Matzà sorvegliata, fatta a mano Pubblicato il 11 April, 2019

Conoscendo il valore e l'unicità della matzà sorvegliata, fatta a mano, ogni Ebreo si preoccuperà di averla sulla sua tavola la sera del Sèder di Pèsach, ed anche in tutti i successivi giorni della Festa.     

Per osservare la mizvà, che caratterizza la Festa di Pèsach, di mangiare il pane azzimo, ci troviamo, oggi, davanti alla scelta fra due tipi di matzà: quella industriale, fatta a macchina, e quella artigianale, fatta a mano. Diverse sono le opinioni riguardo al primo tipo. Ai primi tempi di questa innovazione, il dubbio sulla sua kasherùt era più fondato (il dubbio, cioè, che essa fosse più facilmente soggetta alla possibilità di lievitare, divenendo, così, inadatta alla mizvà di Pèsach). Oggi, invece, è perfettamente possibile trovare matzòt ‘industriali’, che siano state sorvegliate al punto da garantirne la kasherùt. Nonostante ciò, il Rebbe si oppone fortemente al loro uso, tanto che, alla domanda se,  rispetto ad un bambino, che ha più difficoltà di un adulto a mangiare la matzà fatta a mano, si possa essere meno intransigenti, e dargli quella fatta a macchina, la risposta del Rebbe è: meglio bagnare per il bambino la matzà, che è stata sorvegliata e fatta a mano, piuttosto che dargli quella fatta a macchina (si consideri che i chassidìm sono molto attenti a non bagnare la matzà).

        Qual è, dunque, la grande importanza della matzà shemurà (sorvegliata), fatta a mano? “Le matzòt richiedono kavanà (intenzione)”. La persona, cioè, che le fa, deve pensare, durante il processo di preparazione, che le sta facendo per adempiere ad un comando Divino. Se una mizvà viene compiuta senza intenzione, essa non viene considerata come adempiuta in quanto mizvà, e, dunque, chi l’ha fatta non è uscito d’obbligo. In genere, la necessità dell’intenzione si riferisce solo al momento in cui uno compie la mizvà, e non alla sua preparazione. Ad esempio, nella mizvà della succà, la mizvà è di sedersi nella succà e di avere questa intenzione, quando lo si fa, durante la festa di Succòt. Non vi è, però, alcun obbligo di costruire la succà con intenzione. Anche una succà costruita senza l’intenzione che sia per la mizvà, è kashèr. Questo non è, però, il caso riguardo alle matzòt, poiché esiste una mizvà di avere intenzione, mentre si preparano le matzòtUna matzà preparata senza kavanà, anche se è kashèr e non chamèz, non permette di assolvere alla mizvà di mangiare matzà a Pèsach!

          La Torà ci dice: “e tu dovrai sorvegliare le matzòt“, ed i nostri Saggi dicono che questa sorveglianza va fatta con intenzione. Le matzòt devono essere sorvegliate, in modo che non diventino chamèz, con l’intenzione, che esse siano adatte ad adempiere alla mizvà di mangiare matzòt a Pèsach. Esiste, comunque, un’opinione, secondo cui, anche se non è la persona stessa a preparare le matzòt, ma essa solo sorveglia la loro produzione, che viene fatta da qualcun altro, se lo fa con intenzione, è come se egli stesso le avesse preparate. Secondo ciò, un Ebreo che schiaccia un bottone che attiva un macchinario che produce matzòt, e lo fa con l’intenzione che, dal quel momento in poi il processo sia per il fine della mizvà, è come se le facesse egli stesso o è la macchina che le fa? La domanda solleva molte difficoltà halàchiche, e la maggior parte dei rabbini della precedente generazione ha dato come regola, che ciò non può essere considerato, come se una persona le facesse. La via migliore e più sicura di adempiere alla mizvà, quindi, è fare la benedizione su di una matzà shemurà, fatta a mano.

    Due sono le mizvòt principali a Pèsach: 1) mangiare matzà, 2) non mangiare chamèz. Mentre la seconda mizvà riguarda e si estende a tutta la durata della Festa, il mangiare la matzà è una mizvà obbligatoria solo la prima sera di Pèsach (o le prime due, fuori dalla terra d’Israele), mentre per il rimanente periodo è un fatto facoltativo. Pur non essendo obbligatorio, però, mangiandola, nei giorni successivi, si compie una mizvà.

     Il santo Zohar, ci insegna, che la matzà è un cibo di fede e di guarigione. In altre parole, mangiare matzà dà un beneficio sia spirituale, sia materiale. Materialmente, dà guarigione e salute al corpo; spiritualmente, rinforza le facoltà spirituali, come la consapevolezza, la conoscenza e  la fede in D-O, permettendo di raggiungere, attraverso il proprio annullamento, un legame con D-O, vero e completo.

  Le sette sefiròt, attributi dell’anima umana, corrispondenti agli Attributi Divini, sono: chèssed (benevolenza), ghevurà (rigore, forza), tifèret (bellezza), nèzach (eternità, vittoria), hod (gloria, splendore), yessòd (fondamento), malchùt (regno, sovranità). Mangiando matzà, durante i sette giorni di Pèsach, noi santifichiamo ognuno di questi attributi. Ciò riguarda, però, ancora una volta, solo le matzòt sorvegliate, fatte a mano, cui appartiene questa santità, derivata loro dall’intenzione con cui l’Ebreo le prepara, per amore della mizvà. Bisogna, quindi, approfittare di ognuno dei giorni di Pèsach, per mangiare questa matzà, sia noi, sia i nostri bambini, ed acquisire, così, le speciali qualità, che essa ci fornisce.

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