Guardarsi da una mano estranea Pubblicato il 5 Dicembre, 2021

La guerra dei Chashmonaim contro i Greci si conduce in ogni tempo ed in ogni luogo. L’Ebreo deve risvegliare l’“ampolla d’olio puro” che è in lui, nel profondo della sua anima, e con la sua forza egli potrà affrontare tutte le difficoltà e conservare la purezza della fede ebraica.

“Dopodiché entrarono i Tuoi figli nella Tua residenza e sgombrarono il Tuo Santuario, e purificarono il Tuo Tempio” (dalla preghiera ‘Ve al haNissim’)
La Ghemarà descrive così il miracolo di Chanukkà: “Quando i Greci entrarono nel Santuario, contaminarono tutti gli olii del Santuario. Quando poi prevalsero i Chashmonaim ed ottennero la vittoria, essi cercarono e non trovarono altro che un’unica ampolla d’olio, con impresso il sigillo del Sommo Sacerdote. Essa conteneva la quantità d’olio sufficiente ad accendere i lumi per non più di un giorno; si compì un miracolo e con esso accesero il lumi per otto giorni.” Dalle espressioni della Ghemarà è chiaro che gli olii non divennero impuri per caso, ma furono contaminati intenzionalmente e metodicamente. Ciò solleva delle domande. Se i Greci vollero impedire l’accensione del candelabro nel Tempio, perché non fecero semplicemente sparire tutto l’olio? Perché poi si è dovuto puntualizzare il fatto che vennero contaminati gli olii che si trovavano nel Santuario, quando tutto l’olio disponibile a Gerusalemme e nelle sue vicinanze fu contaminato (se ce ne fosse stato di reperibile, infatti, non ci sarebbe stato bisogno di un miracolo)?

Scontro fra mondi
Con la loro scelta precisa dei termini, i nostri Saggi hanno voluto alludere al vero scopo dei Greci. La loro aspirazione non era quella di abolire l’accensione del candelabro. Essi volevano invece che esso fosse sì acceso, ma con olio impuro. Per questo lasciarono intenzionalmente una scorta di olio impuro nel Santuario, in modo che esso fosse pronto e disponibile a questo scopo. Qui si nasconde il concetto centrale di Chanukkà. La guerra degli Chashmonaim contro i Greci rappresentò lo scontro fra due mondi. Da un lato, il mondo dell’Ebraismo, un mondo di Torà, di fede, col suo stile di vita particolare basato sull’annullarsi dell’Ebreo a D-O e alla Sua volontà, con un accento particolare al fatto che anche la vita di tutti i giorni debba essere santa in tutti i suoi particolari. D’altro lato, il mondo della cultura ellenistica, improntato su concetti di vita puramente materialistici.

La Torà come ‘prodotto’
I Greci vollero “far dimenticare loro la Tua Torà e far loro trasgredire le leggi che derivano dalla Tua volontà” (dalla preghiera ‘Ve al haNissim’). Essi erano disposti ad accettare la Torà come opera spirituale meravigliosa, come un’opera di poesia, di sapienza, di filosofia, tutto ciò, però, solo a patto che fosse considerata come un’opera prodotta dall’uomo. La loro era un’opposizione al fatto che gli Ebrei considerassero la Torà come cosa Divina, come la Torà di D-O. Ciò si espresse riguardo al candelabro del Tempio. I Greci volevano che esso venisse acceso, ma per loro era importante che la sua luce provenisse da un olio che fosse stato toccato dalla mano dei Greci, da una mano estranea che rendesse l’olio impuro. Il candelabro acceso con olio puro rappresentava la purezza della condotta di vita ebraica, e i Greci vollero colpire proprio questo punto.

Una guerra continua
Vi furono anche degli Ebrei ellenizzati, che pensarono che un po’ di cultura greca moderna non avrebbe danneggiato l’Ebraismo. Davanti a loro si erse un piccolo gruppo di Chashmonaim, i cui occhi non si erano lasciati abbagliare dallo splendore esteriore della cultura greca. Essi sapevano che una simile ingerenza della cultura greca avrebbe contaminato la purezza della fede ebraica. I Chashmonaim uscirono in guerra contro questa tendenza. Questa guerra si conduce in ogni tempo ed in ogni luogo. L’Ebreo deve sempre guardarsi dall’intenzione di accendere il candelabro Divino con ‘olio impuro’, con olio che mani estranee hanno toccato. In condizioni simili, egli deve risvegliare l’“ampolla d’olio puro” che è in lui, nel profondo della sua anima, e con la sua forza egli potrà affrontare tutte le difficoltà e conservare la purezza della fede ebraica.
(Da Toràt Menachem, vol. 35, pag. 317)

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