L’amore che si rivela nella distruzione Pubblicato il 8 August, 2019

Nell’esilio e nella distruzione si nasconde un contenuto interiore, un bene meraviglioso ed elevato: nell'esilio stesso si tesse la Redenzione, che è la rivelazione di una luce completamente nuova.

aron hakodeshShabàt Chazòn
Il Sabato che precede il 9 di Av è chiamato ‘Shabàt Chazòn’, dal nome dell’haftarà che in esso viene letta, ‘Chazòn Ishaihau’ (‘Visione di Isaia’), che tratta della profezia della distruzione del Tempio. Noi conosciamo però anche il detto di Rabbi Levi Izchak di Berdichev, secondo cui questo Sabato è chiamato ‘Chazòn’ (visione), poiché in esso viene fatto vedere ad ogni Ebreo il Terzo Tempio da lontano. Da ciò deriva che il termine ‘visione’ allude sia alla distruzione che alla Redenzione. Questo collegamento fra esilio e Redenzione è celato nel significato più intimo ed essenziale di ciò che è veramente l’esilio. La storia del nostro esilio iniziò di fatto nel momento in cui D-O stipulò il Suo patto eterno con nostro Padre Avraham, il ‘patto degli animali divisi’ (Bereshìt 15, 7-21). In quella circostanza, D-O annunciò ad Avraham: “Sappi per certo che i tuoi discendenti saranno stranieri in una terra che non è loro; essi li faranno schiavi e li opprimeranno…”. I nostri Saggi ci spiegano che nel ‘patto degli animali divisi’ si trovano allusi tutti gli esili che il popolo Ebraico avrebbe passato, fino alla Redenzione completa. Si pone ora la domanda: come è possibile che proprio nel momento in cui D-O stipula un patto di amore e di legame eterno con Avraham, Egli gli annunci notizie così dure, come quelle dei quattro esili?

L’amore più grande
Una domanda simile sorge a proposito di ciò che dice il Midràsh, e cioè che quando i nemici entrarono nel Santo dei Santi, videro che i cherubini sull’Arca Santa erano rivolti l’uno verso l’altro, faccia a faccia. Questa loro posizione allude, secondo la Ghemarà, al tempo in cui ‘Israele esegue la volontà di D-O’ (mentre nel tempo in cui ‘Israele non fa la volontà di D-O’, i cherubini sono rivolti al contrario, schiena contro schiena). Si ripropone quindi di nuovo la domanda: il momento della distruzione del Tempio non rappresentò forse l’opposto di un’espressione del favore Divino? Perché, allora, i cherubini erano rivolti l’uno verso l’altro? Questo fatto rispecchia la complessità del concetto di esilio e distruzione. Non si trattò qui semplicemente dell’adirarsi contro il popolo di Israele per i suoi peccati e della punizione che ne derivò. Nell’esilio e nella distruzione si trova nascosto piuttosto un amore grande e meraviglioso di D-O verso il Suo popolo. I meravigliosi risultati che si raggiungeranno con la Redenzione non potranno essere realizzati se non tramite l’esilio, e lo scopo stesso dell’esilio è la Redenzione. Per questo, proprio nel momento della stipulazione del patto tra D-O e nostro Padre Avraham, il Santo, benedetto Egli sia, gli annuncia l’esilio, poiché proprio da esso sorgerà la luce splendida della redenzione, e nel culmine della distruzione si nasconde il grande amore di D-O per il popolo d’Israele.

Maestro e alunno
La Chassidùt riporta una parabola che spiega come un fenomeno che sembra negativo possa portare in sé un grande amore. È l’esempio di un maestro che si siede col suo allievo e gli dedica tutta la sua attenzione, trasmettendogli una profonda sapienza. All’improvviso, il maestro smette di insegnare ed è come se non avesse più alcuna connessione con l’allievo. L’allievo si sente abbandonato e respinto, e pensa che il suo maestro non voglia più insegnargli. Cosa è accaduto veramente? Durante la lezione, un’idea nuova e meravigliosa è balenata nella mente del maestro. Un’idea che servirà a dare all’allievo una comprensione molto più profonda del soggetto. Se il maestro distogliesse la sua attenzione da quell’illuminazione e continuasse ad insegnare al suo allievo, quella nuova idea gli sfuggirebbe, senza più tornare. Il maestro deve rivolgere immediatamente la sua attenzione alla nuova idea, concentrarsi solo su di essa, per afferrarla nella sua completezza, così da poter poi trasmetterla al suo allievo. Ovviamente, quando tornerà dall’allievo e gli rivelerà la nuova idea, anche questi comprenderà che il distacco era stato per il suo bene, poiché proprio grazie ad esso egli ha potuto ricevere ora quell’idea nuova e originale.

Il bene nascosto
Questo è anche il contenuto interiore dell’esilio e della distruzione: esteriormente, accaddero allora tremende disgrazie e vi fu un terribile occultamento; ma dal momento che D-O è il bene in assoluto, non può essere che da Lui derivi qualcosa di male. Dobbiamo dire, quindi, che dentro questo occultamento, si nasconde un bene meraviglioso ed elevato: nell’esilio stesso si tesse la Redenzione, che è la rivelazione di una luce completamente nuova. Quanto più si rafforzano il buio e l’occultamento, tanto più ciò costituisce una prova del fatto che D-O è ‘occupato’, per così dire, nella preparazione della luce più elevata, la luce della Redenzione, per la quale sarà valsa la pena di sopportare tutte le tribolazioni dell’esilio e della distruzione.

Espressione d’amore
Quanto detto spiega perché l’oscurità spirituale e l’occultamento aumentino con il prolungarsi dell’esilio: poiché nel prolungarsi dell’esilio, cresce e si rafforza il bene nascosto che si rivelerà nella redenzione. Quanto il distacco dall”allievo’ è più grande, così la rivelazione della luce che splenderà quando il ‘maestro’ tornerà, sarà più potente e meravigliosa. La posizione dei cherubini al momento della distruzione del Tempio dimostra il significato interiore delle cose: non si trattò solo di punizione e collera, ma vi è qui un espressione dell’amore eccezionale di D-O per il Suo popolo, Che tramite la distruzione prepara la luce della Redenzione vera e completa.
(Likutèi Sichòt, vol. 2, pag. 360)

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