Adàr, un mese speciale! Il 7 di Adàr, un giorno speciale! Pubblicato il 14 March, 2019

Moshè Rabèinu e il popolo d'Israele hanno un legame speciale, che rivela la sua forza ed il suo potere, in ogni generazione. Ciò emerge in particolare nel mese di Adàr,nel quale cade l'anniversario, sia della nascita che della morte di Moshè.  


                    

 

   Il mese di Adàr, con la festa di Purim, ruota sostanzialmente intorno alla storia della salvezza del Popolo Ebraico dal decreto del malvagio Hamàn, che complottò per sterminarlo. La Ghemarà racconta che Hamàn cercò un mese “favorevole” per annientare tutti gli Ebrei. Quando, allora, la sorte cadde sul mese di Adàr, egli ne fu estremamente felice, poichè sapeva che in questo mese era morto Moshè Rabeinu. La Ghemarà continua spiegando, però, che Hamàn non sapeva che Moshè Rabeinu, nello stesso giorno in cui era morto, il 7 di Adàr, era anche nato. Hamàn era consapevole del fatto che tutta l’influenza spirituale e materiale, che il Popolo Ebraico riceve, passa attraverso Moshè Rabeinu, la guida della generazione. Per questo, quando egli trovò un mese in cui questo legame, secondo lui, era più debole, a causa della morte di Moshè, si rallegrò, pensando che quello sarebbe stato il momento propizio, che gli avrebbe garantito il successo. Egli sapeva, che in un mese in cui il legame fra Moshè Rabeinu ed il Popolo Ebraico fosse stato palese, non avrebbe avuto nessuna possibilità di sconfiggere gli Ebrei. Persino il malvagio Hamàn sapeva, che quando gli Ebrei sono collegati a Moshè, non è possibile vincerli. Hamàn non conosceva la data della nascita di Mosè, e tanto meno poteva cogliere il significato di questo giorno, il 7 di Adàr. Il giorno in cui tutti videro che Moshè era morto, la sua anima passò ad un altro Moshè, alla guida successiva, e la vita di Moshè continuò.    

  Il 7 di Adàr segna la nascita del concetto, che il mondo non può esistere, nemmeno per un momento, senza Moshè. Mentre è vero che il corpo di Moshè Rabeinu è morto in questa data, il “Moshè” in lui, la guida in lui, continua per sempre. È impossibile quindi pensare, che il Popolo Ebraico possa avanzare, anche solo un momento, senza essere collegato al Moshè della generazione. Per Hamàn era impossibile afferrare questo concetto, che il Popolo Ebraico non può essere indipendente da Moshè neppure per un istante.

  Cosa fecero gli Ebrei al tempo di Purim, per opporsi alla minaccia del malvagio Hamàn? Essi si collegarono immediatamente a Mordechài, il Moshè della generazione. Tutti, uomini, donne e bambini vennero a sentire le parole del Rebbe, per poter obbedire alle sue istruzioni e restare attaccati a lui, con la completa fede, che Moshè Rabeinu è nato il 7 di Adàr, e continua a guidare il popolo, con tutta la sua forza, anche in questa generazione.

  Tutto ciò riguarda anche noi, ai nostri giorni. Ognuno di noi incontra difficoltà nel proprio servizio Divino, molte delle quali nascono dal piccolo “Amalèk”, che c’è dentro di noi, e che ha il compito di provare in tutti i modi a raffreddare il nostro entusiasmo per tutto ciò che riguarda la santità. Esso ci visita con ogni tipo di travestimento, compreso quello del chassìd pio e devoto. Come possiamo sconfiggere Amalèk, in modo da poter servire HaShem con fede pura e con entusiasmo? La storia della Meghillàt Esthèr ci viene in aiuto, mostrandoci una via in cui anche Amalèk sa, che è inutile cimentarsi con chi la segue: la via del sincero collegamento con il Moshè Rabeinu della generazione. Quando Amalèk sa che l’Ebreo dinanzi a lui non sente che Moshè è vivo, egli si rallegra della sua conquista, realizzando che vi è uno spiraglio attraverso il quale gli è garantito l’accesso. Amalèk sapeva questo anche nella sua prima guerra contro Israele in Refidìm, dove egli combattè con tutta la sua forza. Ma “Quando Moshè teneva alzate le sue mani, i figli d’Israele vincevano”, e la Ghemarà spiega che quando Moshè sollevava le sue mani, Israele guardava verso il cielo, e vinceva. Persino in Refidìm, i figli d’Israele, nonostante gli incredibili prodigi e miracoli, che avevano appena vissuto, erano incapaci di guardare verso il cielo e raggiungere la vittoria da soli: essi dovettero fare ciò tramite Moshè, e solo allora poterono risultare vittoriosi. Per questo, quando Amalèk prova ad attaccarci, il metodo più sicuro per noi è quello di collegarci all’Albero della Vita, tramite la guida della generazione.

  Il Rebbe HaRayàz, il Rebbe precedente, scrisse: “Il vero collegamento (con la guida della generazione) lo si crea con lo studio della Torà, lo studio dei miei scritti, la lettura dei miei discorsi…tutto ciò produce collegamento”. Il Rebbe mette tutto se stesso nei suoi insegnamenti, e lo studiarli fa in modo che il Rebbe stesso, il Moshè della generazione, esista entro di noi, in un modo, che rivela questo legame essenziale.

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