Una completa trasformazione Pubblicato il 17 February, 2019

Ayèlet era una persona già normalmente ansiosa, ma quando alla sua bambina fu diagnosticato un tumore, si sentì prendere dal panico più completo. Rivoltasi al Rebbe, ricevette una risposta che parlava della gioia e della forza del mese di Adàr di trasformare tutto in bene. La realtà e gli esami medici, però, sembravano dire ben altro. Questo, fino al momento in cui...

igrot kodeshAyèlet era una tipica madre Ebrea israeliana, con un problema però per nulla tipico: sua figlia di sette anni lamentava una perdita di appetito e dolori alla mascella. Una rapida visita dal medico, ed un esame generale, rivelarono la terribile verità: si trattava di un tumore! Una crescita delle dimensioni di un grande fagiolo, nella mascella della bambina. Il medico non nascose la sua preoccupazione e Ayèlet si sentì prendere dal panico. Considerando che, anche quando le cose andavano bene, Ayèlet era una persona ansiosa, sempre preoccupata per qualcosa, non le ci volle molto per perdere il suo equilibrio, in quell’occasione, e diventare del tutto isterica. Il medico cercò di calmarla, ma ormai il danno era fatto. La sua preoccupazione non fece altro che crescere; si sentiva come se il mondo le si stesse sgretolando attorno e i sensi venissero a mancarle. Stava diventandole difficile anche respirare, quando, a un tratto, riuscì a riprendere il controllo. Doveva assolutamente restare calma e non perdere la testa. Fece un respiro profondo e il dottore, quando la vide più calma, le disse che il prossimo passo da farsi sarebbe stata un’ecografia, che la sua segretaria avrebbe provveduto a fissare per loro. Nel congedarla, poi, egli la invitò a pensare positivamente. Pochi istanti dopo, Ayèlet usciva dall’ufficio del medico, con l’impegnativa in una mano e la mano di sua figlia saldamente stretta nell’altra. Era un incubo per lei insopportabile. Improvvisamente le balenò un’idea: sarebbe andata al Beit Chabad più vicino per scrivere una lettera al Rebbe tramite l’Igròt Kodesh (lett. ‘Sacre Lettere’ del Rebbe di Lubavitch). Il Rebbe di Lubavitch riceveva normalmente più posta di ogni altro uomo al mondo e ad oggi si contano 32 volumi contenenti oltre diecimila delle sue risposte stampate da Chabad. Aveva sentito che molti ricevono ancora risposte, aprendo questi libri a caso e leggendo la pagina che appare … e in quel momento sentì che quella era la sua unica possibilità di non impazzire. Entrò nel Beit Chabad, scrisse una lunga e dettagliata lettera, che spiegava la gravità della situazione, la prossima ecografia e la sua grande paura. Disse poi una preghiera, scelse un libro (volume 18), vi inserì la sua lettera e sperò per il meglio. Capitò la lettera numero 6752, scritta nel mese di Adàr di quasi 60 anni prima, a qualcuno che aveva il suo stesso problema. Il Rebbe scriveva: “Possa la vostra salute continuare a migliorare … soprattutto poiché siamo nel mese in cui dobbiamo accrescere la nostra gioia; la gioia della Torà. E come scrive il Maimonide, che per servire D-O in modo appropriato è necessario un corpo sano, e visto che siamo nel mese di Adàr, quando tutto si capovolge (Nahafoch Hu), trasformandosi in bene, possa anche la vostra situazione essere completamente trasformata. Vi auguro buone notizie e un felice Purim.” Era come se la lettera fosse stata scritta per lei, direttamente! Sentì di aver ricevuto una grandissima forza e il giorno dopo, quando portò la figlia in ospedale per l’esame, le parole del Rebbe “completamente trasformata” danzavano davanti ai suoi occhi. Non c’era alcun dubbio nella sua mente, sul fatto di stare per vedere grandi miracoli. E aveva ragione. Ma non come pensava lei. Il tecnico addetto all’ecografia, terminato l’esame, disse loro di sedersi in sala d’attesa e, pochi istanti dopo, tornò fuori con un grande foglio di carta in mano e uno sguardo serio sul volto. Sedutosi di fronte ad Ayèlet e a sua figlia, indicò loro sulla carta una macchia scura della dimensione di un centimetro e mezzo circa e disse: “È un tumore, proprio qui, sotto la mandibola. Ma non preoccupatevi. Potrebbe essere benigno. Per saperlo