Una benedizione nascosta Pubblicato il 27 Agosto, 2019

Per consentire all’uomo di esercitare la libera scelta, D-O ha dato all’empietà la possibilità di opporsi alla santità. Ma dato che questa capacità del male esiste solo per fornire una base per la scelta, il male cessa di esistere quando l’uomo sceglie di fare il bene.

Cosa dobbiamo vedere?
La parashà Re’è inizia col verso: “Vedi, Io vi do oggi una benedizione e una maledizione: la benedizione (a condizione) che diate ascolto ai precetti dell’Eterno…. La maledizione (verrà) se non darete ascolto ai precetti…” (Devarìm 11:26-28). Il termine “vedi” vuol invitarci ad esaminare la cosa da vicino. Ma perché la cosa richiede di essere esaminata scrupolosamente, per poter essere “vista”? Sembrerebbe logico che, anche pensando solo superficialmente al fatto di ricevere una benedizione per aver scelto il bene e una maledizione nel caso scegliessimo il male, noi sceglieremmo subito e senz’altro di fare il bene. Inoltre, l’espressione usata “Io vi do oggi” sembrerebbe riguardare unicamente la benedizione. “Io”, infatti, si riferisce all’Essenza Stessa di D-O, dove esiste solo il bene puro e non vi è posto in alcun modo per il contrario: la maledizione. Come dicono i nostri Saggi, poi, il termine “dare” indica una profusione illimitata e amorevole di bene, l’opposto, quindi, della maledizione. Inoltre, il termine “vi”, si riferisce all’essenza più profonda dell’Ebreo, ed ogni Ebreo, nella sua essenza, è completamente buono. Infine, quando la Torà usa il termine “oggi”, gli dà un valore di immutabilità, (esso mantiene infatti il suo significato di ‘oggi’, in qualsiasi giorno noi lo leggiamo), e l’immutabilità può riferirsi solo al bene ed alla santità, che sono eterni, mentre il male è di fatto una “non esistenza”, tanto che nel Tempo a Venire esso scomparirà, come dice il verso: “Io farò sparire lo spirito di impurità dal mondo” (Zaccaria 13:2). Esso è infatti simile al buio, che è spesso paragonato al male, il quale non ha consistenza, né esistenza propria, né un fonte che lo propaghi, come accade invece per la luce, e la prova è che basta introdurre anche solo poca luce, perché il buio subito si annulli. Come è possibile allora che “Io vi do oggi” si riferisca sia alla benedizione, sia alla maledizione?

L’importanza della libera scelta
La ragione per la “benedizione” e la “maledizione” è permettere all’uomo di esercitare il suo libero arbitrio, come dice il verso: “Io ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli la vita” (Devarìm 30:19). Per consentire all’uomo di scegliere liberamente di fare il bene, D-O ha dato all’empietà, che di per sé è priva di sostanza, la possibilità di opporsi alla santità. Dato che il libero arbitrio è una delle qualità fondamentali del servizio spirituale dell’uomo, e dato che l’uomo conquista tutte le proprie qualità ed ogni suo successivo livello tramite il servizio e lo sforzo, il male deve potersi opporre alla santità a tutti i livelli, così che ad ogni momento una persona possa trovarsi anche davanti alla possibilità di scegliere di agire nel modo sbagliato. Tutti gli aspetti dell’uomo devono infatti essere soggetti alla libera scelta. E in effetti, i desideri dell’uomo provenienti dal suo istinto animale possono essere anche più forti del suo desiderio per la santità, in quanto l’anima Divina della persona (la parte che desidera la santità) è fondamentalmente razionale, mentre l’anima animale (la parte che è attratta dalla materialità) è principalmente emozionale.

La libera scelta di D-O
Ciò che riguarda l’uomo, riguarda, per così dire, anche D-O. Il potenziale per il male esiste anche ai livelli più alti e la sua negazione è solamente un risultato della libera scelta di D-O. Per questo il verso dice: “Essàv è fratello di Yacov” (Malachi 1:3), e cioè il bene manifesto ed il male manifesto sono entrambi equidistanti per Lui. È solo per un risultato della Sua libera scelta che il verso continua dicendo: “Ed Io preferisco Yacov e disprezzo Essàv”. Come risultato di questa libera scelta, il male è totalmente negato e contestato in Alto. Anche l’uomo, scegliendo liberamente di fare il bene e di evitare il male, annulla il male qui in basso. In più, la libera scelta di fare il bene fa sì che si riveli nell’uomo l’attributo che ha portato D-O a scegliere liberamente Yacov su Essàv.

Il vero scopo del male
Per consentire all’uomo di esercitare la libera scelta, D-O ha dato all’empietà la possibilità di opporsi alla santità ai livelli di “Io”, “vi do” e “oggi”. Ma dato che questa capacità del male esiste solo per fornire una base per la scelta, il male cessa di esistere quando l’uomo sceglie di fare il bene. Dal momento che tutto lo scopo della creazione del male è quello di consentire all’uomo la libera scelta e di essere ricompensato per il suo sforzo e la sua fatica, D-O sta di fatto fornendo il bene in modo illimitato. Questa consapevolezza, che tutto lo scopo dell’empietà è di essere vinta dall’uomo, così che egli possa innalzarsi ad un livello più elevato, rende il servizio spirituale della persona notevolmente più facile. Per questo, il verso dice “vedi”, per indicare che è necessario uno sguardo attento ed acuto per rendersi conto che lo scopo finale del male (“maledizione”) non è quello di opporsi alla santità, ma di aiutare la persona a raggiungere un grado persino più grande di santità.

(Basato su Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1339-1342)

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