Trasformare il male in bene Pubblicato il 1 Marzo, 2021

I primi giorni di Pèsach sono collegati all’uscita dall’Egitto, mentre l’ultimo giorno di Pèsach è collegato alla Redenzione Futura. Dopo i sette giorni della festa, quando ormai abbiamo compiuto la nostra battaglia contro il male e già gustiamo la luce della Redenzione Futura, è già possibile trasformare il ‘chamèz’ in bene.

Un’halachà interessante
Riguardo all’ultimo giorno di Pèsach, vi è una halachà interessante nel Shulchàn Arùch, che dice: “Chi prolunga il pasto dell’ultimo giorno festivo di Pèsach fino alla sua uscita, quando già si vedono le stelle, può mangiare chamèz (cibo lievitato) in quello stesso pasto, nonostante egli non abbia ancora recitato la preghiera di Arvìt e fatto l’Havdalà (la preghiera rituale che separa il giorno di festa da quello profano).” Questa halachà consente il verificarsi di una situazione molto interessante e particolare: la persona è ancora immersa nel pieno del suo pasto festivo di Pèsach, come risulta infatti da ciò che dirà nella preghiera che chiude il pasto (la birchàt hamazòn) ‘in questo Giorno di Festa delle Azzime’, e nonostante ciò può mangiare cibo lievitato! Una domanda simile nasce anche dall’estrema differenza che si vede nei sette giorni di Pèsach rispetto all’ultimo giorno di festa (fuori d’Israele), per quel che riguarda l’attenzione che viene posta all’evitare che il pane azzimo si bagni (in molti settori dell’Ebraismo è uso evitare di bagnare il pane azzimo, al fine di non incorrere nella possibilità, se pur lontana, che un grumo di farina rimasto incapsulato nell’impasto, dopo la cottura, a contatto con l’acqua, lieviti). Se durante i sette giorni di Pèsach l’attenzione a non bagnare il pane azzimo è la più rigorosa possibile, nell’ultimo giorno di Pèsach (fuori d’Israele), si usa al contrario mangiare proprio azzime bagnate ad ogni portata.

In rapporto alla Redenzione
Per questa differenza vi sono ragioni riguardanti l’halachà, ma vi sono anche altre ragioni collegate al significato diverso che rivestono i primi giorni di Pèsach, rispetto all’ultimo giorno della festa. I primi giorni di Pèsach sono collegati all’uscita dall’Egitto, mentre l’ultimo giorno di Pèsach è collegato alla Redenzione Futura. Ciò si esprime anche nell’haftarà che viene letta l’ultimo giorno di Pèsach, haftarà che parla dell’Era Messianica. La differenza significativa fra le due redenzioni si esprime nel fatto che, riguardo alla redenzione dall’Egitto è detto: “che il popolo era fuggito”. Essi dovettero infatti fuggire dal male e combatterlo; mentre della redenzione futura è detto: “non uscirete precipitosamente”, poiché non rimarrà più alcun male dal quale fuggire, come è scritto: “eliminerò ogni spirito impuro dalla terra”.

Un simbolo di superbia
Ciò trova espressione nel grado di attenzione richiesta nei confronti del cibo lievitato, durante la festa di Pèsach. Si sa che il chamèz (il cibo lievitato) simbolizza la superbia e l’orgoglio, che sono la radice del male. Nei primi giorni di Pèsach, quando siamo occupati a ‘fuggire dal male’, bisogna far attenzione ad evitare il chamèz nella maniera più assoluta. Per questo, si evita anche di bagnare il pane azzimo, per timore della superbia e dell’orgoglio, anche minimi. Nell’ultimo giorno di Pèsach, invece, quando ormai risplende la luce della Redenzione Futura, e abbiamo già raggiunto un certo livello di annullamento del male, fino alla sua trasformazione in bene, non solo non dobbiamo più stare attenti a non bagnare il pane azzimo, ma ci preoccupiamo anzi di mangiare proprio azzima bagnata, come espressione della trasformazione del male stesso in bene.

Prepararsi all’Era Messianica
Questo è anche il motivo per cui nel pasto dell’ultimo giorno di Pèsach può accadere, come è stato ricordato, che si mangi già chamèz, e poi si reciti nella benedizione: “in questo Giorno di Festa delle Azzime”. Ciò può accadere poiché dopo i sette giorni della festa, quando ormai abbiamo compiuto la nostra battaglia contro il male e già gustiamo la luce della Redenzione Futura, è già possibile trasformare il ‘chamèz’ in bene. E questa è una preparazione all’Era Messianica, quando non esisterà più il male, come scrive il Rambam: “Ed in quel tempo, non vi sarà più né fame, né guerra, né invidia, né competizione, poiché ci sarà abbondanza di benessere e le delizie saranno tante come la polvere. E l’unica occupazione al mondo sarà la  conoscenza di D-O.”
(da Likutèi Sichòt vol. 22, pag. 30)

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