Amore e timore in un unico cuore Pubblicato il 30 Luglio, 2020

Ci è comandato: “E amerai l’Eterno, il tuo Signore” e “temerai il tuo Signore”. Ma come è possibile comandare ai sentimenti?

“E amerai l’Eterno, il tuo Signore… temerai il tuo Signore” (Devarìm 6:5; 6:13)
Nella parashà Vaetchannàn compaiono il precetto dell’amore per D-O e quello del timore per D-O. Amore per D-O: “E amerai l’Eterno, il tuo Signore”, e timore per D-O: “temerai il tuo Signore”. Questi sono due precetti positivi che ogni Ebreo è obbligato ad osservare. È nota la domanda: come è possibile comandare ai sentimenti? Si può ordinare ad una persona di fare qualcosa o di non farla, ma come si può comandarle di sentire qualcosa? Ciò infatti non sembra dipendere dalla volontà: o si prova un’emozione o non la si prova!

Il comando è quello di pensare
La spiegazione a ciò è che il comando è di pensare e meditare sulla grandezza di D-O, così da suscitare un risveglio dell’amore e del timore per D-O nel cuore dell’uomo. La Torà comanda all’uomo di amare e di temere D-O, e quando egli si chiede ‘cosa posso farci, se non provo tali sentimenti’, gli viene detto: ‘medita sulla Sua grandezza e impegnati in ciò, ed allora si risveglierà nel tuo cuore l’amore per Lui ed il timore nei Suoi confronti’. Da ciò noi possiamo apprendere che, nel precetto di amare e temere D-O, è compreso anche l’obbligo di conoscere la Sua grandezza.

Due sensazioni
L’amore ed il timore sono, per loro natura, due sentimenti non solo diversi, ma addirittura opposti. L’amore desta il desiderio di vicinanza e di unione, mentre il timore suscita soggezione, paura e allontanamento. Anche le vie per suscitare tali emozioni sono diverse. L’amore si ridesta in seguito alla contemplazione di D-O che, pur nella Sua grandezza ed immensa elevatezza, Si abbassa a curarsi dell’uomo, preoccupandosi di ogni più piccolo particolare della sua vita. Il timore, all’opposto, deriva dal meditare proprio sul divario infinito che separa il Creatore dal creato. Eppure il Ràmbam congiunge le due cose: “E qual è la via per amarLo e per temerLo? Quando l’uomo contempla le Sue meravigliose e grandi opere e creazioni, ecc.” (Hilchòt Yesodèi haTorà, cap. 2, halachà 2). Anche nel seguito noi vediamo che la stessa contemplazione porta sia all’amore che al timore per D-O. Quando l’uomo medita sulla grandezza di D-O – immediatamente Lo amerà, loderà e glorificherà, provando un enorme desiderio di conoscere D-O benedetto.” E aggiunge ancora il Ràmbam: “E quando continuerà a riflettere su queste stesse cose, si ritrarrà subito con soggezione e paura, rendendosi conto di quanto egli sia una creatura piccola e umile”.

Non c’è contraddizione
Bisogna dire che questo amore per D-O non è il tipo di amore che si esprime con una sensazione di vicinanza e attaccamento, ma ciò che è richiesto all’uomo è di arrivare ad un amore che assomigli al timore. L’uomo che medita sulla grandezza di D-O e raggiunge la consapevolezza di quanto D-O sia più elevato di lui, riesce a provare contemporaneamente due sensazioni parallele: da un lato una grande sete e desiderio di conoscere D-O, e dall’altro soggezione e paura davanti alla Sua grandezza. Queste due sensazione devono dimorare contemporaneamente nel cuore dell’uomo, e non vi è conflitto fra di loro. Ognuno può arrivare a ciò attraverso lo studio e la conoscenza e meditando su questi temi. E attraverso il semplice riconoscimento della grandezza di D-O, e dell’amore e timore per Lui, l’uomo si collega a D-O, riuscendo a superare la distanza infinita che separa il creato dal Creatore.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 34, pag. 32)

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