I segreti del Tempio. Parte quinta ed ultima Pubblicato il 4 August, 2019

Secondo una specifica richiesta del Rebbe, riguardo al periodo delle tre settimane in particolare (dal 17 di Tamùz al 9 di Av), cerchiamo di offrire qui un'occasione di studio delle leggi riguardanti il Tempio, fornendo la traduzione (libera) di un avvincente discorso del Rebbe sull'argomento stesso, nel quale vengono messi in luce aspetti importanti e del tutto innovativi.

 

  11.  Ma dal fatto stesso che, al tempo della costruzione del Tempio, Salomone, insieme a tutta la gioia ed alla grandiosità dell’evento, pensò alla distruzione del Tempio, e non solo, egli anche agì in questo senso, si comprende che, invero, anche la distruzione ha un suo compito, e conduce alla realizzazione dello scopo finale della costruzione del Tempio. La distruzione del Tempio, infatti, non ebbe certo come scopo la distruzione stessa, ma quello di vedere aggiungersi, tramite essa, una maggiore elevazione, ‘discesa in funzione di un’elevazione’, fino ad arrivare alla costruzione del Terzo Tempio, che sarà un edificio eterno. Allora si arriverà al completamento finale, nella costruzione del Tempio, poiché esso sarà “la casa del Santo, benedetto Egli sia”, (“Il Santuario, o mio D-O, che le Tue mani hanno reso stabile”, Beshallàch 15, 17).

    Ed è questo ciò che intende  il Rambam, quando scrive: “Ed al momento di costruire il Tempio, Salomone, sapendo che alla fine esso sarebbe stato distrutto”, essendo opera delle mani dell’uomo, “vi costruì in profondità un posto segreto e tortuoso, nel quale nascondere e conservare l’Arca”. Egli, cioè, fin dall’inizio, inserì nella costruzione la possibilità della distruzione, così da arrivare in seguito (tramite la discesa della distruzione) all’elevazione del Terzo Tempio. E il fatto che “alla fine sarebbe stato distrutto” dovesse essere in funzione dell’elevazione che avrebbe seguito ciò, è evidenziato dall’operato stesso di Salomone, che “vi costruì in profondità un posto segreto e tortuoso, nel quale nascondere e conservare l’Arca”.

    In ciò si riconoscono due aspetti opposti: da un lato il Tempio è destinato ad essere distrutto, e dall’altro la costruzione di un posto segreto garantisce l’eternità dell’Arca e del Tempio. Ciò infatti permise che anche nel Secondo Tempio non venisse a mancare nulla nella costruzione e, ancora di più, che l’Arca stessa si conservasse integra e da essa si ricostruisse il Terzo Tempio. 

    12.  Secondo quanto detto, si può anche spiegare, nel loro significato più profondo, i tre termini che il Rambam usa, descrivendo il luogo in cui fu nascosta l’Arca: “(luoghi) segreti, profondi e tortuosi”. Il Rambam allude, con questo, all’elevazione che fu data al Tempio, per il fatto che vi fu costruito un posto per nascondere l’Arca: nonostante, in apparenza, ciò si colleghi al tema della distruzione, “alla fine sarebbe stato distrutto”, proprio attraverso questa discesa fu possibile l’elevazione (tramite la riparazione della discesa ed il pentimento).

    Ciò rivela l’essenza di quei “luoghi segreti e profondi”, e cioè i livelli Divini più elevati, che di per sé sono “segreti e profondi” (“ed è profondissimo; chi lo potrà scoprire?”, Ecclesiaste 7,24), e che non possono essere attratti e fatti discendere per via diretta, attraverso un servizio normale. Proprio attraverso il servizio della teshuvà (pentimento, ritorno), che viene quando l’uomo si comporta (“non come D-O fece l’uomo retto”, Eccl. 7, 29), per vie “tortuose”, avviene che queste “tortuosità” divengano una qualità positiva ed elevata, in grado di attrarre e far discendere i livelli più “segreti e profondi”. Possa ciò avvenire in modo rivelato, nel terzo Tempio, un edificio eterno, che sia esso costruito e rivelato subito, proprio ai nostri giorni, nella Redenzione vera e completa tramite il nostro Giusto Moshiach.   

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