Non ci sono “due pesi e due misure” Pubblicato il 1 May, 2019

Perché la legge sulle false misure si distingue da tutte le altre leggi sul furto? Perché una persona pecca anche solo costruendo o possedendo un oggetto che potrebbe eventualmente essere usato disonestamente?

bilancia 2Misure giuste
La parashà Kedoshìm ci comanda: “Non commetterete iniquità nei giudizi, nelle misure di lunghezza, nelle misure di peso e in quelle di volume. Dovrete avere bilance giuste, pesi giusti, efà giusto (misura per l’asciutto) e hin giusto (misura per il liquido).” La Ghemarà spiega che, nonostante si sia in ogni caso colpevoli di furto quando si venda qualcosa pesandolo con una falsa misura, la Torà pronuncia questo comando in modo particolare ed esplicito. Questo, per insegnarci che la proibizione non riguarda solo l’uso di false misure, ma anche la loro realizzazione, anche se queste non dovessero mai essere usate. Per questo, il Rambam stabilisce: “Chiunque tenga in casa sua… una falsa misura… trasgredisce ad un precetto negativo.” Così, anche riguardo al precetto positivo, il Rambam afferma: “È un precetto positivo da osservare quello che le proprie bilance siano assolutamente precise e assicurarsi che lo siano al momento della loro fabbricazione”. È chiaro quindi che la violazione di questa proibizione non inizia nel momento in cui la persona utilizza false misure per frodare il prossimo; essa inizia dal momento stesso in cui falsi pesi vengono prodotti e tenuti in casa dalla persona.

Dove comincia l’onestà
Riguardo ad ogni altro tipo di furto, la trasgressione inizia nel momento dell’attuazione del furto stesso. Perché la legge sulle false misure si distingue da tutte le altre leggi sul furto? Perché una persona pecca anche solo costruendo o possedendo un oggetto che potrebbe eventualmente essere usato disonestamente? In ogni altro caso, quando una persona ne deruba un’altra, egli ha un unico intento: appropriarsi di qualcosa che appartiene all’altro. Qui, invece, due cose succedono allo stesso tempo. Da un lato, il peccatore “pesa e misura”, egli manifesta cioè l’intenzione di comportarsi onestamente con il suo prossimo. D’altro lato, quelle che egli adopera, sono misure false, lo stesso strumento che egli usa per suscitare la fiducia! Per questo, la Torà proibisce anche solo la produzione e la custodia di simili strumenti di misura, anche se essi non vengono usati per frodare. Il punto delle “leggi sulle misure” non è infatti tanto il fare sì che uno non inganni il suo prossimo, cosa che sarebbe semplicemente un furto, ed il furto è già proibito. Si tratta qui, piuttosto, di impedire che nella persona stessa alberghino disposizioni e tendenze così insidiose.

Non facciamoci ingannare
Alla luce di quanto detto, la proibizione contro le false misure può essere compresa anche in un senso più spirituale. Gli Ebrei sono, come ci dice la Scrittura, “dei figli per l’Eterno, il vostro Signore, e “una parte di D-O.” Come è possibile quindi che l’inclinazione al male faccia deviare un Ebreo? La risposta si trova nel “peccato delle misure”. La Ghemarà ci spiega che l’istinto del male non si presenta all’Ebreo cercando di indurlo direttamente a commettere un peccato grave, poiché esso sa molto bene che l’Ebreo non gli darà retta. Piuttosto, “oggi esso gli dice, ‘fai questo (piccolissimo peccato),’ l’indomani gli dice, ‘fai questo (peccato più grave),’ finché alla fine gli dirà…”. In altre parole, l’istinto del male tenta di minimizzare la “misura” della persona. Esso all’inizio acconsente, per così dire, al fatto che l’Ebreo debba vivere in generale secondo una “misura”, e cioè secondo i parametri del Codice delle Leggi Ebraiche. Esso cerca tuttavia di convincere la persona che non importa se la “misura” sia un po’ mancante. Esso può addirittura concordare che una persona debba avere “un peso regolare e giusto ed una misura regolare e giusta”, ma gli sussurra che può tenere due tipi differenti di misure, una grande ed una piccola. Riguardo a ciò che è puramente spirituale, l’istinto del male può essere d’accordo sul fatto che la “misura” debba essere secondo la legge Ebraica. Riguardo a questioni più materiali, tuttavia, esso dice che l’Ebreo deve adeguarsi agli standard ed agli usi del mondo non Ebraico. Per questo, la Torà ci insegna che noi dobbiamo impiegare le stesse misure “complete ed oneste” riguardo a tutti gli aspetti della nostra vita.

Basato su Likutèi Sichòt, vol. 27, pag. 149-156

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