Il 3 di Tamùz Pubblicato il 27 June, 2019

Ci avviciniamo al mese di Tamùz, e con esso al 3 di Tamùz, data che segna l'inizio della Gheulà, dove i miracoli, che penetrano e coinvolgono la natura, vestendosi di essa, si svolgono a ritmo così serrato, da sembrarci, ormai, un fatto naturale, portando il mondo alla sua vera meta: essere una dimora, in cui D-O Si possa rivelare completamente ai nostri occhi.

Rebes[1]Negli anni in cui la dittatura comunista aveva messo al bando l’osservanza, lo studio e la diffusione della Torà e delle mizvòt  per gli Ebrei della Russia, perseguitando e condannando a morte o a durissime pene chiunque venisse scoperto ad agire contro il decreto, il Rebbe Rayàz (il precedente Rebbe di Lubàvich) impiegò tutte le sue forze, a rischio continuo della sua vita, per organizzare e mantenere in piedi una rete clandestina, che garantisse la ripresa e lo sviluppo della trasmissione dell’Ebraismo. Mikvaòt (bagni rituali), yeshivòt e chadarìm(centri di studio della Torà per le varie età) furono aperti in segreto dai chassidìm del Rebbe, che operavano nella consapevolezza del pericolo continuo in cui la loro attività li poneva, disposti ad ogni sacrificio pur di portare salvezza sia fisica sia spirituale agli Ebrei del loro Paese.

         I capi della polizia segreta comunista (GPU) capirono che, per fermare e troncare definitivamente l’espansione dell’Ebraismo, dovevano colpire la testa stessa dell’organizzazione e fu così deciso e messo in atto l’arresto del Rebbe Rayàz. Ciò avvenne il 15 di Sivàn dell’anno 5687 (1927). Inaudite furono la crudeltà e la violenza con cui il Rebbe fu trattato, eppure, nonostante ciò, né la paura né lo sconforto scalfirono la sua fede assoluta nella verità del fatto, che il mondo non può opporsi veramente alla Torà. La Torà, infatti, è una cosa sola con D-O, Padrone e Creatore del mondo stesso ed Egli, con la Sua forza creatrice, rinnova la Sua opera ad ogni istante, mantenendolo in esistenza.

       Una forte pressione internazionale fu attivata, affinchè il Rebbe venisse liberato. Iniziò allora a dipanarsi una lunga serie di ‘miracoli’, la cui veste fu, purtuttavia del tutto naturale. A Rosh Chodesh Tamùz, fu comunicata al Rebbe la sua condanna che, da pena capitale, quale era stata decisa all’inizio, era stata tramutata dapprima in dieci anni di esilio nelle isole di Solovki, e poi in tre anni di esilio nella città di Kastrama. Per non viaggiare di Shabàt, il Rebbe si rifiutò di uscire di prigione nella data fissata (un giovedì), mostrando di non temere le minacce, che gli furono rivolte, di un ripensamento della condanna.

     Il 3 di Tamùz, il Rebbe uscì di prigione, diretto a Kastrama, con l’intenzione dichiarata di riprendere tutte le attività, per le quali era stato arrestato. Il 12 di Tamùz arrivò la notizia della abolizione di ogni condanna e della liberazione definitiva del Rebbe, che si compì il giorno successivo, il 13 di Tamùz, ad opera delle stesse persone, che solo poco tempo prima avevano comandato la sua incarcerazione e addirittura la sua condanna a morte. Non molto tempo dopo, al Rebbe fu concesso addirittura di lasciare la Russia, dapprima lui solo, poi, sotto sua richiesta, anche tutta la sua famiglia (compreso il futuro genero, il Rebbe attuale), ed infine fu rilasciato il permesso di portare via anche tutti i libri e gli scritti preziosi e sacri, inestimabile patrimonio spirituale del movimento chassìdico, e dell’Ebraismo in generale. Questa liberazione influenzò l’andamento degli eventi per i successivi sessant’anni, nei quali la diffusione dell’Ebraismo, sotto la spinta vivificatrice del Rebbe Rayàz prima, e del Rebbe attuale poi, Menachem Mendel Schneerson di Lubàvich, arrivò a toccare praticamente ogni angolo della terra, risvegliando ovunque anime che sembravano perse, e preparando di fatto il mondo a ricevere  Moshiach.

