‘Pulizie’ in vista di Rosh HaShana Pubblicato il 3 Settembre, 2020

Come c'è bisogno di lavare e lucidare bene un recipiente, prima di mettervi dentro qualcosa di prezioso, così, prima di Rosh HaShanà, vi è la necessità di una purificazione spirituale, che viene operata tramite i brani di ammonizione.  

“Se non darai ascolto” (Devarìm 28;15)

    Due volte all’anno noi leggiamo nella Torà brani di ammonizione: una, nel periodo precedente alla festa di Shavuòt, nella parashà Bechukkotài, ed una, in quello precedente a Rosh HaShanà (Capodanno), nella parashà KiTavò. La spiegazione di ciò sta nel fatto che i brani di ammonizione non sono, come potrebbe apparire a prima vista, solo una serie di avvertimenti riguardo eventuali castighi e disgrazie (in caso di disobbedienza), ma essi hanno piuttosto una funzione di purificazione e di raffinamento dell’uomo. Come c’è bisogno di lavare e lucidare bene un recipiente, prima di mettervi dentro qualcosa di prezioso, così, prima della festa di Shavuòt e prima di Rosh HaShana, vi è la necessità di una purificazione spirituale, che viene operata tramite i brani di ammonizione.

Una preparazione doppia

    La differenza evidente fra le ammonizioni della parashà Bechukkotài e quelle della parashà Ki Tavò sta nel loro numero. La parashà BeChukkotài comprende quarantanove maledizioni, mentre in quella di Ki Tavò ve ne sono novantotto, il doppio. Dato che, come abbiamo detto, lo scopo delle ammonizioni è quello di purificare e raffinare le forze interiori dell’animo, il raddoppio delle maledizioni nella parashà che precede Rosh HaShana ci fa capire che, in prossimità di questa festa e del mese di Tishrei, vi è bisogno di una preparazione doppia rispetto a quella necessaria per la festa di Shavuòt. Nella festa di Shavuòt il popolo d’Israele ricevette le prime Tavole del Patto, contenenti i Dieci Comandamenti, mentre a Yom Kippur (nel mese di Tishrei), il popolo Ebraico, dopo essersi pentito del peccato del Vitello d’Oro, ricevette le Seconde Tavole, in sostituzione delle prime che Moshè aveva spezzato e delle quali è detto: “Una forza raddoppiata”. Da qui risulta la qualità superiore del mese di Tishrei rispetto alla festa di Shavuòt.

Non come regalo

   La differenza essenziale fra la festa di Shavuòt ed il mese di Tishrei è che l’elargizione spirituale così elevata data a Shavuòt, ha la caratteristica di un dono concesso dall’Alto, mentre l’elargizione spirituale del mese di Tishrei viene in seguito ad un precedente lavoro da parte nostra. Le Prime Tavole furono date dall’Alto, come atto di bontà infinita del Santo, benedetto Egli sia. Le seconde Tavole, invece, vennero date in conseguenza della teshuvà (del pentimento e del ritorno) che i Figli d’Israele fecero, dopo il loro peccato. Per questo vi è in esse una qualità superiore, tanto da essere chiamate “Una forza raddoppiata”. Questo tema caratterizza tutto il mese di Tishrei. Tutta l’essenza di questo mese gira intorno al nostro sevizio Divino. Ciò ha inizio dal mese di Elùl, un intero mese di teshuvà e di risveglio, e continua con Rosh HaShana, i Dieci Giorni di Teshuvà, Yom Kippur, ecc. L’elargizione spirituale che ci è concessa in questo mese non è un dono dall’Alto, ma piuttosto il risultato del nostro servizio spirituale, del nostro lavoro in quanto esseri creati. Per questo vi è qui un’elargizione più elevata.

L’esilio come purificazione

    In questo caso, è richiesta una purificazione spirituale più grande in vista di Rosh HaShanà. Più l’elargizione è preziosa ed elevata, più vi è la necessità di purificare e raffinare il contenitore che deve riceverla. Ed è questo lo scopo delle ‘ammonizioni’: prepararci all’elargizione spirituale così elevata del mese di Tishrei. Da qui noi impariamo anche che la durezza e le sofferenze dell’esilio costituiscono, nel loro significato interiore, la purificazione e la preparazione alla meravigliosa elargizione della Redenzione; e quanto più grandi sono le difficoltà dell’esilio, così noi possiamo comprendere quanto più sublime sarà il bene che la Redenzione vera e completa porterà con sè, possa ciò essere al più presto!

(Likutèi Sichòt vol. 2, pag. 392)

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