dovrete fare una biopsia. Se volete, posso prendervi un appuntamento, qui in ospedale.” Ayèlet cominciò a tremare. Tutte le sue paure tornarono, ingrandite mille volte. Pensò che avrebbe dovuto esserci un capovolgimento, dalla tristezza alla gioia … come nel mese di Adàr … come a Purim! Come il Rebbe aveva detto! Ma era anche peggio! Tutto questo era semplicemente troppo per lei, troppo! Riuscì comunque a trattenere le lacrime, poiché non voleva spaventare sua figlia. La biopsia fu fissata per il giorno successivo. Che cosa avrebbe fatto fino a quel momento?! Si sentiva come se stesse impazzendo. Le sembrò che anche il Rebbe l’avesse abbandonata! Si precipitò al Beit Chabad e raccontò al rabbino cosa era successo. Di nuovo si rivolse all’Igròt Kodesh, sperando di ricevere una qualche spiegazione. Prese nuovamente il volume 18, che questa volta si aprì a pagina 93, dove fu possibile leggere: “Prima di tutto, il suo problema deriva dal nervosismo. Sarebbe bene per lei consultare uno specialista e seguire le sue istruzioni. Non occorre comunque nemmeno dire, che più rafforzerete la vostra fede nel Creatore e Direttore dell’universo, Che ha cura di ciascuno di noi individualmente, più sentirà che non c’è spazio per la preoccupazione né per l’ansia. D-O infatti è su di noi e ci protegge, Egli è l’essenza del bene, la cui natura è di fare solo del bene. Ciò ridurrà le sue emozioni negative, la paura, ecc. Le consiglio anche di seguire l’usanza di recitare la porzione giornaliera dei Salmi, così come è divisa rispetto ai giorni del mese. Ed ogni giorno … dia qualche moneta in beneficenza. Le auguro benedizioni e buone notizie.” Le ci volle qualche istante per realizzare che il Rebbe si riferiva a lei, e non a sua figlia. Ed era vero, aveva un problema con i nervi …. e poteva senz’altro essere che fosse così proprio perché non pensava a D-O in termini così reali. Ma per quanto riguardava sua figlia? Era quello il vero problema! Inserì nuovamente la lettera in un’altra pagina. La risposta del Rebbe fu precisa anche questa volta (lettera 6866). “Mi stupisce che lei di volta in volta torni a ripetere la stessa domanda, dopo che le ho già risposto in precedenza. È giusto che confidiate in D-O Che ‘guarisce ogni carne e fa miracoli’ ….. Voglia D-O che il trattamento medico abbia successo e lei possa ricevere buone notizie e avere una buona disposizione d’animo in tutte le questioni della sua vita.” Quella notte e il giorno successivo, prima della biopsia, tutta la famiglia recitò Salmi e fece buoni proponimenti: dare più carità, studiare più Torà, fare più opere di bene e … non preoccuparsi. Ayèlet, suo marito e sua figlia entrarono in ospedale confidando nella promessa del Rebbe di ‘trasformazione’, ricordando le sue parole “D-O è su di noi e ci protegge, Egli è l’essenza del bene, la cui natura è di fare solo del bene”. Ayèlet pregò per un miracolo, ma quando l’infermiera entrò nella stanza con l’enorme ago utilizzato per la biopsia, quasi svenne. Mentre suo marito era seduto nella sala d’attesa, recitando Salmi con le lacrime agli occhi e sperando per il meglio, all’improvviso la porta dello studio del medico si aprì e ne uscirono sua moglie e sua figlia, sorridenti e con le lacrime agli occhi. “Cosa è successo?” chiese. “Perché così in fretta? Ha fatto il test?” “È stato un miracolo, proprio come ha detto il Rebbe!” rispose la moglie. “Il medico ha tentato di localizzare il tumore sulla base dell’immagine ecografica, ma non è riuscito a trovarlo! Così ha fatto un altro tipo di raggi-x e ci ha detto che il tumore… non c’era più, era sparito ….”. Quella sera, oltre un centinaio di persone riempirono la casa di Ayèlet per celebrare il miracolo, con un pasto di ringraziamento. Non solo il tumore era scomparso, ma anche le altre parole del Rebbe si realizzarono; Ayèlet si trasformò in una persona completamente nuova, prendendo la ferma decisione di trasformare le sue preoccupazioni croniche e il suo nervosismo, nella gioia di aiutare gli altri e confidare nel Creatore. Ed a quanto è noto… è riuscita a mantenere il suo proposito!

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