Trasformare il buio in luce Pubblicato il 9 May, 2018

Tutte le rivelazioni del tempo futuro dipendono dal nostro comportamento e dal nostro lavoro oggi, mentre ci prepariamo per la redenzione. Già ora noi non dobbiamo rifuggire il mondo, ma servire D-O dal suo interno; così prepareremo il mondo e trasformeremo un posto basso e lontano dal Divino in una dimora per D-O benedetto.

leone agnello“Rimuoverò dal paese le bestie nocive” (Vaikrà 26:6)
Il midràsh riporta una discussione fra due commentatori della Torà, a proposito di un verso che appare nella parashà Bechukkotài: “Rimuoverò dal paese le bestie nocive”. Rabbi Yehuda spiega che ‘rimuoverò’ significa che non vi saranno più bestie nocive, mentre Rabbi Shimòn interpreta il verso nel senso che le bestie nocive non spariranno dal mondo, ma non saranno più nocive. E la decisione halachica segue l’opinione di Rabbi Shimòn. Se non ci fossero bestie feroci, non ci sarebbe chi possa minacciare o nuocere. Questa sarebbe evidentemente una condizione positiva, ma vi è un vantaggio ancora più grande, nel caso le bestie feroci stesse si trasformassero in animali buoni e mansueti. Ciò è simile alla qualità della luce che viene percepita in modo molto maggiore, quando segue le tenebre. Le bestie feroci che cessano di nuocere sono come il buio che si è trasformato in luce.

Il lavoro fra Pèsach e Shavuòt
È noto che ogni parashà della Torà è in qualche modo collegata, nel suo contenuto, al periodo di tempo nel quale viene letta. Ciò vale anche per il verso citato, “rimuoverò dal paese le bestie nocive”, che viene letto verso la fine del Conto dell’Omer (Sfiràt haOmer), in prossimità della festa di Shavuòt ed alla quale esso è senz’altro collegato. Si può spiegare ciò secondo quanto è noto, che nella festa di Pèsach vi è il divieto di mangiare chamèz (cibo lievitato), mentre nella festa di Shavuòt, non solo il chamèz è permesso, ma vi è anche il precetto di offrire “due pani” nel Tempio, che siano appunto chamèz, come è scritto: “e saranno cotti ben lievitati” (Vaikrà 23:17). Il concetto di “rimuovere”, usato per le bestie nocive, compare nella Torà anche associato al divieto del chamèz a Pèsach. “Dovrete aver rimosso ogni traccia di lievito dalle vostre case” (Shemòt 12:15). Il chamèz, che lievita e si gonfia, allude alla superbia ed all’orgoglio, ed esso è la fonte di tutto il male. A Pèsach, quando usciamo dall’Egitto, noi dobbiamo fuggire dal chamèz, tanto che non si veda e non si trovi nelle nostre case. Tuttavia, dopo l’intenso lavoro in cui ci si è impegnati durante tutti i giorni del Conto dell’Omer, dopo l’elevazione e la purificazione degli attributi dell’anima, quando si arriva alla festa di Shavuòt non vi è più alcuna proibizione rispetto al chamèz. Il chamèz non disturba più il nostro servizio Divino. Nella festa di Shavuòt vengono offerti i ‘due pani’, che devono essere proprio lievitati. Noi vediamo così che il chamèz stesso, che all’inizio ostacolava il servizio Divino, si è trasformato in un precetto. Questa è la qualità superiore della trasformazione del buio in luce. Come la ‘neutralizzazione’ delle bestie feroci, che non recano più nessun danno.

I Giorni di Moshiach
Tutte le rivelazioni del tempo futuro dipendono dal nostro comportamento e dal nostro lavoro oggi, mentre ci prepariamo per la redenzione. Nei Giorni di Moshaich, le bestie non saranno più nocive, non sarà più necessario sfuggirle, esse diverranno anzi una realtà positiva, che ci aiuterà nel nostro servizio Divino. Già ora noi non dobbiamo rifuggire il mondo, ma servire D-O dal suo interno; così prepareremo il mondo e trasformeremo un posto basso e lontano dal Divino in una dimora per D-O benedetto. Trasformeremo il buio in luce. Grazie a questo nostro lavoro, meriteremo la realizzazione di ciò che appare nella nostra parashà: “Rimuoverò dal paese le bestie nocive”, e ciò al più presto e di fatto!
(Da Likutèi Sichòt, vol. 7, pag. 195 – 197)

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