L’espressione del bene interiore Pubblicato il 13 January, 2019

L’intento della creazione è che questo mondo materiale ed ogni suo elemento sia trasformato in una dimora per D-O, il che include anche quegli elementi che inizialmente si oppongono alle forze della santità. Alla fine, ogni aspetto dell’esistenza servirà ad uno scopo positivo.

Ciò che un nome può dire
La divisione della Torà in porzioni settimanali non fu stabilita a caso, e neppure i nomi attribuiti ad ogni porzione (parashà) sono un fenomeno casuale. Il nome di ogni parashà comprende in sé il nucleo di tutta la parashà, esprimendone il suo tema fondamentale. La parashà Beshallàch contiene la narrazione di diversi eventi che dimostrano l’amore di D-O per il popolo Ebraico, e la sua risposta a Lui. La parashà descrive alcuni dei miracoli più suggestivi della storia del nostro popolo: l’apertura del Mar Rosso, la discesa della manna e la vittoria su Amlèk. E per quel che riguarda la risposta del popolo Ebraico, essa riporta la Cantica del Mare, un riconoscimento della potenza della ‘mano’ di D-O, tale da permettere anche all’uomo comune di raggiungere la profezia (Rashi: ‘HaShem era apparso al popolo nella Sua gloria e gli Ebrei potevano indicarlo con l’indice: una schiava vide là ciò che non avrebbero visto neppure i profeti’). Eppure, la natura miracolosa di questi eventi non sembra riflettersi nel nome della parashà, Beshallàch, che significa ‘Quando egli mandò via il popolo’. Al contrario, Beshallàch sembra avere una connotazione negativa, poiché implica che noi abbiamo dovuto essere mandati via dall’Egitto contro la nostra volontà. La Torà infatti attribuisce questo ‘mandar via’ a Par’ò (il Faraone): fu egli che ci spinse a lasciare l’Egitto.

Perché fu Par’ò a mandar via gli Ebrei?
Descrivere Par’ò come la causa dell’Esodo, indica uno dei suoi scopi e allude alla nostra missione finale all’interno della creazione. Per evidenziare questo fattore, D-O disse a Moshè, proprio all’inizio del processo della redenzione: “…con mano forte (Par’ò) li caccerà dalla sua terra!” (Esodo, 6:1) Ciò, poiché l’intento della creazione è che questo mondo materiale ed ogni suo elemento sia trasformato in una dimora per D-O, il che include anche quegli elementi che inizialmente si oppongono alle forze della santità. Alla fine, ogni aspetto dell’esistenza servirà ad uno scopo positivo. In certi casi, così come accade con Par’ò, è necessaria prima una trasformazione. Nel loro stato originale, tali persone non possono servire per uno scopo positivo, così che “la loro distruzione è la loro purificazione”; solo quando cioè vengono spezzati, la loro natura positiva può rivelarsi. Questo concetto viene evidenziato dalle profezie sulla Redenzione, che dicono: “Farò sparire dal paese le bestie nocive” (Levitico 26:6). L’interpretazione che ne danno i nostri Saggi è che gli animali verranno trasformati, così che non recheranno più danno, come è scritto: “Il lupo dimorerà con l’agnello.” Nell’era del bene finale, i predatori continueranno ad esistere, ma “non faranno male né distruggeranno” (Levitico 6: 9). Le loro tendenze negative verranno eliminate. L’intento Divino nella Creazione non fu solo quello di rivelare l’illimitata luce spirituale nell’esistenza materiale. Fosse stato questo il Suo scopo, D-O non avrebbe creato un mondo materiale, dato che le rivelazioni nei mondi spirituali sono molto più grandi. Ed il Suo scopo non è neppure quello semplicemente di annullare l’influenza di quelle entità che si oppongono alla santità, poiché in quel caso la loro creazione non sarebbe stata di alcun contributo. Ciò che D-O desidera, invece, è che ogni aspetto dell’esistenza divenga parte della Sua dimora. E così come la dimora di un mortale rivela il carattere del suo proprietario, ogni elemento della dimora di D-O ha lo scopo di rivelare una differente sfaccettatura del Suo Essere. Come anticipazione di questo stato finale, il nome della nostra parashà, Beshallàch, si focalizza sulla trasformazione di Par’ò. Anche gli altri miracoli menzionati implicano la negazione di influenze indesiderabili e/o l’espressione di prodigiose forze spirituali, ma portando la nostra attenzione sul ruolo che Par’ò ebbe nel mandare via il popolo Ebraico, il nome Beshallàch sottolinea il messaggio, che anche gli elementi più negativi dell’esistenza possono produrre influenze positive.

