L’inizio della Redenzione Pubblicato il 3 July, 2019

Riguardo la Redenzione in generale, si può iniziare a vedere come l'esilio sia di per sè l'inizio stesso dell'elevazione. Impariamo ciò dagli avvenimenti del tre di Tamùz, in quanto allora, l'andare in esilio del Rebbe Rayàz, il leader della generazione, fu non solo al fine di un'elevazione che porti alla redenzione, bensì l'inizio della redenzione stessa!



“Non solo me D-O ha liberato…”

Il 3 di Tamùz dell’anno 1927 è il giorno in cui ha avuto inizio la redenzione del Rebbe precedente di Lubavich, il Rebbe HaRayàz, leader della generazione. In quel giorno, infatti, egli uscì di prigione, con una condanna che gli imponeva un esilio di tre anni nella lontana città di Kastrama, condanna destinata a tramutarsi, dieci giorni più tardi, nella sua completa liberazione, il 12 e 13 di Tamùz. Oltre al fatto che tutto ciò che riguarda il leader della generazione (e quanto più la sua redenzione), riguarda di fatto tutta la generazione, dato che “il leader è tutto”, secondo il commento di Rashi (parashà Chukkàt 21:21), vi è anche il fatto che tutta la storia del suo imprigionamento e della sua redenzione è collegata alla sua opera di diffusione e rafforzamento della Torà, per la salvezza dell’Ebraismo e della libertà del popolo Ebraico di vivere secondo la propria fede (quando questa era minacciata nella sua esistenza stessa dal regime di allora, che voleva cancellarne ogni traccia). Questi avvenimenti non costituiscono  quindi un episodio della vita privata del Rebbe HaRayàz, bensì di quella della guida di tutto il popolo. Quanto questi avvenimenti abbiano avuto una portata generale è testimoniato dalle parole stesse del Rebbe, in una sua famosa lettera: “Non solo me D-O ha liberato, ma anche tutti quelli che hanno a cuore la Santa Torà, quelli che osservano le mizvòt e quelli che semplicemente appartengono al popolo Ebraico”. Si trattò infatti di una liberazione di tutto il popolo, comprendendo essa ogni tipo di Ebreo.

Il 3 di Tamùz: l’inizio della redenzione

Riguardo questi giorni particolari, vi è un insegnamento che è possibile trarre dal giorno stesso del tre di Tamùz, che segnò l’inizio di questo processo di redenzione, nel quale si può vedere una superiorità addirittura sui successivi giorni del 12 e 13 di Tamùz, quando si arrivò alla liberazione vera e propria. La superiorità di questo giorno particolare sta nel fatto che esso ci insegna non solo il concetto della ‘discesa’ allo scopo di una seguente elevazione, ma in questo caso, quello della ‘discesa’ stessa in quanto inizio dell’elevazione. Quando il Rebbe uscì di prigione il tre di Tamùz di quell’anno, non si sapeva ancora se quello sarebbe stato l’inizio della redenzione, dato che il Rebbe usciva dalla prigione non per essere liberato, ma per andare in esilio. Il 12 e 13 di Tamùz, invece, si rivelò chiaramente, a posteriori, come quel giorno dell’uscita dalla prigione fosse stato effettivamente l’inizio della redenzione. Per chiarire meglio: nei giorni del 12 e 13 di Tamùz si rivelò come la prigionia e l’esilio fossero stati una manifestazione del principio di ‘discesa’ al fine di un’elevazione. Lo scopo interiore dell’imprigionamento fu quello cioè di arrivare, attraverso di ciò, ad un’elevazione infinitamente maggiore, come si vede dal crescere smisurato del rafforzamento e della diffusione della Torà che seguì quel periodo, fino ad arrivare a coprire anche gli angoli più sperduti del mondo. Nonostante ciò, la discesa stessa che l’esilio comporta, resta di per sè un fatto negativo. Non è questo però il caso del tre di Tamùz, in quanto allora, l’andare in esilio fu non solo al fine di un’elevazione che porti alla redenzione, bensì l’inizio della redenzione stessa!

La natura interiore dell’esilio

Questo insegnamento riguarda anche la Redenzione in generale, secondo cui si può iniziare a vedere come l’esilio sia di per sè l’inizio stesso dell’elevazione. Il fatto che i giorni che ricordano questi avvenimenti,  giorni definiti come ‘festa della redenzione’, cadano nel mese di Tamùz, il quarto mese, e prima del ‘quarto digiuno’, il 17 di Tamùz, è spiegato dal fatto che nella nostra generazione, l’ultima generazione dell’esilio e la prima generazione della Redenzione, inizia già un assaggio di ciò che sarà la Redenzione futura. In questo senso, anche il digiuno di questo mese inizia a rivelare la sua essenza più profonda: non già un segno di distruzione ed esilio per arrivare in seguito al suo trasformarsi in ‘felicità e gioia’ (sassòn ve simchà) nella Redenzione futura, ma, ancor più di così, la rivelazione del vero contenuto e significato interiore del digiuno, che è già esso stesso ‘felicità e gioia’, rivelandosi in esso l’amore sconfinato del Creatore, che si preoccupa della purificazione delle Sue creature (come nell’esempio di un grande e potente re, che lava egli stesso in persona, lo sporco del suo unico figlio, tanto grande è il suo amore). E questo è l’insegnamento del tre di Tamùz, nel quale si può vedere chiaramente che l’esilio è esso stesso l’inizio della Redenzione.

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