Una piccola azione, che influenza tutta la giornata Pubblicato il 12 March, 2018

All’uomo non è richiesto di offrire tutto quello che possiede, senza lasciare nulla a se stesso; da lui si richiede invece che tutto quello che egli dà, sia fatto con tutto il cuore e con gioia. Ciò che conta non è la quantità, ma la qualità, il dare con cuore puro, con gioia e con vitalità interiore.

“Un uomo che offra di voi un sacrificio a D-O” (Vaikrà 1, 2)
Il Libro del Pentateuco, Vaikrà, si occupa essenzialmente dei sacrifici, che  costituivano uno dei servizi principali nel Santuario e nel Tempio. Di fatto, questo servizio esiste in ogni generazione e riguarda ogni uomo, poiché se di tutta la Torà è detto che essa è eterna e che ogni uomo deve trarne un insegnamento che lo guidi nella sua vita, tanto più è così per ciò che riguarda il Santuario ed il Tempio, dei quali è detto espressamente: “Mi faranno un Santuario ed Io risiederò in mezzo a loro” – “in ognuno di loro”. Il servizio dei sacrifici iniziava e finiva ogni giorno con il korbàn tamìd (il sacrificio quotidiano). Questo sacrificio esprime quindi l’ordine del giorno di base che ogni Ebreo deve seguire nel suo servizio quotidiano.

Con cuore puro
Il korbàn tamìd non era un sacrificio dispendioso. Esso era composto da una pecora, da un po’ d’olio, farina e sale. L’obbligo di sacrificarlo non incombeva su ogni Ebreo separatamente, ma veniva piuttosto raccolto un contributo annuale, quasi simbolico, da ciascuno, e questo denaro serviva all’acquisto del korbàn tamìd per tutto l’anno; eppure, questo sacrificio portava la benedizione Divina per un anno buono e di successo a ciascun Ebreo. Il korbàn tamìd, che esprime l’ordine del giorno quotidiano del servizio, ci fornisce quindi questo insegnamento: all’uomo non è richiesto di offrire al Tempio tutto quello che possiede, senza lasciare nulla a se stesso; da lui si richiede invece che tutto quello che egli dà, sia fatto con tutto il cuore e con gioia. Ciò che conta non è la quantità, ma la qualità, il dare con cuore puro, con gioia e con vitalità interiore.

Un influenza percepibile
Un altro aspetto che si può vedere nel korbàn tamìd: esso veniva offerto solo due volte al giorno, al mattino presto, prima di ogni altro sacrificio, e verso sera, dopo tutti gli altri sacrifici. Eppure, esso è chiamato tamìd (continuo), come se venisse offerto durante tutto il giorno. Questo, poiché la sua influenza era sentita e riconoscibile durante il servizio di tutto il giorno. Anche la nostra vita è composta essenzialmente da occupazioni che riguardano diverse necessità, e non sempre in queste attività quotidiane noi possiamo percepire la santità Divina. Non solo: la nostra comprensione umana limitata, che interviene anche nei temi spirituali, può farci deviare dalla retta via, tanto da portarci ad agire in modo contrario al volere Divino.

La dedizione al Re
Per questo, all’inizio di ogni giorno, prima ancora che l’uomo si dedichi ad una qualsiasi delle sue occupazioni, egli ha bisogno del ‘korbàn tamìd’, che esprima la sua completa dedizione a D-O e lo protegga dalla possibilità di deviare durante la giornata. Questo è il nostro “Modè ani lefanècha Melech”, la dichiarazione che ogni Ebreo fa al mattino, subito, al momento di aprire gli occhi. Dicendo questo, noi ringraziamo D-O di averci restituito la nostra anima, e lo chiamiamo ‘Re’, in quanto al re la dedizione è totale! Questa dedizione a D-O all’inizio della giornata, è il nostro korbàn tamìd. Una dichiarazione di poche parole, che espande la sua influenza anche alle ore successive, quando ci dedichiamo ad altre occupazioni, così che anche in esse si possa percepire la dedizione al Re. Un Ebreo che apre la sua giornata con la sua totale dedizione a D-O, ha la forza di restare unito a Lui anche quando si occupa d’altro, e così egli merita la benedizione di D-O in tutte le sue azioni.

(Da Likutèi Sichòt vol. 3, pag. 939)

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