Vacillare fra due opinioni Pubblicato il 1 March, 2018

Tramite il pentimento ed il ritorno, l’Ebreo raggiunge un livello che supera e trascende quello precedente al peccato.  

Come è nata l’idolatria?
L’haftarà della parashà Ki Tissà racconta di cosa fece il profeta Elia in un momento difficile della storia del popolo d’Israele, momento che, come tutti i momenti difficili, fu causato da uno stato di confusione delle menti e delle idee. Il profeta Elia radunò tutti i profeti del Baal (divinità degli idolatri), assieme a tutti gli Ebrei e disse loro: “Fino a quando voi vacillerete fra due opinioni?” Perché Elia formulò proprio così la sua domanda? Avrebbe potuto semplicemente dire: “Fino a quando voi servirete il Baal? È ora che voi cessiate di servire il Baal e cominciate a proclamare che “l’Eterno, Egli è D-O!” Per comprendere ciò, dovremo prima spiegare la differenza fra ‘idolatria’ e ‘vacillare fra due opinioni’. Come è possibile che un Ebreo pratichi l’idolatria!? Gli Ebrei sono ‘credenti figli di credenti’, totalmente incapaci quindi di eresia. Maimonide, tuttavia, spiega come si sia sviluppata l’idolatria. Col riconoscere le apparenti influenze delle forze della natura, ‘le stelle ed i pianeti’, gli uomini pensarono che queste forze possedessero un potere loro proprio, e non fossero solamente un tramite Divino. Inizialmente, essi non negarono D-O, in quanto Creatore e padrone di tutto, ma credettero di dover onorare e servire anche le forze naturali, in virtù dei loro presunti ‘poteri’. Essi pensarono in questo modo di garantire a se stessi la possibilità di ottenere da loro dei benefici. Così essi vi si prostrarono, dando inizio all’idolatria. Invero, tuttavia, nonostante le influenze celesti emanate passino attraverso le ‘stelle ed i pianeti’, questi non devono assolutamente essere glorificati, poiché non sono più che “un’ascia nelle mani dello spaccalegna”, ossia nient’altro che strumenti passivi di D-O. Glorificare le stelle ed i pianeti e prostrarsi davanti a loro costituisce un atto di idolatria, che è considerato come una delle trasgressioni più gravi. Ma fu come risultato del loro fraintendimento, che gli uomini peccarono di idolatria; e ciò a causa del loro desiderio di ottenere benefici materiali, un guadagno personale. Qui, noi abbiamo il motivo per cui anche Ebrei, ‘credenti figli di credenti’, potrebbero, D-O non permetta, cadere nel peccato dell’idolatria. Essi non lo farebbero infatti per convinzione, ma semplicemente per interesse personale. Ma non è questo che deve motivare l’Ebreo nel suo servizio Divino, al contrario dell’idolatra che è mosso esclusivamente dal proprio interesse.

