Il dono di Yacov Avìnu Pubblicato il 1 December, 2019

La completezza del servizio Divino, cui l'Ebreo può arrivare, e che comporta aspetti diversi, e addirittura opposti fra loro, ci deriva come dono prezioso dal nostro patriarca Yacov, la cui anima include in sè le anime di tutto il popolo Ebraico.  

 

     Con la parashà di Vayezè inizia il racconto della vita di Yacov Avìnu, che continua per tutto il Libro della Genesi. Fra Yacov ed i patriarchi che lo precedettero, Izchàk e Avraham, si può vedere una particolare differenza. Da Avraham discese Ishmaèl e da Izchàk, Essàv. Da Yacov Avìnu, invece, discesero figli, che furono tutti e solo dei giusti. Sorge la domanda: come fu possibile per i patriarchi, che furono “un veicolo per D-O” (dediti, cioè, completamente al volere Divino), avere dei figli come Ishmaèl ed Essàv? Dobbiamo per forza riconoscere, che anche il fatto che i patriarchi abbiano avuto figli simili, debba essere considerato un segno dell’elevatezza del loro livello. L’espressione Ebraica per “discese da” (yazàmimènu), può essere interpretata anche come “fu espulso da”. Il processo di auto-raffinamento, percorso da Avraham ed Izchàk, incluse l’espulsione di quei tratti indesiderabili, che sono rappresentati da Ishmaèl ed Essàv. Una volta che i patriarchi si purificarono da questi tratti, il loro servizio rimase incontaminato.

 In tutto ciò vi è una connessione con il nostro servizio Divino. Il servizio di chèssed (“benevolenza”), l’attributo che caratterizza il servizio di Avraham Avìnu, deve essere limitato, in modo tale che la benevolenza non venga elargita a chi non la merita. Di conseguenza, è necessario eliminare, fino ad espellere completamente, ogni elemento indesiderabile (per esempio, Ishmaèl, che rappresenta l’attributo di chèssed associato alla klipà, al male). Così, anche il servizio di ghevurà (“rigore”), l’attributo associato ad Izchàk Avìnu, richiede di eliminare qualsiasi connessione con l’attributo di rigore, associato alla klipà e personificato da Essàv. Questa spiegazione suscita, però, una domanda: dal momento che Yacov non dovette occuparsi del servizio atto ad espellere il male, come espresso dal fatto che tutti i suoi figli furono dei giusti, sarebbe sembrato più appropriato, che il suo servizio si svolgesse interamente nel regno della santità, e cioè, nella Terra d’Israele, mentre, al contrario, Yacov lasciò la Terra Santa per due volte, una per andare in Charàn e la seconda in Egitto. Non solo, chi lo ospitò in Charàn, Lavàn, fu una persona disonesta, e l’Egitto, dove Yacov trascorse i suoi ultimi e “migliori” anni, era “il più depravato di tutti i paesi”.

   Per rispondere, è necessario chiarire, prima, un altro punto problematico. Apparentemente, l’affermazione che tutti i figli di Yacov furono dei giusti, non è così spiegabile. Noi vediamo che Ruven “rimosse il letto di suo padre”. Questa difficoltà può essere risolta dalla descrizione che il Midràsh fa di Ruven, come di colui che fu “il primo a pentirsi”. Il Santo, benedetto Egli sia, disse a Ruven: “Mai vi fu qualcuno che peccò davanti a Me e si pentì. Tu hai aperto la strada della teshuvà.” La teshuvà di Ruven portò ad una dimensione più profonda e più completa dell’essere giusti dei figli di Yacov, come risulta dall’affermazione dei nostri Saggi: “Nel posto dei baalèi teshuvà, neppure i giusti completi possono stare.” La teshuvà genera un profondo e forte amore per D-O, un amore che oltrepassa quello del giusto completo.

  Quanto detto ci aiuta a capire la differenza rilevata fra Yacov, da una parte, e Avraham e Izchàk, dall’altra. Con l’espulsione dei tratti indesiderabili, rappresentati da Ishmaèl e da Essàv, Avraham e Izchak poterono raggiungere un livello di perfezione. Questo livello, però, non riguardò la trasformazione del male in bene. Al contrario, il male restò nel pieno della sua potenza e, proprio per questo, dovette essere espulso. Ciò risulta evidente dal fatto che Ishmaèl ed Essàv non diventarono dei baalèi teshuvà. Yacov, invece, trasmise ai suoi figli la possibilità di essere dei giusti, attraverso il servizio della teshuvà. Il loro sforzo non si limitò all’espulsione del male. Essi si occuparono della sua trasformazione in bene, attraverso il servizio della teshuvà, “trasformando i peccati in meriti”. In definitiva, Yacov ha anche la forza di raffinare Essàv, tirando fuori le scintille elevate di Divinità in lui contenute. Yacov, infatti, non ha solo trasmesso ai suoi figli la capacità di svolgere il servizio della teshuvà, ma ha svolto egli stesso un servizio di simile natura. In lui si trovano entrambi i servizi: quello del giusto e quello del baal teshuvà. Ciò emerge anche dal fatto che egli visse sia in Terra d’Israele (servizio del giusto), che nella Diaspora (servizio del baal teshuvà). La discesa di Yacov in Charàn ed in Egitto, infatti, riflette la natura particolare del suo servizio, poiché fu attraverso la trasformazione di questi luoghi degradati, nella santità, che Yacov espresse il potere fondamentale della teshuvà. Elevando e raffinando gli aspetti del mondo, trasformando il buio in luce, si toglie al buio ogni possibilità di avere un effetto negativo.

