Cristiana o Ebrea? Pubblicato il 29 Marzo, 2012

Una famiglia cristiana, una ragazza come tante, perché allora l'Ebraismo riusciva ad esercitare su di lei una simile attrazione, tanto da non riuscire a pensare ad altro?...

Ella abitava a B., una cittadina dell’Australia. Era figlia di una famiglia cristiana benestante, cui non mancava nulla. A scuola si distingueva per la sua intelligenza e la buona riuscita negli studi, ed a casa riceveva dai genitori ogni bene. Tutto cominciò quando, durante una visita alla biblioteca comunale, le capitò di sfogliare un libro dalla copertina nera, che aveva attirato la sua attenzione. Fra le illustrazioni che apparvero ai suoi occhi, rimase colpita da alcune immagini di gente estremamente magra. Lesse, allora, le didascalie e trovò descrizioni raccapriccianti ed agghiaccianti a proposito della sofferenza del popolo Ebraico al tempo dell’Olocausto, per mano dei nazisti. Le storie di quegli orrori lasciarono un’impronta molto profonda nella ragazza. Ella si rifiutava di credere che esseri umani avessero potuto comportarsi in quel modo.

   Era, comunque, attratta da quel libro, tanto che lo prese in prestito dalla biblioteca. Nel corso della lettura, nei giorni successivi, senza capirne il motivo, sentì un grande senso di identificazione con il popolo Ebraico e con la sua sofferenza. Più il suo pensiero andava al terrore ed al dolore subito dal popolo Ebraico, più ella si faceva triste ed introversa. Quando i genitori si accorsero di ciò, rimasero attoniti. Essi vedevano, improvvisamente, la loro figlia affondare nella depressione. Nel tentativo di aiutarla, portarono la ragazza dai dottori, i quali, però, non furono in grado di offrire nessuna soluzione.

   Un giorno, alla giovane capitò di leggere su di un giornale locale, un articolo che parlava del Rebbe di Lubavich. Vi era scritto che molti vedevano il Rebbe come la guida spirituale del popolo Ebraico e che egli era sempre pronto a prestare attenzione e a dare ascolto a tutti coloro che si rivolgevano a lui, Ebrei e non Ebrei. La giovane decise di scrivere una lettera al Rebbe. Ella scrisse di essere cristiana, e di essersi sentita presa, nell’ultimo periodo, da struggenti sentimenti di vicinanza per il popolo Ebraico, che non le davano quiete. La lettera fu spedita, e la risposta non si fece aspettare: “Rivolgiti a Rav Gutnik”…

   Individuare chi fosse e dove si trovasse questo Rav, non fu un problema: Rav Gutnik era conosciuto in tutta l’Australia, ed il primo Ebreo che ella incontrò, le diede il suo indirizzo. Prendere, invece, la decisione di rivolgersi a lui fu molto più difficile. Temeva, infatti, che  egli non avrebbe accettato di parlare con lei, in quanto cristiana. L’esitazione l’accompagnò fino alla porta del Rav, quando, per un attimo, fu tentata di tornare indietro. Il mulinello di pensieri ed emozioni contrastanti, che le turbinava nella mente, fu interrotto, improvvisamente, da un rumore proveniente dall’interno della casa, ed in quella, la porta si aprì. “Chi cercate?”, domandò, con un cortese sorriso, un uomo dall’aspetto solenne. “Dovrei parlare, se possibile, con Rav Gutnik”, rispose la ragazza, quasi balbettando. L’uomo, che non era altri che il Rav, in persona, fece accomodare la ragazza.

   Ella si sentì subito rassicurata dall’accogliente atmosfera della casa e dai modi affabili del suo padrone. Pur non avendo vinto del tutto la sua timidezza, la ragazza, schiaritasi la voce,  iniziò a raccontare lo sviluppo degli avvenimenti, che l’avevano condotta lì, fino alla risposta, che aveva ricevuto dal Rebbe. Dopodiché, con gli occhi pieni di speranza, chiese a Rav Gutnik: “Lei può forse aiutarmi ad uscire da questo groviglio di pensieri ed emozioni, che mi attanagliano?” Rav Gutnik iniziò a porle una serie di domande a proposito dei suoi genitori, della loro origine  e delle abitudini della famiglia. Cercò a lungo un qualsiasi appiglio per scoprire una eventuale, anche lontana, origine Ebraica, ma inutilmente. Non emerse neppure un dettaglio, che potesse far luce su quella strana faccenda. L’incontro terminò, lasciando la ragazza ancora più triste e sconsolata di prima.

   Passate che furono alcune settimane, Rav Gutnik ricevette una lettera dal Rebbe, nella quale, tra l’altro, compariva la domanda: “Cosa ne è della giovane Ebrea di B.?” Rav Gutnik rimase allibito. Per quello che ne sapeva, si trattava di una ragazza cattolica, ed ecco, che il Rebbe scriveva chiaramente, che si trattava di un’Ebrea. Rav Gutnik decise di fare una visita ai genitori stessi della ragazza, nella speranza di trarre  informazioni più precise, da un’eventuale conversazione con loro. Sia il padre che la madre, però, non seppero cosa dirgli. “Vede, Rav, noi siamo, entrambi, cristiani cattolici, e non riusciamo proprio a capire questa mania, che ha preso nostra figlia, e che non vuole lasciarla”.

    Deluso, Rav Gutnik tornò a casa. Le parole del Rebbe continuavano a rimanere un mistero. Alcuni giorni dopo, Rav Gutnik venne a sapere,  che la ragazza era stata ricoverata in ospedale, in condizioni gravi, in seguito ad un’improvvisa malattia. Egli sentì che era importante andarla a trovare. I genitori della ragazza, dai cui sguardi traspariva un sentimento di angoscia, non si allontanavano dal suo letto e l’assistevano in tutto. Essi furono molto sorpresi dalla visita di Rav Gutnik e manifestarono apertamente il loro apprezzamento per il suo interessamento. Fu allora, che la madre chiese di poter parlargli in privato e questa fu la confessione che, finalmente Rav Gutnik potè sentire: “Sapete, se mia figlia non fosse in queste condizioni, non avrei mai detto le cose che sto per dire. Sento, però, che la sua vita dipende da me. La verità è che io sono…Ebrea! Ero giovane, quando venni qui dall’Inghilterra e conobbi mio marito, che era cristiano. Decidemmo di sposarci e, da allora, non ho mai rivelato a nessuno la mia origine ed ho adottato completamente lo stile di vita di mio marito. Mia figlia, quindi, è cresciuta in tutto e per tutto come una cristiana.”

   Ora, che tutto era chiaro, Rav Gutnik le disse, che era assolutamente urgente rivelare tutto ciò alla figlia. Chissà, forse ciò l’avrebbe aiutata a riguadagnare la salute. La donna era in dubbio: aveva timore del marito e non sapeva come fare. Per rendere più facile la cosa, Rav Gutnik invitò il marito ad una conversazione, in modo che non fosse presente al momento della rivelazione. Il lieto fine vide non solo la guarigione della ragazza, ma anche il fatto che, oggi, ella sia un’Ebrea felice ed orgogliosa di rispettare le mizvòt, sposata ad un chassìd Chabad, con un matrimonio già benedetto da figli… Rav Gutnik racconta che, quando ne ebbe l’occasione, chiese al Rebbe come sapesse che si trattava di un’Ebrea. Il Rebbe rispose: “Una lettera simile, solo un’Ebrea poteva scriverla”…

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