     Quel giorno del 3 di Tamùz, in cui il Rebbe uscì di prigione, i suoi chassidìm non sapevano, se si trovavano veramente davanti all’inizio della libertà, o no. Essi arrivarono addirittura a temere, che l’esilio fosse una scusa dei comunisti per allontanare il Rebbe e farne poi una sommaria esecuzione, al riparo da sguardi indiscreti. Col tempo si rivelò che quella data, il 3 di Tamùz, conteneva già in sé il seme di tutta la libertà futura, che si andava a realizzare. Il culmine di quel processo iniziato allora, lo si vide con la caduta della dittatura comunista sessant’anni dopo, evento che fu allo stesso tempo naturale e miracoloso e che il Rebbe, Menachem Mendel Schneerson, annunziò già molto prima del suo verificarsi. In un discorso del 6 di Tishrei dell’anno 5727, egli dichiarò che il Moshiach della generazione combatteva le guerre di HaShem, e che, come conseguenza di ciò, il malvagio governo dell’Unione Sovietica sarebbe crollato e che gli Ebrei ne sarebbero usciti. Nel 5748 il Rebbe disse di tenersi pronti ad una forte immigrazione dalla Russia e di preparare più alloggi possibili per accoglierla. Tutto ciò, quando nessun segno visibile dava adito ad una simile previsione. All’avvicinarsi del 5750, il Rebbe annunziò grandi miracoli per l’anno a venire. Quando, quindi, il mondo assistette al crollo silenzioso e miracoloso del regime Sovietico, senza né guerra né spargimento di sangue, ed alla conseguente apertura delle frontiere, fu infine chiaro a quali miracoli il Rebbe si riferiva. Gli Ebrei uscirono dalla Russia con l’aiuto ed il sostegno del governo stesso. Da spietati aguzzini a prodighi sostenitori dell’Ebraismo!

      In questo procedere degli avvenimenti si vede già il processo della Gheulà in opera, fase dopo fase: il ‘raduno dei dispersi’ a ondate, la caduta del comunismo, gli accordi fra Russia e America, lo smantellamento delle armi in favore dell’agricoltura e della pace, ecc. Si pone qui, però, una domanda. Vi sono dei versetti, che dicono che la Gheulà verrà d’un tratto. Come mai, allora, questo susseguirsi di fasi? Perché, poi, queste ‘fasi’ che hanno sconvolto e sconvolgono il mondo con grandissime e radicali trasformazioni, avvengono in un modo che segue le vie naturali, e non con miracoli evidenti, come ci aspetteremmo da un processo di Gheulà?

      Alcuni esempi della storia del nostro Popolo ci aiuteranno a capire. 1) Nella parashà di Kòrach, HaShem, per tacitare ulteriori possibili contestazioni sul diritto al Sacerdozio, comandò a Moshè di farsi consegnare dai capi delle dodici Tribù un bastone per ciascuno di loro, sul quale avrebbe scritto i loro nomi, tra i quali quello di Aharòn haCohèn. Depositati i bastoni nella Tenda della Testimonianza, quello che avesse dato un segnale miracoloso, avrebbe indicato a chi apparteneva il Sacerdozio. Il giorno dopo, il bastone di Aharòn era fiorito, aveva prodotto gemme e fatto mandorle mature. Perché, trattandosi comunque di un miracolo, il processo vegetativo era stato rispettato nella successione completa delle sue fasi naturali? Perché non far trovare subito un bastone nel suo stadio finale, con le mandorle mature?

    2) Il 3 di Tamùz di tutt’un’altra epoca, ci fu un altro miracolo: in quel giorno Yoshùa disse:” Sole, fermati su Ghivòn”…’ ed il sole si fermò…, finché il Popolo non si vendicò dei suoi nemici.’ (Yoshùa 10, 12-13). Yoshùa, per sconfiggere i nemici ebbe bisogno di altro tempo per combattere alla luce del sole. Alla sua richiesta di un miracolo, HaShem rispose, fermando non solo il sole, ma tutte le costellazioni dell’universo. Perché, se la vittoria doveva avvenire tramite un miracolo, essa dovette essere raggiunta comunque per vie naturali, combattendo alla luce del giorno? Con un miracolo HaShem avrebbe potuto far sparire tutti i nemici in una voragine o in un qualsiasi altro modo prodigioso, che non comportasse un processo naturale di conquista.

