HaYomYom: Giovedì, 24 Kislèv 5781 Pubblicato il 10 Dicembre, 2020

Giovedì                                            24 Kislèv, Vigilia di Chanukkà                            5703

(Continua da 23 Kislèv) Una spiegazione dei tre versi iniziali di lechu nerannenà, in un modo comprensibile a chiunque, è la seguente: mercoledì, noi cominciamo a pensare: ‘Cosa avremo per Shabàt?’ Questa è una preoccupazione sia in senso letterale che in senso spirituale, “come possiamo (fare) Shabàt” (cioè, fare un vero Shabàt)? Dopotutto, ogni Ebreo è una persona del tutto differente a Shabàt, rispetto ad un qualsiasi altro giorno della settimana. Ci ritroviamo, allora, in una condizione di abbattimento. Arriva allora il consiglio: lechu nerannenà (andiamo a cantare), fede e fiducia. Arriva il giovedì, lo Shabàt è più vicino, e noi non abbiamo ancora niente, e, mentre siamo in una condizione, che non è propriamente quella di ‘cantare’, diventa chiaro che dobbiamo fare qualcosa. Noi studiamo allora Chassidùt, la notte del giovedì, così che venerdì possiamo sentire nel profondo che “…un D-O grande è HaShem e un grande Re…”; e con ciò un Ebreo “può fare Shabàt”.

A Minchà viene omessa la recita di Tachanùn.

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