La vera unione non può essere spezzata Pubblicato il 2 Settembre, 2021

Il Midràsh paragona il popolo d’Israele a un fascio di steli: ogni stelo isolato si rompe facilmente, ma quando un gruppo di steli viene legato insieme in un unico fascio, spezzarli diventa impossibile.

“Oggi voi tutti vi trovate qui forti e saldi” (Devarìm 29:9)
La parashà Nizavìm viene letta sempre prima di Rosh HaShanà, poiché vi è un nesso fra la parashà e Rosh HaShanà. La parashà inizia col tema dell’unità, che è una preparazione essenziale in vista di Rosh HaShanà. A proposito del verso “Oggi voi tutti vi trovate qui forti e saldi dinanzi all’Eterno, il vostro Signore”, è detto che “oggi” si riferisce a Rosh HaShanà, il giorno del grande giudizio, nel quale il popolo d’Israele si presenta in giudizio con la sensazione di “vittoria”, sicuro e confidente, e questo per il fatto di essere “voi tutti”: uniti e compatti. L’unione conferisce al popolo d’Israele forza e resistenza ed è ciò che permette di ricevere la benedizione Divina. Il Midràsh (Tanchùma Nizavìm) paragona il popolo d’Israele a un fascio di steli: ogni stelo isolato si rompe facilmente, ma quando un gruppo di steli viene legato insieme in un unico fascio, spezzarli diventa impossibile. Così anche per il popolo d’Israele: quando esso è unito, dai “capi delle vostre tribù” a “quelli che attingono l’acqua”, è forte e saldo.

Crepe interiori
L’unione è la fonte della forza del popolo d’Israele. Il popolo d’Israele, poi, non è forse unito anche a D-O, come è detto: “Parte dell’Eterno è il Suo popolo” (Devarìm 32:9)? Nessun fattore esterno può quindi colpirlo. E se comunque qualcuno riesce a colpire il popolo d’Israele, ciò accade solo in quanto l’Ebreo stesso apre una crepa o anche solo un minimo pertugio, offrendo così la presa ad agenti esterni. La mancanza di unione e pace rende il popolo esposto alla possibilità di venire colpito, mentre quando prevale in esso pace e unità, niente può colpirlo. L’unione è in grado di evitare anche che si formino crepe nell’uomo stesso. Non sempre l’uomo è in grado di rivelare in sé i propri difetti, poiché il suo amor proprio glieli nasconde. Solo un buon amico può farglieli notare e aiutarlo a ripararli. Quando c’è unione, l’uno aiuta l’altro a correggersi.

Un amico aiuta
Questo è il motivo della richiesta rivolta ad ognuno dall’Admòr “HaEmzaì” (il secondo Rebbe di Chabad) di procurarsi un amico per poter parlare insieme di ciò che riguarda la Torà, i precetti e il proprio servizio Divino. Egli spiegò che quando due Ebrei parlano fra di loro di argomenti attinenti al servizio Divino, vengono a trovarsi insieme due anime Divine di fronte ad una sola anima animale, cosa che procura un vantaggio alle forze della santità. E se vi era una simile necessità ai tempi dell’Admòr HaEmzaì, quanto più ciò è richiesto ai nostri giorni, quando l’oscurità spirituale si è così rafforzata. Bisogna quindi senz’altro essere insieme, in pace e unità, e grazie a ciò diviene possibile eliminare anche le crepe più piccole.

Il pericolo della ricchezza
Piccole crepe possono formarsi anche proprio sulla base del benessere materiale. Il pericolo costituito dall’essere perseguitati da difficoltà esterne non raggiunge la grandezza di quello posto dalle tentazioni che provengono da una condizione di ricchezza e benessere materiale. Proprio le condizioni di agio possono produrre una discesa nella vita spirituale. All’inizio non si tratterà di violare le leggi del Shulchàn Arùch, ma di una semplice diminuzione nell’attenzione e precisione poste nel compimento dei precetti e una maggiore rilassatezza nel comportamento in generale rispetto a prima, cosa impensabile ai tempi dei nostri nonni. Da queste piccole crepe, però, può svilupparsi un degrado che farà sì alla fine che fattori esterni possano avere presa sul popolo d’Israele. Attraverso l’unione e il continuo reciproco rafforzamento, è possibile evitare anche queste crepe ed arrivare al “voi tutti”, con la sensazione di “essere forti e saldi” in vista di Rosh HaShanà.
(Da Likutèi Sichòt, vol. 2, pag. 641)

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