Il nostro lavoro, correlato al lavoro per il Santuario Pubblicato il 11 Marzo, 2021

Anche atti semplici come il mangiare, il dormire o il lavorare devono essere fatti come parte del proprio servizio Divino, e in questo modo noi facciamo un Santuario per Lui in questo mondo.

“Per sei giorni sarà fatto il lavoro e il settimo giorno sarà santo per voi” (Shemòt 35:2)
La parashà Vayakèl, che segue i brani della Torà che descrivono gli ordini dati riguardo alla costruzione del Santuario, ci racconta finalmente la sua costruzione di fatto. Al termine della parashà, invece, compare un argomento completamente diverso: Moshè raduna tutto il Popolo per trasmettere il comando dell’osservanza dello Shabàt: “Per sei giorni sarà fatto il lavoro e il settimo giorno sarà santo per voi, un Sabato di riposo assoluto; chiunque eseguirà in esso un lavoro, ecc…”. Dal fatto che l’argomento dello Shabàt sia stato incluso nella descrizione della costruzione del Santuario, la Ghemarà impara che con ciò D-O vuole insegnarci quali siano in particolare i lavori proibiti di Shabàt. I lavori proibiti di Shabàt sono quegli stessi lavori che furono necessari per la costruzione del Santuario. Si tratta di 39 categorie di lavori proibiti, che hanno la loro origine nei lavori di costruzione del Santuario.

Esiste un collegamento
Si sa che nella Torà nulla è casuale. Il fatto quindi che la Torà abbia scelto di insegnarci i lavori proibiti di Shabàt proprio dai lavori per la costruzione del Santuario testimonia il collegamento profondo ed essenziale che esiste fra di loro. Il collegamento è doppio: i lavori per il Santuario sono i ‘padri’, la radice e l’origine, dei lavori quotidiani della nostra vita. Ogni cosa nel mondo, infatti, deriva da un’origine spirituale. Tutti i lavori dei giorni feriali, quindi, tutti i semplici lavori materiali derivano, nella loro origine, dai lavori riservati alla costruzione del Santuario.

Lavorare è un obbligo
Come il Santuario è all’origine dei lavori materiali, così esso è anche lo scopo di tutti i lavori: pur trattandosi di attività semplici quotidiane, il loro fine ed il loro scopo è fare un Santuario per D-O, portare la santità Divina a risiedere in questo mondo. Anche questo fatto trova espressione nel concetto dello Shabàt. La Torà dice: “Per sei giorni lavorerai” (Shemòt 20:9). I nostri Saggi dicono che questo è uno dei precetti positivi. Ciò significa che il lavoro non è un qualcosa di facoltativo, ma un obbligo. È un dovere dell’uomo faticare e lavorare, come è scritto: “L’uomo è nato per faticare” (Giobbe 5:7). Per questo noi diminuiamo la quantità delle nostre preghiere e della lettura dalla Torà nei giorni in cui è permesso lavorare, proprio per non pregiudicare la nostra facoltà di lavorare. E questo, poiché con la sua attività e il suo lavoro, l’uomo fa di tutto il mondo un ‘santuario’ per D-O, ed è questo lo scopo della nostra vita sulla terra.

Realizzare il potenziale
Come fare un Santuario per D-O con le nostre normali attività quotidiane? La Torà dice: “In tutte le tue vie conosciLo” (Proverbi 3:6). Ciò significa che in ogni tua azione, in ogni tua attività, anche quelle più normali e quotidiane, devi conoscere D-O. Anche atti semplici come il mangiare, il dormire o il lavorare per il proprio sostentamento, devono essere fatti come parte del proprio servizio Divino, e in questo modo noi facciamo un Santuario per Lui in questo mondo. La differenza fra il Santuario e il mondo, è che il Santuario fu un Santuario per D-O, in modo concreto e manifesto, mentre il mondo non ha che il potenziale e la possibilità di essere un Santuario e un Tempio per D-O. Il compito dell’uomo è di portare questo potenziale alla sua attuazione, e per questo egli deve approfittare di ogni momento libero per la realizzazione dell’opera, così come è detto: “In tutte le tue vie conosciLo”.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 1, pag. 193)

I commenti sono chiusi.