Ciò che viene contato non si annulla Pubblicato il 17 May, 2020

Scrivono i nostri Saggi che la forza inspiegabile che tiene in esistenza il popolo Ebraico è allusa nel comando impartito da D-O di contare il popolo d'Israele nel deserto.  

accampamento-tribù1“Fate il censimento dell’intera comunità dei Figli d’Israele” (Bemidbàr 1:2) L’esistenza del popolo Ebraico nel corso di così tanti anni può considerarsi un enigma incomprensibile. Da quando siamo divenuti un popolo, siamo stati paragonati ad “una pecora tra settanta lupi”. Tutte le nazioni del mondo hanno perseguitato il popolo Ebraico e molte potenze hanno cercato di annientarlo, eppure il popolo d’Israele non si è perso fra i popoli ed è rimasto ‘vivo e vegeto’. Quale forza si nasconde dietro a ciò? Scrivono i nostri Saggi che la forza inspiegabile che tiene in esistenza il popolo Ebraico è allusa nel comando impartito da D-O di contare il popolo d’Israele nel deserto. Quando si conta qualcosa, la si fa diventare una ‘cosa che vale la pena di essere contata’ (‘davàr she beminiàn’), cui si applica la regola che si impara dalla Ghemarà, che ‘una cosa che vale la pena di essere contata non si annulla’. Il contarla le dà un’importanza che le permette di non venire annullata. Il fatto che D-O abbia contato il popolo è valso ad attribuirgli lo stato di ‘davàr she beminiàn‘, con la conseguente impossibilità di venire annullato per l’eternità.

Causa ed effetto
C’è qualcosa qui però che necessita comprensione. L’importanza di ‘una cosa che vale la pena di essere contata’ non le deriva dal fatto di venir contata, ma segue un’ordine che è proprio l’inverso: dato che una cosa è importante, la si conta. L’importanza è ciò che causa il conto e non un suo risultato.  Il conto si limita a rivelare l’importanza essenziale della cosa. Anche il conteggio del popolo d’Israele apparentemente ha solo rivelato ed espresso l’importanza essenziale che esso aveva, anche prima di essere censito. Perché fu allora necessario contarlo? La risposta a questa domanda è celata nella prossimità che la parashà Bemidbàr, che descrive questo censimento, ha sempre rispetto alla festa di Shavuòt. Quale fu la grande novità portata dal Matàn Torà sul Monte Sinai? Anche prima di allora esisteva la Torà, e i nostri Patriarchi, la tribù di Levi ed altri la studiavano. L’innovazione sta nel fatto che la Torà ed i precetti di prima del Matàn Torà rimanevano ad un livello puramente spirituale e non agivano in alcun modo sulla realtà materiale; con il Matàn Torà, invece, questo divario è stato annullato, e gli Ebrei hanno ricevuto la forza di permeare di santità il mondo materiale.

L’importanza data alla materialità
Col Matàn Torà il rilievo dato è passato dalla spiritualità alla materialità. Dopo il Matàn Torà la cosa principale da fare è agire nel mondo e introdurre in esso la santità. L’essenziale è che ogni idea spirituale arrivi ad esprimersi nella realtà materiale. In questo modo è possibile comprendere la necessità di un conteggio pratico dei Figli d’Israele. È vero che anche nel caso in cui l’importanza del popolo d’Israele fosse rimasta solo al livello della spiritualità, senza manifestarsi di fatto in un conteggio vero e proprio, non ci saremmo comunque potuti annullare tra le nazioni, grazie all’importanza che deriva dall’essenza Divina del popolo Ebraico. Ma in quel caso non si sarebbe manifestata questa forza nel mondo e non avremmo potuto avere su di esso alcuna influenza.

La forza Divina nei limiti del mondo
Proprio grazie al censimento, l’importanza essenziale del popolo Ebraico ha potuto penetrare il mondo e i suoi confini, fino alla possibilità per il mondo stesso di sentire che il popolo Ebraico è “una cosa che vale la pena di essere contata” e che non può essere annullato. In altre parole, con il Suo comando di contare il popolo d’Israele, D-O ha introdotto l’unicità del popolo all’interno stesso del mondo materiale, rafforzando il potere dei Figli d’Israele di santificare la materialità del mondo, per farne una dimora per D-O.

(da Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1019)

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