La gioia particolare del Matàn Torà Pubblicato il 6 June, 2019

Al tempo del Matàn Torà, quando l'Essenza stessa di D-O fu rivelata, nulla rimase inaccessibile a questa rivelazione; essa penetrò ed infuse di sé tutta la creazione, fino alle sue parti più grossolane e materiali.  

Di tutte le feste, Shavuòt è la più spirituale
L’Ebraismo offre molte opportunità di rallegrarsi, e fra queste spiccano le tre Feste di Pellegrinaggio prescritte dalla Torà: Pèsach, Shavuòt e Succòt. Riguardo a queste feste infatti, D-O ci comanda: “Voi dovrete gioire nelle vostre feste…”. Pèsach celebra la liberazione fisica degli Ebrei dall’Egitto; Shavuòt, il momento in cui il popolo Ebraico ha ricevuto la Torà; Succòt, le Nubi della Gloria con le quali D-O ha protetto il Suo popolo nel deserto. Delle tre Feste, Shavuòt è ovviamente, per sua natura, la più spirituale, dato che essa commemora un evento che è in tutto e per tutto spirituale. Le tre Feste di Pellegrinaggio vanno celebrate non solo con la preghiera e lo studio, ma anche mangiando e bevendo. In alcune circostanze, però, la gioia di Pèsach e di Succòt si può esprimere anche in un modo che è solo e completamente spirituale, senza mangiare e bere. È questo il caso di chi vuole digiunare a causa di un sogno (per scongiurare l’influenza che può avere un brutto sogno, c’è la possibilità di digiunare nello stesso giorno in cui si è fatto il sogno). Ciò non vale però per quel che riguarda Shavuòt. In questa Festa, noi siamo obbligati a “mangiare e rallegrarci, per dimostrare il piacere e la gioia per il giorno in cui è stata data la Torà”. Digiunare a Shavuòt a causa di un brutto sogno è proibito.

Un apparente paradosso
Sembra un paradosso che Pèsach e Succòt, le due feste che commemorano principalmente eventi fisici, possano essere celebrate in un modo completamente spirituale, mentre Shavuòt, che commemora un evento completamente spirituale, debba essere celebrato non solo spiritualmente, ma anche fisicamente. Perché Shavuòt deve essere celebrato in questo modo? La particolarità unica che contraddistingue Shavuòt è il fatto che la rivelazione Divina che ha accompagnato il Dono della Torà ha compenetrato tutta la creazione. Secondo i nostri Saggi, quando D-O pronunciò i Comandamenti, la Sua voce provenne da tutte quattro le direzioni, così come dall’alto e dal basso. Questo evento fu eccezionale e totalizzante al punto che “non c’era un uccello che cinguettasse, nessun bue muggiva… tutto il vasto universo era silenzioso e muto”. Non solo, il suono del Matàn Torà compenetrò e permeò ogni cosa, anche il mondo inanimato. Dicono infatti i nostri Saggi che quel suono non produsse un eco. Il fenomeno dell’eco risulta dal fatto che le onde del suono non vengono assorbite da un oggetto, ma rimbalzano su di esso. Dato quindi che al Matàn Torà la voce di D-O compenetrò tutta la materia, il suono non poté produrre alcun eco. Ciò accadde poiché col Matàn Torà, l’Essenza stessa di D-O fu rivelata, avendola Egli infusa nella Torà stessa. Essendo D-O l’unica entità veramente infinita, ne consegue che al tempo del Matàn Torà, quando la Sua Essenza fu rivelata, nulla rimase inaccessibile a questa rivelazione; essa penetrò ed infuse di sé tutta la creazione, fino alle sue parti più grossolane e materiali.

Il massimo grado della rivelazione comprende tutto
Una festa che celebra il massimo grado della rivelazione spirituale e che infonde di essa tutta la creazione, senza limitazioni, deve essere celebrata essa stessa in un modo veramente rivelato e senza limitazioni, fino ad includere la celebrazione che si manifesta nel modo più fisico, mangiando e bevendo. Se fosse permesso a Shavuòt digiunare per un cattivo sogno, ciò significherebbe che nell’universo è rimasto un livello inaccessibile alla gioia di Shavuòt, cosa che sarebbe del tutto in contrasto con lo spirito della festa, che proclama che anche il livello più basso è pieno di gioia e di piacere per aver ricevuto la Torà. Shavuòt incide quindi anche su chi è così turbato che, in un qualsiasi altro momento dell’anno, troverebbe impossibile derivare piacere dal cibo. Shavuòt e la gioia che lo accompagna trasformano anche una simile persona tormentata, poiché anch’essa sente la gioia ed il piacere di ricevere la Torà.
(Da Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1092-1096; vol. 23, pag. 27-32)

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