Spezzare i limiti del finito Pubblicato il 2 April, 2018

La nascita del popolo Ebraico è legata al suo divenire il popolo della Torà. La qualità essenziale dell’Ebreo, sia come individuo che come parte della collettività, è la Torà.

Pesach_paintings.previewMatzà’, ‘Libertà’ e ‘Pèsach’
La Festa di Pèsach è conosciuta con tre nomi: 1) nella Torà ci si riferisce a essa come alla Festa delle Matzòt; 2) nel libro delle preghiere festive è anche citata come la Stagione della Nostra Libertà; 3) in tempi successivi, i nostri Saggi si sono riferiti ad essa come alla Festa di Pèsach, e così è chiamata anche oggi dai più. Il profeta Ezechiele parla dell’esodo dall’Egitto come del momento della nascita del popolo Ebraico e lo fa, non perché esso divenne allora una nazione (poiché se fosse stata questa la sola ragione, lo stesso termine avrebbe dovuto essere attribuito anche alle altre nazioni che avevano guadagnato la loro libertà), ma poiché allora gli Ebrei divennero un’entità completamente nuova. Lo scopo finale dell’Esodo fu realizzato quando gli Ebrei ricevettero la Torà, come dice il verso: “Quando condurrai il popolo fuori dall’Egitto, essi serviranno D-O su questo monte (Sinai)”. La nascita del popolo Ebraico è quindi legata al loro divenire il popolo della Torà. La qualità essenziale dell’Ebreo, sia come individuo che come parte della collettività, è la Torà.

Tre stadi
I tre nomi utilizzati ed il loro ordine, evidenziano tre distinti stadi necessari al popolo Ebraico per divenire un’entità completamente nuova. Ciò è paragonabile ad un maestro che impartisce la conoscenza ad un allievo, una conoscenza così profonda che l’allievo non potrebbe mai raggiungere da solo. La prima cosa che l’allievo deve fare è arrivare ad uno stato di auto-annullamento, abbandonando ogni preconcetto, in modo da divenire un ricettacolo per gli insegnamenti del suo maestro. Dopo aver raggiunto questo stato, l’allievo deve comunque anche fare uno sforzo per comprendere la conoscenza che gli viene impartita: l’auto-annullamento è solo uno stadio di preparazione alla comprensione, che l’alunno deve raggiungere utilizzando il proprio intelletto. Durante le fasi iniziali dello studio, la conoscenza della materia che lo studente può avere, non può in alcun modo essere paragonata a quella del suo maestro, data la limitatezza della sua capacità intellettuale. Alla fine però, è auspicabile che la comprensione che l’allievo ha della materia, arrivi ad eguagliare quella del maestro. Ma, per arrivare a questo stadio, egli dovrà trascendere i limiti del proprio intelletto, elevandosi al grado intellettuale del suo maestro.

La nascita del Popolo Ebraico
La nascita del popolo Ebraico, come nazione, seguì tre simili stadi. Per ricevere la Torà, essi dovettero prima raggiungere uno stato, che permettesse loro di adempiere all’ingiunzione: “Voi servirete.” Come il servitore si annulla davanti al suo padrone, così l’Ebreo deve prima di tutto sforzarsi di annullare il suo stato precedente, uno stato che era contrario alla Torà. Questo livello del servizio Divino, come il primo stadio nell’acquisizione della conoscenza, è rappresentato dalla denominazione di ‘Festa delle Matzòt’, poiché la matzà, il pane azzimo, con la sua forma piatta, esprime l’annullarsi del proprio ‘ego’, che è invece ‘gonfio’. Questo tipo di servizio, lungi dall’essere limitante, conduce ad un secondo stato, che libera veramente l’Ebreo, poiché è in linea con la sua vera essenza, in quanto “l’Ebreo e la Torà sono una cosa sola”. Questo livello di libertà, come il secondo stadio nell’acquisizione della conoscenza, si esprime nella denominazione: ‘Stagione della Nostra Libertà’, poiché “solo un Ebreo che studia la Torà è veramente libero” (Pirkè Avòt 6:2), ed un simile desiderio è parte integrante dell’essenza stessa dell’Ebreo. (Al contrario, invece, quando un Ebreo conduce una vita ‘libera’ dai vincoli della Torà e dei suoi precetti, egli è in un vero stato di ‘schiavitù’, poiché sta andando contro la natura stessa della sua essenza). Attraverso questo secondo livello di libertà, i nostri antenati arrivarono alla fase finale: ricevere la Torà. Ciò li trasformò radicalmente, così come nell’ultimo stadio della crescita intellettuale, il livello di comprensione dello studente muta radicalmente, trasformandosi in quello del maestro. Questa metamorfosi è così grande, che anche il precedente livello di “Voi servirete”, un livello limitato, può trasformarsi ora in un livello di servizio che trascende i limiti. È questo il livello che dà alla festa il nome di Pèsach, poiché, come dice il nome stesso, Pèsach significa passare oltre, saltare, spezzando i limiti del finito, per arrivare all’infinito.

(Likutèi Sichòt, vol. 17, pag. 71 – 76)

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