Ahavàt Israèl come professione Pubblicato il 28 Aprile, 2022

Quando un Ebreo aiuta un altro Ebreo o gli insegna qualcosa, mette in pratica ciò che dice il verso: “D-O illumina gli occhi dell’uno e dell’altro” (Proverbi 29:13): D-O dà a tutt’e due, a chi dà e a chi riceve, abbondanza di benedizioni dal cielo.

“Ed amerai il tuo prossimo come te stesso” (Vaikrà 19: 18)
Nella parashà Kedoshìm, appare il comando “ed amerai il tuo prossimo come te stesso” che, come disse Rabbi Akìva, è considerato “una grande regola della Torà”. Del precetto che comanda l’amore per l’altro Ebreo (Ahavàt Israel) è stato anche detto da Hillel il Vecchio: “Questa è tutta la Torà, ed il resto non è che commento”. Il Baal Shem Tov, poi, lo stabilì come base del metodo che egli fondò, la via della Chassidùt. Rabbi Levi Yzchak di Berdichev fu noto per l’immenso Ahavàt Israel che ardeva in lui. Durante tutta la sua vita, si occupò con tutto l’entusiasmo ed il calore della sua anima all’Ahavàt Israel, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “difensore di Israele”, e questo tratto si era impiantato profondamente nel suo cuore, per merito degli insegnamenti che aveva ricevuto dalla bocca del Baal Shem Tov.

Non startene a casa ad aspettare
È scritto nei Pirkèi Avòt (2:2) “Tutto lo studio della Torà che non è accompagnato da un ‘lavoro’ è destinato a venir meno”. Il Baal Shem Tov disse che per ‘lavoro’ si deve intendere l’occuparsi dell’Ahavàt Israel. Perché vi sia Torà, è necessario abbinare ad essa anche un ‘lavoro’, e questo deve essere il dedicarsi all’Ahavàt Israel. L’accento qui è posto sull’idea di ‘lavoro’, per far capire che l’occuparsi dell’Ahavàt Israel va inteso come un mestiere e una professione al quale l’uomo di dedica. Cosa fa un commerciante? Non sta a casa ad aspettare che qualcuno venga a sapere che egli possiede della merce e si rechi da lui a comprarla. Egli apre un negozio in una zona frequentata, appende una grande insegna e si dà da fare a pubblicizzare la sua merce con ogni mezzo possibile, così da riuscire a venderla.

Verificare cosa manca
Così bisogna occuparsi dell’Ahavàt Israel. Non aspettare finché il prossimo venga a chiedere aiuto, ma darsi da fare e pensare a come poter aiutare un altro Ebreo, verificando cosa gli manca, sia materialmente che spiritualmente, e cercando con tutto il cuore e con tutta l’anima di colmare la mancanza. Questo è il ‘mestiere’ dell’Ahavàt Israel, l’occuparsi nei fatti di questo precetto. Il Baal Shem Tov ci ha insegnato che il modo per avvicinare un altro Ebreo è fargli un favore materiale. A parte il fatto che con l’atto stesso di porgere aiuto si adempie al precetto dell’Ahavàt Israel, ciò avvicina anche il cuore del prossimo, fino a che esso diviene ricettivo anche verso cose spirituali. Ovviamente, l’aiuto offerto non è mai a condizione che l’altro accetti qualche impegno spirituale, poiché l’aiuto al prossimo deve essere del tutto incondizionato, ma è l’aiuto concreto stesso ad avvicinare il cuore del prossimo anche alla spiritualità.

Il modo più perfetto di agire
Il modo più perfetto di compiere l’Ahavàt Israel è quando aiutiamo l’altro a reggersi sulle proprie gambe, e questo fino al punto da diventare egli stesso in grado di aiutare a sua volta il prossimo. Quando chi riceve è in grado di dare a sua volta agli altri, allora la nostra opera raggiunge la completezza. C’è chi sostiene di non avere la capacità di insegnare agli altri. Bisogna sapere che le cose non stanno così. I nostri Saggi dicono: “Chi è saggio? Colui che impara da ogni uomo.” Da qui si deduce che ognuno ha cose che appartengono solo a lui, e queste egli le deve instillare anche negli altri. Rispetto a queste cose egli è ‘ricco’, e quindi ha il dovere di beneficiare anche gli altri. Quando un Ebreo aiuta un altro Ebreo o gli insegna qualcosa, mette in pratica ciò che dice il verso: “D-O illumina gli occhi dell’uno e dell’altro” (Proverbi 29:13): D-O dà a tutt’e due, a chi dà e a chi riceve, abbondanza di benedizioni dal cielo.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 1, pag. 260)

I commenti sono chiusi.