Il 12 e 13 di Tamùz: una data importante per tutto il popolo d’Israele. Pubblicato il 8 July, 2019

Con la liberazione del Rebbe Precedente dal suo imprigionamento in Russia, ha inizio un processo, per il quale l'Ebraismo e la Chassidùt hanno potuto diffondersi in tutto il mondo, in modo da prepararlo, oggi, alla rivelazione finale del nostro Giusto Moshiach.      

 

Fatti importanti accaddero nel mese di Tamùz dell’anno תרפ”ז) 1927 )in Russia. A quei tempi il comunismo aveva reso praticamente impossibile per gli Ebrei l’osservanza di Torà e mizvòt, e tanto meno il loro studio. Persecuzioni, imprigionamenti e dure condanne erano all’ordine del giorno. Chi voleva restare Ebreo rischiava la sua vita ogni momento. Quelli che poterono, lasciarono la Russia e anche il movimento di Chabad si trovò davanti a questa alternativa. Il Rebbe Rayàz (il Rebbe precedente di Lubavich) invece, non solo non scelse di abbandonare il campo, ma chiese anche ai suoi chassidìm di restare e di impegnarsi con  il massimo senso di sacrificio a rafforzare l’Ebraismo, anche a costo del rischio della vita. Infatti, grazie al loro sforzo, lo studio della Torà venne garantito con ogni mezzo ed espediente, in piccoli gruppi, di nascosto. Ci fu chi fu mandato per dieci anni in Siberia per aver cercato di costruire un mikve e, scontata la pena, ci riprovò, fu condannato nuovamente e terminò in esilio i suoi giorni. Lo stesso Rebbe Rayàz fu incarcerato, sottoposto a tutti i tipi di violenza e di minacce e pur tuttavia, nonostante in apparenza fosse in potere dei comunisti, di fatto riuscì a mantenere sempre l’impegno, che aveva preso con se stesso, di non essere veramente asservito a nessuno, tranne che ad HaShem.     

      Un giorno, mentre il Rebbe era immerso nella preghiera, un gruppo di suoi aguzzini entrò nella cella e pretese da lui che si alzasse in piedi. Il Rebbe si rifiutò e venne quindi minacciato. Altri poliziotti entrarono e gli comandarono di alzarsi, ottenendo però solo un rifiuto. Uno di essi, un Ebreo, disse al Rebbe in Iddish: – Perché te li metti contro? Sono venuti a portarti una buona notizia, così rovini tutto.- Il Rebbe non si alzò e venne picchiato. Così una terza volta, con un terzo gruppo. Un quarto gruppo, infine, venne a scortarlo in un ufficio in cui, su di un incartamento, si vedeva la parola “fucilazione” cancellata, seguita da quelle “dieci anni di carcere duro” cancellate e sostituite infine dalla dicitura “tre anni di esilio a Kastrama”. 

       Al Rebbe, sotto sua richiesta, fu concesso di rimandare la partenza, per non viaggiare di Shabàt e di utilizzare carrozze di prima classe. Ancor prima di partire, mandò a Kastrama un chassìd, per organizzare l’apertura di un luogo di studio di Torà, tornando quindi subito ad occuparsi di ciò per cui era stato imprigionato. Non molto tempo dopo, il 12 di Tamùz arrivò l’annuncio della liberazione definitiva del Rebbe, che si attuò il giorno dopo, il 13 di Tamùz.    

       Tutta la sequenza dei fatti appare con evidenza, come miracolosa e viene ad insegnare che, quando un Ebreo agisce con senso di sacrificio per la salvezza e la diffusione della Torà, non impressionandosi assolutamente delle prove e del buio che gli si parano dinnanzi, non solo vede tutti gli ostacoli sparire, ma addirittura li vede trasformarsi in fonte di  aiuto per il servizio Divino. Questo lo si vedrà in modo completo con la rivelazione di Moshiach, quando la Luce che splenderà non sarà risultato della sconfitta del buio, ma sarà la rivelazione di come il buio stesso si trasformerà in Luce. 

     La liberazione del Rebbe Rayàz non riguarda soltanto la sua persona, ma concerne tutto il Popolo Ebraico, come egli stesso scrisse in una lettera: – Non solo me HaShem ha liberato, ma anche tutti quelli che hanno a cuore la Santa Torà, quelli che osservano le mizvòt e quelli che semplicemente appartengono al Popolo Ebraico…- 

   Il 12 e il 13 di Tamùz rappresentano l’inizio di un processo, che ha portato alla diffusione dell’Ebraismo e della Chassidùt in tutto il mondo, a partire dai luoghi più oscuri  e non toccati fino ad allora dalla Torà, fino ad arrivare a quelli, dove l’assimilazione sembrava ormai regnare sovrana.

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