Sazietà e fame Pubblicato il 29 Luglio, 2021

Il pane e il cibo sono allegorie per le parole di saggezza e per l’intelletto. Come il pane nutre il corpo dell’uomo, così la sapienza nutre il suo cervello e si integra con il suo intelletto. L’intelletto umano, le conoscenze e le scienze che l’uomo è riuscito a concepire, sono il ‘pane dalla terra’. L’intelligenza Divina, che è la Torà, la sapienza di D-O, è il ‘pane dal cielo’.

“Egli ti afflisse, ti fece provare la fame e ti dette da mangiare la manna” (Devarìm 8:3)
Nel libro di Devarìm, Moshè ricorda ai Figli d’Israele tutti i fatti accaduti nel loro girovagare nel deserto. Nella parashà Èkev, egli cita la manna, che servì a nutrire il popolo per quarant’anni, ricordandola due volte. In entrambe le volte Moshè dà rilievo all’aspetto di afflizione legato al mangiarla: “ Egli ti afflisse, ti fece provare la fame e ti dette da mangiare la manna”, e in seguito: “Che ti fece mangiare nel deserto la manna… per affliggerti e per metterti alla prova” (Devarìm 8:16). E infatti, i Figli d’Israele si lamentarono della manna, esprimendosi riguardo ad essa così: “Ed ora noi siamo come inariditi: non v’è nulla, solo alla manna sono volti i nostri occhi” (Bemidbàr 11:6). Ed anche: “Il nostro spirito si è stancato di questo pane che si dissolve” (Bemidbàr 21:5). La cosa desta stupore. La Torà, infatti, per descrivere il meraviglioso sapore della manna dice: “Il suo sapore era come quello di cialde al miele” (Shemòt 16:31). I nostri Saggi di benedetta memoria aggiungono ulteriori descrizioni delle proprietà stupefacenti della manna, dicendo che essa era un cibo Divino prodigioso, nel quale l’uomo poteva sentire tutti i sapori del mondo, e che veniva digerito completamente, senza produrre alcuno scarto. Come poteva quindi la manna essere un’afflizione?

Questo è il suo modo d’agire
La Ghemarà spiega che proprio queste qualità della manna lasciavano nei Figli d’Israele una sensazione di fame. Per loro era difficile abituarsi al “pane dal cielo”, che non produce scorie e che permette di trovare in sé ogni sapore esistente al mondo. Essi volevano mangiare pane normale, che avesse il sapore di ciò che si vede. L’uomo limitato fa fatica a ricevere cose illimitate. Quando l’uomo mangia pane, egli mangia qualcosa di ben definito e anche con un sapore ben definito, e allora sente di aver mangiato e di essersi saziato. La manna, invece, proprio per la sua essenza superiore e illimitata e per i sapori infiniti che conteneva, lasciava loro una sensazione di fame, come l’impressione di non avere veramente mangiato. La verità è che le lamentele contro la manna furono il frutto dell’opera dell’istinto del male. Questo è infatti il suo modo di agire: esso inizia a tentare l’uomo su piccole cose e poi lo fa degenerare fino a fargli compiere peccati gravi. Così accadde anche con i Figli d’Israele: essi iniziarono con lamentele sulla manna, ed in seguito il popolo arrivò al punto di lamentarsi per la proibizione delle relazioni illecite, peccato fra i più gravi.

La manna ai nostri giorni
Questo tipo di tentazioni, istigate dall’istinto del male, esiste in ogni tempo ed in ogni luogo. Anche con noi l’istinto del male si lamenta del ‘pane dal cielo’ e persuade l’uomo a desiderare il ‘pane dalla terra’. Il pane e il cibo sono allegorie per le parole di saggezza e per l’intelletto. Come il pane nutre il corpo dell’uomo, così la sapienza nutre il suo cervello e si integra con il suo intelletto. Ma vi sono due tipi di sapienza: quella che è rappresentata dal ‘pane dalla terra’ e quella del tipo del ‘pane dal cielo’. L’intelletto umano, che comprende tutta le conoscenze e le scienze che l’uomo è riuscito a concepire e a sviluppare, sono il ‘pane dalla terra’. L’intelligenza Divina, che è la Torà, la sapienza di D-O, è il ‘pane dal cielo’.

La sapienza dal cielo
La sapienza umana, secolare, è limitata. In essa non vi è nulla che va al di là dell’intelletto, e anche nei campi stessi dell’intelletto, ogni sapienza ha il proprio limite. In essa esistono, inoltre, anche gli scarti: in ognuna di queste conoscenze vi sono imprecisioni ed anche errori. D’altro lato, l’uomo che è esperto in queste conoscenze, sente di toccare grandi vette e prova una ‘sazietà’ spirituale, cosa che può portarlo ad una sensazione di orgoglio e di superbia, di espansione del proprio ‘ego’. La sapienza Divina, al contrario, la sapienza della Torà non è limitata. In essa vi si trova tutto: anche conoscenza, anche etica e buoni attributi, anche guida per la vita di ogni giorno, ecc. Essa porta benedizione a chi la studia, anche nelle cose materiali. Inoltre, essa è tutta e solo verità, senza alcuno scarto. Ma proprio per questo è impossibile penetrarla completamente e lascia sempre un senso di ‘fame’, l’impressione di essere lontani dall’arrivare veramente alle sue profondità. Per questo essa non provoca orgoglio, ma anzi, il contrario: una sensazione di annullamento e di umiltà.

Senza orgoglio
In modo ancora più sottile, si può trovare anche nella Torà stessa questi due tipi di cibo: il “pane dalla terra” è la parte ‘rivelata’ della Torà (quella che si occupa di cose più percettibili e definite), mentre il “pane dal cielo” è la parte ‘interiore’, più nascosta della Torà, la Chassidùt (che tratta gli aspetti più spirituali e Divini della Torà e della realtà). Per questo, nello studio della Torà rivelata si prova un immediato senso di sazietà e di soddisfazione, mentre la parte più interiore e nascosta della Torà lascia l’uomo affamato, con la sensazione di comprendere e afferrare solo una goccia del mare. D’altro canto, proprio l’interiorità della Torà dà vita all’anima e impedisce all’uomo di sviluppare un senso di orgoglio e di egocentrismo. Proprio in essa si possono trovare tutti i ‘sapori del mondo’, e per questo essa è il cibo vero dell’anima Divina che è in noi.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1101)

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