Idolatria non è solo prostrarsi agli idoli
L’idolatria può manifestarsi in due modi: a) un’idolatria diretta; b) il vacillare fra due opinioni. L’idolatria diretta comporta che il suo seguace creda di fatto che il suo idolo conferisca benefici. Egli cerca il proprio guadagno, ma crede veramente che servire le stelle ed i pianeti glielo procureranno. Vacillare fra due opinioni, invece, significa essere in dubbio. Vi è chi è in costante dubbio e solo talvolta realizza che nell’idolatria non vi è niente di sostanziale. Un’altra forma di ‘vacillamento’ è il principio di collaborazione: la persona crede pienamente in D-O, ma accetta anche l’idolatria. Egli non nega D-O, Che ritiene essere il ‘D-O degli dei’, ma crede anche in altri poteri indipendenti. Di queste forme di idolatria, il vacillare fra due opinioni è, per molti aspetti, senz’altro più grave. L’idolatria diretta è peggiore in quanto l’idolatra si trova in una continua condizione di corruzione: egli nega D-O. Ma in termini di teshuvà (pentimento, ritorno), chi vacilla fra due opinioni è in una condizione peggiore, poiché per lui pentirsi sinceramente sarà molto più difficile. Chi infatti abbia peccato di idolatria ed abbia in seguito realizzato che ‘l’Eterno, Egli è D-O’, rendendosi conto del suo terribile errore, percepirà la gravità del suo peccato e potrà pentirsi in modo appropriato. Chi invece vacilla fra due opinioni, credendo anche in D-O, non sentirà la gravità del suo peccato. Egli si sentirà un credente, come ogni altro Ebreo ed il suo pentimento non potrà mai essere né completo né sincero. Inoltre, chi crede nell’idolatria, pur sbagliandosi completamente, può essere tuttavia sinceramente interessato alla spiritualità. Chi invece vacilla fra due opinioni dimostra semplicemente non solo il suo completo disinteresse per il vero D-O, ma anche una completa insensibilità per i valori spirituali in generale. La prova è che in ogni momento egli è disposto a scambiare, D-O non permetta, l’Onnipotente per il guadagno di benefici materiali. L’idolatra che ha a cuore i valori spirituali, si pentirà nel momento stesso in cui si renderà conto del suo errore. Il ‘vacillatore’, invece, essendo interessato esclusivamente al benessere materiale, e non ai valori spirituali, anche quando realizzerà che ogni beneficio viene solo da D-O, non tornerà a Lui con sincerità, ma solo per il suo guadagno personale. Inoltre, anche la sua influenza verso gli altri sarà più deleteria: nessun Ebreo infatti vorrà emulare un idolatra, mentre potrà essere più aperto all’influenza ed alle idee del ‘vacillatore’, che crede in D-O.

‘Benefici’ non convenienti
La Ghemarà ci dice che l’istinto del male non esercita più ormai un potere di attrazione verso l’idolatria. La tendenza a ‘vacillare fra due opinioni’, invece, ha a tutt’oggi una grande presa. C’è chi abbandona elementi della Torà e delle mizvòt per motivi materiali, come il guadagno, la propria immagine o l’opinione pubblica. Egli accantona il Shulchàn Arùch insieme all’Onnipotente, per così dire, per un paio di giorni o di settimane, così che nessuno possa accusarlo di non essere pratico, o di non essere in sintonia con i tempi. Egli è pronto a ‘vendere’, per lo meno temporaneamente, per così dire, l’Onnipotente e la sua stessa anima per un guadagno d’immagine o per più denaro. (Di fatto, poi, i soldi extra che egli spera di guadagnare, finiranno per essere sperperati in spese mediche o simili. Soldi guadagnati infatti per vie contrarie alla Volontà Divina, verranno spesi alla fine per scopi indesiderabili, mancando essi della benedizione Divina. “Una porta chiusa alla beneficenza si aprirà al medico”.) La gravità di un’attitudine che ci porta a vacillare ci deve essere chiara, con tutte le sue conseguenze: la difficoltà di rendersene conto e di pentirsene sinceramente; la corruzione che ne deriva, che porta a scambiare valori spirituali eterni con altri materiali e transitori; la capacità di far peccare anche altri, inducendoli a ritenere accettabili ed innocue temporanee deviazioni.

“L’Eterno, Egli è D-O!”
Ora comprendiamo l’espressione del profeta Elia, che metteva in guardia l’Ebreo proprio da questo maggiore ed insidioso pericolo. Ed allora gli Ebrei si pentirono e proclamarono per ben due volte: “L’Eterno, Egli è D-O! L’Eterno, Egli è D-O!” Questa duplice dichiarazione fu persino più grande della stessa, ma unica, espressa dagli Ebrei al Matàn Torà. Come abbiamo appreso da molte fonti, infatti, tramite il pentimento ed il ritorno, l’Ebreo raggiunge un livello che supera e trascende quello precedente al peccato. Con il pentimento espresso da questa duplice proclamazione, egli porterà anche una ‘duplice salvezza’, una luce che illuminerà non solo se stesso, ma anche gli altri Ebrei che aveva indotto a peccare.
(Shabàt parashà Ki Tissà 5717)

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