    3) Un ulteriore esempio riguarda l’Admòr haZakèn (il primo Rebbe di Lubàvich), che fu a sua volta incarcerato a causa di chi voleva opporsi alla diffusione dell’Ebraismo e della chassidùt. Durante un viaggio su di un’imbarcazione, che lo trasportava dalla prigione al luogo dove doveva essere inquisito, l’Admòr haZakèn chiese di fermare la navigazione per poter recitare la benedizione della luna. Al rifiuto che ottenne, l’Admòr haZakèn rispose con un miracolo, che bloccò l’imbarcazione, non permettendole più di andare né avanti né indietro. I suoi aguzzini capirono di avere a che fare con un uomo fuori del comune, e sarebbero stati ora pronti a collaborare e ad esaudire la richiesta dell’Admòr haZakèn. Questi, però, prima lasciò che la barca riprendesse il suo tragitto e solo dopo di ciò, chiese nuovamente ed ottenne il permesso, che l’imbarcazione venisse fermata per il tempo necessario alla benedizione. Se ci fu bisogno di un miracolo, perché non approfittarne per recitare la benedizione? Perché riportare le cose ad una condizione naturale?

     La risposta a tutte queste domande va cercata nello scopo stesso di tutta la Creazione: ‘HaShem ebbe il desiderio che vi fosse per Lui una dimora qui, nel mondo inferiore’; la possibilità, cioè,  per il Divino di rivelarsi nella materialità del mondo, nella natura stessa. D-O vuole che la natura stessa riveli la Presenza Divina, che la fa esistere. Per questo, un miracolo che ha il fine di portare alla Gheulà, deve coinvolgere la natura, il mondo materiale con le sue leggi, e non romperle. Le nostre mizvòt, che possono e devono essere compiute in modo materiale, nel mondo materiale, hanno lo scopo sia di purificarlo, sia di renderlo adatto a rivelare la verità dell’Essenza Divina, che gli dà esistenza ad ogni istante. Se invece un Ebreo, per compiere una mizvà, volesse usare una via miracolosa, che ‘rompesse’ la natura, perderebbe lo scopo stesso della mizvà: portare la purificazione e la rivelazione del Divino nel mondo.

     Le nostre mizvòt producono un cambiamento nella natura, nel mondo, un tale livello di purificazione per cui anche i miracoli al di sopra della natura possono trasformarsi in qualcosa di naturale. Per questo il processo di Gheulà avviene per fasi, passando attraverso la natura, coinvolgendola e trasformandola. Ma non abbiamo sentito, che la Gheulà verrà d’un tratto!?  Quale fu il miracolo, nel caso del bastone di Aharòn haCohèn? La natura fu coinvolta, rispettandone le sue fasi, ma il processo che normalmente richiede ventun giorni, avvenne in una notte. A fasi, quindi, ma così veloci, come se fosse tutto in una volta. Il ritmo dei cambiamenti e delle trasformazioni nel nostro mondo, negli ultimi decenni,  è stato così serrato da sconvolgere completamente le nostre abitudini ed il nostro modo di vita. Tutto ciò, in un lasso di tempo che, in un’altra epoca, avrebbe richiesto forse secoli. In questo rientra anche la velocità dei processi e degli spostamenti, che la scienza e la tecnologia oggi permettono, un qualcosa che, pur avendo del miracoloso, rispetta le fasi della natura. Per noi tutto ciò oggi è normale, ci siamo abituati, ma proprio questo essersi abituati a cambiamenti così drastici, veloci ed incredibili è ciò che ci permetterà ora di essere pronti ad accogliere il cambiamento più drastico, ineguagliabile e meraviglioso di tutti: la Gheulà vera e completa, oggi, subito!

Lascia un commento

Devi essere registrato per pubblicare un commento.