La zedakà equivale a tutti i precetti Pubblicato il 4 February, 2019

I nostri Saggi dicono che facendo la carità, la mente ed il cuore della persona vengono raffinati. Chi fa la carità costruisce un muro di difesa, che lo protegge dalle forze del male nel mondo: ogni moneta che si dà costituisce una maglia dell'armatura, che impedisce alle 'frecce' di colpire. Di fatto, la carità, più che fare del bene al povero, fa del bene a chi dà.


 

Il potere della zedakà

Il mese in cui si legge la parashà Terumà, che parla delle offerte portate dal popolo d’Israele per il Santuario, è un periodo particolarmente adatto a parlare del precetto della carità che, fra tutti i precetti, è spesso denominato come ‘Il Precetto’. I nostri saggi dicono che “la zedakà (carità) equivale a tutti gli altri precetti”. Questo ci insegna il valore particolare di questa mizvà. Con ogni precetto che noi compiamo, viene fatta discendere della santità, nella parte del corpo che ha compiuto il precetto. Per questo vi sono 248 precetti positivi e 365 precetti negativi, in corrispondenza ai 248 organi del corpo ed ai 365 tendini. Quando, per esempio, si mettono i tefillìn del braccio, la santità è attratta sul braccio e sulla mano, mentre quando vengono messi i tefillìn della testa, la santità viene attratta sulla testa. La zedakà, invece, è diversa: essa equivale a tutti i precetti e santifica tutte le membra del corpo. Come è possibile? Come i tefillìn, nonostante la loro elevatissima santità, influenzano principalmente il braccio e la testa, e non il resto del corpo, dato che essi vengono posti sulla testa e sul braccio, si potrebbe pensare che anche la zedakà dovrebbe influenzare solo le membra che l’hanno computa. Inoltre, D-O ha fatto in modo che, per influenzare le facoltà della propria anima, nel cuore e nella mente, si debba convogliare il proprio lavoro e la propria attenzione sui propri pensieri e le proprie emozioni, e non sulle azioni esteriori. I nostri Saggi, invece, dicono che facendo la carità, la mente ed il cuore della persona vengono raffinati. In altre parole, attraverso l’atto della zedakà, l’Ebreo purifica il proprio cervello ed il proprio intelletto, aumentando la facoltà di concentrazione della mente, in modo da comprendere meglio la Torà! Come mai l’atto fisico di fare la carità, di dare soldi al povero, migliora la qualità delle emozioni e dei pensieri nello studio della Torà? 

Luce e santità nella zedakà

Tutto dipende dai poteri Divini che vengono fatti discendere con il compimento delle mizvòt. Come l’uomo possiede 248 organi, così anche D-O possiede 248 organi e poteri, per così dire. La ragione profonda per cui con ogni singola mizvà noi santifichiamo un altro membro del corpo, è che con ogni mizvà, l’Ebreo fa discendere uno dei poteri spirituali dai ’248 organi della santità’. Quando si arriva alla zedakà, però, D-O l’ha fornita di un potere così eccezionale, che, compiendola, l’Ebreo attira su se stesso tutti i 248 poteri Divini. Per questo il suo intero corpo, dalla testa ai piedi, si rafforza in virtù del precetto della zedakà. Il Tanya spiega che ciò accade poiché “non si può trovare alcun precetto, del quale l’anima vitale si vesta in egual misura come del precetto della carità: infatti, nel caso di tutti gli altri precetti, solo una delle facoltà dell’anima vitale si veste di loro in occasione del loro adempimento, mentre nel caso della carità, che un uomo distribuisce da quanto ha guadagnato col lavoro delle sue mani, la forza della sua anima vitale si è certamente vestita tutta dell’esecuzione del lavoro o dell’occupazione, con le quali ha guadagnato il denaro; e quando egli lo dà come carità, tutta la sua anima vitale ascende a D-O. Anche quando uno non vive del proprio lavoro, tuttavia, poiché con questo denaro egli avrebbe potuto procurarsi cose vitalmente necessarie alla sua anima vitale, è come se egli avesse dato a D-O la vita della sua anima.” Chi fa la carità costruisce un muro di difesa, che lo protegge dalle forze del male nel mondo: ogni moneta che si dà costituisce una maglia dell’armatura, che impedisce alle ‘frecce’ di colpire. Le conseguenze positive della carità non si fermano qui. Da essa vengono tutti i tipi di bene, benedizione, successo e salvezza, sia materiale sia spirituale, figli, vita e sostentamento. Di fatto, la carità, più che fare del bene al povero, fa del bene a chi dà. D-O ha creato e dirige il mondo con bontà e misericordia. Come possono esistere, allora, poveri e bisognosi in questo mondo? È possibile che D-O abbia creato delle persone, le abbia messe in questo mondo, senza provvedere ai loro bisogni? D-O ha fornito il mondo di abbondanza e benedizione, per tutte le Sue creature, ricchi e poveri, ma, per il bene dei ricchi, per purificarli con il precetto della carità, Egli fa in modo che qualcuno sia povero. In altre parole, Egli prende i soldi dei poveri e li deposita presso i ricchi, così che sia data loro la possibilità di compiere il precetto della carità, quando essi danno al povero. Quando una persona non fa la carità, non solo perde l’occasione di un importante precetto, ma sta di fatto derubando il povero! Il denaro gli era stato dato in modo che egli potesse restituirlo al povero. 

“Grande è la zedakà, che affretta la Gheulà”

I nostri Saggi dicono: “Grande è la zedakà, che affretta la Gheulà”. Nonostante ogni singolo precetto che noi compiamo porti luce nell’oscurità dell’esilio e affretti l’arrivo di Moshiach, la carità è speciale e svolge questo compito in modo molto più efficace. La zedakà ripara e purifica l’intero corpo e le facoltà della sua anima, ed è per questo che essa è così necessaria per preparare il mondo alla redenzione.  

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