Vicino a te Pubblicato il 26 September, 2019

Nel cuore di ogni Ebreo vi è un amore occulto per D-O. Con la meditazione, la contemplazione e lo sforzo, possiamo scoprire l’amore per D-O che si trova dentro di noi, e portarlo a manifestarsi nella nostra vita quotidiana.

sentiero“Questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca, è nel tuo cuore perchè tu possa eseguirla” (Devarìm 30, 14)
Nella parashà Nizavìm, Moshè parla a tutto il popolo d’Israele riunito, comprendendo il suo discorso queste parole: “Poiché questi precetti che io ti comando oggi non sono una cosa straordinaria, oltre le tue forze, né sono una cosa lontana da te… Questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca, è nel tuo cuore perchè tu possa eseguirla.” Moshè dice al popolo d’Israele che amare D-O e osservare i Suoi precetti non è una cosa difficile e lontana dalla loro possibilità, e che anzi è una cosa a loro “molto vicina.” La domanda che queste parole suscitano immediatamente è ovvia: come è possibile dire che l’amore per D-O e l’adempimento a tutti i Suoi precetti sia una cosa semplice e ‘vicina’? La natura dell’uomo non si oppone forse a ciò, ed il suo amore naturale non si rivolge forse alla materilalità di questo mondo? Come è possibile, con una tale facilità, trasformare il desiderio del cuore, inducendolo all’amore per D-O?

Amore naturale
L’Admòr HaZaken spiega nel libro del Tanya (cap. 17), che la vicinanza deriva dal fatto che nel cuore di ogni Ebreo vi è un amore occulto per D-O, per cui egli non deve creare nulla di nuovo, ma solo scoprire e risvegliare il proprio amore naturale, che si trova nascosto nel suo cuore. Questa cosa è ‘vicina’ ad ogni uomo e la sua attuazione non richiede che uno sforzo del tutto ragionevole. Ciò tuttavia non spiega ancora l’espressione usata dal verso. La Torà infatti non parla solo del cuore, ma anche dell’adempimento pratico della Torà e dei suoi precetti, cosa che sembra essere un compito grande e difficile.

Una via lunga e corta
L’Admòr HaZaken, nella sua introduzione al Tanya, utilizza un’espressione particolare per spiegare la direzione proposta dal suo libro: “Una via lunga e corta”. Pur trattandosi di una via lunga, allo stesso tempo essa è anche corta. Essa è lunga, in quanto richiede meditazione, contemplazione e sforzo, per scoprire l’amore per D-O che si trova dentro di noi, e portarlo a manifestarsi nella nostra vita quotidiana; quando però lo facciamo, alla fine essa si rivela essere una strada corta e ‘vicina’, poiché conduce l’uomo con sicurezza alla meta. Quando un Ebreo contempla la grandezza di D-O, meditando su di essa, certamente egli dovrà studiare, pensare ed approfondire ciò che studia, ma alla fine giungerà alla meta. In questo modo infatti egli risveglia nel suo cuore un sentimento di amore e timore per D-O, un sentimento che non sarà un entusiasmo passeggero, ma fisso e stabile, che infonde vitalità a tutta la sua vita di Torà e di mizvòt.

Una via corta e lunga
Esiste la possibilità di seguire una via differente: confidare sulla fede di base, connaturata nel cuore di ogni Ebreo, senza aver bisogno di meditare sulla grandezza di D-O. Questa è però una via ‘corta e lunga’. È corta, in quanto ogni Ebreo crede in D-O, ma è anche lunga, poichè la fede di per sè può essere astratta e lontana dalla vita di ogni giorno, e molto in fretta l’uomo potrà cadere davanti agli ostacoli che incontrerà nella vita. È proprio la strada più ‘lunga’, quella della meditazione, ad essere la più ‘corta’. Ed è riferendosi ad essa che Moshè si esprime dicendo: “Questa cosa ti è invece molto vicina”. Attraverso lo studio e la meditazione sulla grandezza di D-O, l’uomo arriva ad una consapevolezza interiore profonda, grazie alla quale gli sarà facile e ‘vicino’ adempiere alla volontà di D-O.

(Likutèi Sichòt vol. 34, pag. 173)

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