillità”, o qualcos’altro di simile?

L’effetto dello Shabàt sull’Ebreo
La ragione è che questa tranquillità e questa gioia dello Shabàt sono così intense, da provocare un vero e proprio cambiamento nella persona, come se essa ottenesse un’anima supplementare. Ciò si può vedere anche dal fatto che i nostri Saggi abbiano ricavato questa comprensione dell’anima supplementare proprio dai versi che si trovano nella nostra parashà, e non da passaggi precedenti. Nel descrivere lo Shabàt, la parashà Ki Tissà ne rivela un aspetto nuovo. In precedenza, la Torà aveva enfatizzato la netta differenza che distingue lo Shabàt dai giorni feriali: “Poiché in sei giorni D-O fece il cielo e la terra… e nel settimo giorno Si riposò. Perciò D-O benedisse il giorno dello Shabàt e lo santificò.” Qui il verso dice che lo Shabàt è “un segno tra Me e voi…”, “…che Io, D-O, vi santifico,” e che lo Shabàt è “un patto eterno.” In altre parole, i Dieci Comandamenti parlano dello Shabàt in se stesso. La nostra parashà, invece, affronta l’effetto che lo Shabàt ha sul popolo Ebraico. Ciò è particolarmente evidente alla luce del commento di Rashi al verso “è un segno fra Me e voi”: “È un grande segno fra noi, che Io vi abbia scelti, per farvi ereditare il Mio giorno del riposo per il riposo.” Di fatto, Rashi ci sta dicendo che il riposo dell’Ebreo nello Shabàt significa più di un semplice rilassarsi e riposarsi dal lavoro, e che esso è il giorno di riposo di D-O. Come risultato, il riposo in questo giorno produce un’elevazione nell’Ebreo stesso. Ciò è anche sottolineato da Rashi, quando spiega il raddoppiamento del termine usato nel verso, “uno Shabàt degli Shabàt”, come: “un riposo di tranquillità (un riposo completo) e non un riposo temporaneo.” In altre parole, il riposo dell’Ebreo nello Shabàt comporta un cambiamento totale del suo essere. Questo tipo di tranquillità e di pace dello Shabàt può veramente essere definito un anima supplementare: la tranquillità e la quiete di D-O, che è data nello Shabàt ad ogni Ebreo, nel suo profondo.

(Basato su Likutèi Sichòt, vol. 31, pag. 191-195)

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