  Questa spiegazione, tuttavia, fa sorgere una domanda: dato che i gradi più elevati del servizio di Yacov furono raggiunti proprio nella Diaspora ed attraverso la sua trasformazione, perché egli spese la maggior parte della sua vita nella Terra d’Israele? La spiegazione di ciò si trova nel fatto che il servizio di Yacov comprende la totalità dei diversi approcci del servizio Divino. In particolare la sua vita può essere divisa in tre differenti periodi: 1) il tempo trascorso nella Terra d’Israele, 108 anni in tutto; 2) i venti anni trascorsi presso Lavàn in Charàn ; 3) i suoi ultimi diciassette anni trascorsi in Egitto. Questi tre periodi sono rappresentativi dei tre gradi di zadikìm (“i giusti”), beinonim (“gli uomini medi”), e reshaìm (“i malvagi”) che, come viene spiegato nella parte iniziale del Tanya, includono la totalità del Popolo Ebraico. Ognuno di questi livelli possiede una dimensione, che manca agli altri. Il vantaggio dello zadìk è che egli si occupa unicamente del bene e della santità. Il male non trova posto nel suo mondo. Non solo, egli lo aborrisce e lo odia con tutto se stesso. Il vantaggio del beinoni, “il livello che appartiene ad ogni uomo ed al quale ogni uomo deve tendere”, è che egli è occupato in una costante battaglia fra l’inclinazione al male e quella al bene e, attraverso il suo servizio, l’inclinazione al bene esce sempre vittoriosa. Per questo, egli “non ha mai commesso una trasgressione nella sua vita, né mai la commetterà.” Il suo pensiero, la sua parola e le sue azioni sono diretti unicamente verso il bene. Nonostante i pensieri cattivi lo assalgano, egli li respinge immediatamente, allontanandoli da sé con entrambe le mani. Anche il malvagio possiede un vantaggio, poiché attraverso il servizio della teshuvà, le sue cattive azioni possono essere trasformate in bene e raggiungere un livello più elevato di quello dello zadìk.

   La capacità di svolgere questi tre livelli del servizio derivano dal servizio di Yacov, nei suoi tre diversi luoghi di residenza. Il servizio di Yacov nella Terra d’Israele riflette il servizio dello zadìk. Il suo servizio in Charàn, riflette quello del beinoni, mentre il servizio di Yacov in Egitto, riflette quello della teshuvà, che eleva i malvagi. Com’è possibile che una persona sola possa svolgere questi tre tipi di servizio? Di fatto, il grado finale del servizio Divino non è una combinazione di differenti servizi, ma piuttosto una dedizione, un impegno unico e complessivo, che include tutti i diversi tipi di espressione. In questo caso, senza riguardo al luogo o alla condizione in cui un Ebreo si trova, egli avrà sempre un servizio appropriato col quale esprimere la sua dedizione verso D-O. Yacov funge da paradigma per una simile dedizione.

  L’anima di Yacov include in sé le anime di tutto il popolo Ebraico. Per questo il suo servizio serve come segno e traccia per tutti, zadikìmbeinonim e  reshaìm, e cioè per la totalità del popolo d’Israele, per tutte le generazioni a venire. Ogni Ebreo ha accesso ai tre tipi di servizio, poiché nella vita di ogni Ebreo si presentano ogni giorno situazioni in cui egli si trova o nella Terra d’Israele, o in Charàn, o in Egitto. Il tempo che l’Ebreo trascorre nello studio e nella preghiera, egli è nella Terra d’Israele, occupato nel servizio dello zadìk. Nel suo dedicarsi alle faccende permesse, lavorando, ad esempio, per mantenere la sua famiglia, egli si può trovare ad affrontare sfide e conflitti, che gli derivano dalla sua inclinazione al male, ed in quel momento egli è in Charàn, ed ha la possibilità di esercitare il servizio del beinoni, combattendo il cattivo istinto. Vi sono poi altre aree nella vita, in cui le sfide sono più forti, e si rende necessaria l’influenza della teshuvà, per correggere il suo comportamento. Allora egli si trova in Egitto, occupato nel servizio di elevare il rashà. Queste vie, e la capacità di percorrerle, sono il dono che abbiamo ricevuto da Yacov Avìnu.
 (Shabàt parashà di Vayezè, 11 Kislèv 5750)

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