Non per ogni cosa ci dobbiamo entusiasmare Pubblicato il 25 Febbraio, 2021

L’altare, in generale, rappresenta il cuore, dove viene acceso il fuoco dell’amore per D-O.

“Farai un altare per bruciare l’incenso” (Shemòt 30;1)
I nostri Saggi, sia benedetta la loro memoria, spiegano che il Santuario e il Tempio rappresentano di fatto l’anima dell’uomo. Tutto ciò che c’era nel Santuario, esiste sempre anche nell’uomo. Da una riflessione approfondita sul Santuario e sui suoi accessori, possiamo quindi derivare un insegnamento che ci indica come si debba comportare, ognuno di noi, nella sua vita di tutti i giorni. Nelle porzioni Terumà e Tezavvè, la Torà spiega in dettaglio le leggi che riguardano gli accessori del Santuario. Fra di essi, vengono citati i due altari: l’altare di rame, che era posto all’esterno, sul quale venivano portate le offerte sacrificali dal mondo animale e da quello vegetale, e l’altare d’oro, posto all’interno, sul quale veniva bruciato l’incenso. Questi due altari avevano leggi diverse e distinte: sull’altare interno era proibito portare una qualsiasi offerta sacrificale che non fosse incenso, e al momento dell’offerta, chi bruciava l’incenso doveva trovarsi da solo, senza che nessun’altro, all’infuori di lui, fosse presente.

L’altare ed il cuore
L’altare, in generale, rappresenta il cuore, dove viene acceso il fuoco dell’amore per D-O. L’altare esteriore e quello interiore rappresentano i due livelli di amore per D-O, che si trovano nel cuore dell’uomo: la parte esteriore del cuore e quella interiore, più profonda. Questi due livelli esprimono un differente atteggiamento verso le diverse componenti del servizio Divino. Vi sono cose che, pur dovendole fare, non richiedono all’Ebreo di occuparsene, se non con la parte ‘esteriore del cuore’, in modo puntuale, senza un profondo coinvolgimento o entusiasmo. Vi sono invece altre cose che vanno fatte con tutto il proprio calore, vitalità, entusiasmo e forza d’animo.

Compimento dell’obbligo
L’Ebreo deve mangiare e bere. L’Ebreo deve dormire e riposare. L’Ebreo deve curare la propria salute e passeggiare all’aria fresca. Tutto ciò egli non lo fa certo per appagare il proprio piacere, ma per realizzare ciò che è detto: ‘Ogni tua azione sia per amore del Cielo’ (Pirkè Avòt 2:12), e ancor più, ‘ConosciLo in tutte le tue vie’ (Proverbi 3:6). Egli potrebbe pensare quindi di dover fare tutto ciò con tutto il calore e l’entusiasmo. La Torà gli dice: le parti degli animali e il grasso (che simboleggiano i bisogni materiali) vengono offerti solo sull’altare esterno. Ciò vuol dire che dobbiamo occuparci delle cose materiali solo con la ‘parte esteriore del cuore’, senza un esagerato entusiasmo. Facciamo tali cose solo per compiere il nostro obbligo, e non con profondo piacere interiore.

Senza pubblicità
La ‘parte interiore del cuore’ la dobbiamo conservare per la Torà, la preghiera e il puro servizio Divino. La Torà avverte: “Su di esso non porterete né olàminchà (né offerte animali né vegetali)” (Shemòt 30:9) Sull’altare interno era proibito offrire sacrifici animali! La parte interiore del cuore, la nostra vitalità e il nostro entusiasmo interiori dobbiamo riservarli solo per ciò che è sacro. Là viene portato solo l’incenso, che sale per intero verso la santità, senza lasciare alcuno scarto. Aggiunge ed avverte la Torà: “Nella Tenda del Convegno non dovrà esserci alcun uomo” (Vaikrà 16:17). Quando il sacerdote bruciava l’incenso, doveva essere lì da solo: egli e D-O soltanto. Ciò significa che le cose che riguardano la ‘parte interiore del cuore’ devono essere fatte esclusivamente per amore di D-O, senza alcun vanto e pubblicità. Solo la persona stessa e D-O devono sapere della cosa. E allora, quando ci si occupa di tali cose senza alcun interesse personale, meritiamo che nelle azioni delle nostre mani sia infusa la Presenza Divina.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 1, pag. 172 e vol. 6, pag. 186)

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