Guardando oltre l’esilio
Rimane pur tuttavia una questione irrisolta: perché fu necessario che Par’ò mandasse via gli Ebrei dall’Egitto? Perché non eravamo impazienti di andarcene? Qualcuno potrebbe dire che non avevamo ragione di affrettarci. Dopo le prime piaghe, più di sei mesi prima dell’Esodo, la schiavitù del popolo Ebraico era terminata. Gli Ebrei vivevano nella parte migliore del paese e gli egiziani erano pronti a dare loro qualsiasi cosa volessero. Oltre a ciò, essi avevano goduto anche di un sostentamento spirituale, poiché, come i nostri Saggi ci hanno detto (Yoma 28b), durante tutto il tempo dell’esilio egiziano erano esistiti luoghi di studio. Perché avremmo quindi dovuto desiderare di lasciare l’Egitto? Cosa avevamo da guadagnare? I nostri Saggi ci narrano che tutti coloro che non vollero uscire dall’Egitto, morirono durante la piaga del buio. Tutti gli Ebrei che erano rimasti, quindi, volevano andarsene; essi capivano che vivere in esilio, se pure in sicurezza e prosperità, non è lo scopo dell’Ebreo. Perché allora Par’ò ha dovuto obbligarci ad uscire?

Evocare una volontà più elevata
Questa questione può essere risolta sulla base di un concetto parallelo: D-O promise a Moshè che avrebbe dato la Torà al popolo Ebraico, come è scritto: “Quando trarrai il popolo fuori dall’Egitto, servirete D-O su questo monte” (Esodo 3:12). Gli Ebrei si rallegrarono a questa promessa, ed impazienti contarono i giorni che li separavano dal suo compimento. Quando essi raggiunsero il Monte Sinai, si accamparono con uno spirito di perfetta unione. Eppure, noi troviamo che “D-O sospese la montagna sulle loro teste”, (secondo il commento del Talmùd Babilonese (Shabbàt 88°) al verso (Esodo 19:17) ‘ed essi si fermarono sotto il monte’), forzandoli apparentemente a ricevere la Sua Torà. Se eravamo così impazienti, perché questo fu necessario? Il fatto è che vi sono diversi livelli di desiderio. D-O volle che gli Ebrei accettassero la Torà con una dedizione totale, con un sentimento così forte da essere come se le loro vite dipendessero da essa. Noi non fummo in grado di arrivare a questo livello di dedizione con le nostre forze, così D-O ci costrinse a raggiungere questo apice con mezzi esterni. Analogamente, riguardo all’Esodo, D-O volle che gli Ebrei desiderassero la liberazione con una volontà più profonda di quella ordinaria. Per questo, Egli provocò circostanze atte a risvegliare una dedizione profonda e totalizzante.

Una forza gentile
Beshallàch ci fornisce anche un insegnamento per il nostro rapporto con gli altri. Ogni Ebreo ha in sé il desiderio interiore di seguire la Torà ed i suoi precetti. Tuttavia, affinchè questo desiderio possa emergere, manifestandosi di fatto, spesso vi è bisogno di un amico, che gentilmente sappia guidarci a questo livello più profondo della volontà. Questo concetto è collegato alla Redenzione. Infatti, una delle qualità che Moshiach manifesterà, sarà la capacità di “costringere tutto Israele a rafforzare la propria osservanza della Torà” (Rambam, Hilchòt Melachìm 11:4). Perché costringere? Poiché Moshiach risveglierà un livello dell’anima che motiverà ognuno di noi ad una dedizione e ad un impegno che superano la nostra volontà individuale. Noi sentiremo che qualcosa che va al di là di noi stessi (una parte più vera e profonda della nostra anima, in genere non rivelata) ci spingerà avanti, dandoci la forza di perseguire sforzi positivi. Il manifestarsi di una tale dedizione permetterà a sua volta il compimento della missione di Moshiach: “combattere le guerre di D-O… compiere tutto ciò con successo, ricostruire il Santuario al suo posto e radunare i dispersi di Israele” (Rambam, Hilchòt Melachìm 11:4). Possa ciò avvenire nell’immediato futuro.
(Likutèi Sichòt, vol. 7, pag. 188; discorsi di Shabàt parashà Beshallàch 5732, 5735)

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