Il ‘Pasto di Moshiach’ Pubblicato il 18 Aprile, 2025

Il pasto speciale che ricorre una volta all’anno nell’Acharòn shel Pesach, il “Pasto di Moshiach”, ci permette di realizzare meglio come tutta la materialità sarà impregnata di santità al tempo della Redenziome.

Prima e ultima redenzione
Uno degli aspetti più importanti di Pèsach, la Festa che celebra la liberazione del popolo Ebraico, è che esso è anche una preparazione alla Redenzione completa ed eterna, che ci sarà portata dal nostro giusto Moshaich. È questo che intende il verso che dice: “Io mostrerò prodigi (al tempo della Redenzione finale, che saranno) simili a (quelli che furono rivelati al) tempo della tua uscita dall’Egitto” (Micha 7:15). E infatti, l’esodo dall’Egitto ha reso possibili tutte le successive redenzioni, compresa quella finale. Per essere più precisi: i primi giorni di Pèsach si riferiscono principalmente all’esodo dall’Egitto, mentre gli ultimi giorni sono più strettamente connessi alla Redenzione futura. Ciò si può notare anche nelle haftaròt che vengono lette nei due ultimi giorni della Festa, e che trattano il tema del giorno: l’haftarà del settimo giorno di Pesach è il Canto di Davìd, dato che in questo giorno (così come nell’ultimo giorno di Pèsach, fuori da Israele) vi è un collegamento con Moshiach, che è discendente di Davìd. E così, e ancora più in particolare, nell’ultimo giorno di Pèsach (l’ottavo giorno festeggiato fuori da Israele), la cui haftarà si riferisce direttamente alla Redenzione futura. Di questi due ultimi giorni di Pèsach, l’enfasi più grande data alla Redenzione si trova nell’ultimo giorno, ‘Acharòn shel Pesach’, quando l’haftarà parla apertamente e a lungo della prossima Redenzione e della figura di Moshiach stesso, della condotta del mondo in quell’era e del raduno degli Ebrei.

L’Ultimo Giorno di Pèsach e Moshiach
La relazione fra l’Ultimo di Pèsach (‘Acharòn shel Pesach’) e la Redenzione imminente fu rivelata con un’ampiezza ancora maggiore dal Baal Shem Tov, che istituì uno speciale terzo e ultimo pasto per l’Acharòn shel Pesach, che egli chiamò il “Pasto di Moshaich”, poiché “in questo giorno splende la luminosa radianza della luce di Moshiach.” Ma anche prima che il Baal Shem Tov istituisse questo speciale pasto addizonale, Moshiach era ricordato dall’haftarà particolare che si legge nell’Acharòn shel Pesach. Che significato ha celebrare qualcosa di così spiritualmente elevato, come la futura Redenzione, con un altro pasto materiale? Ricordare in questo modo la Redenzione imminente, fa sì che la sua radianza luminosa permei l’individuo non solo nei suoi pensieri e nelle sue parole (cosa che si realizza leggendo l’haftarà), ma anche nel suo corpo fisico. In questo modo, questo concetto viene assimilato dal corpo stesso della persona. Inoltre, celebrare e commemorare con un pasto, ci indica la santità che permeerà l’intero mondo materiale, quando Moshiach verrà. A quel tempo, infatti, “la gloria di D-O sarà rivelata, ed ogni ‘carne’ (essere vivente) vedrà…” (Isaia 40;5). Questo permeare la materia da parte dello spirito si realizza nel modo migliore attraverso la santificazione del cibo. L’Ebreo, infatti, anche in un semplice pasto ordinario mangia con l’intenzione di portare santità in questo mondo; quanto più ancora ciò accade nel caso del pasto di un giorno sacro! Senz’altro, quindi, il pasto speciale che ricorre una volta all’anno nell’Acharòn shel Pesach, il “Pasto di Moshiach”, ci permette di realizzare meglio come tutta la materialità sarà impregnata di santità al tempo della Redenziome. L’effetto che questo evento ha su di noi non si limita ovviamente al solo giorno dell’Acharòn shel Pesach. L’intento è, piuttosto, che esso influenzi l’Ebreo durante dutto l’anno, così che tutto quello che egli farà in relazione al mondo materiale venga permeato di santità e spiritualità, come la spiritualità che permeerà il mondo all’arrivo di Moshiach.

Il nucleo dell’anima di ogni Ebreo
L’insegnamento dell’Acharòn shel Pesach, comunque, non si limita alla relazione dell’uomo con il mondo materiale; esso riguarda anche la spiritualità interiore di ogni Ebreo. Il livello di Moshiach, infatti, è nel nucleo dell’anima di ogni Ebreo. L’Acharòn shel Pesach permette ad ogni Ebreo di rivelare questo punto interiore durante tutto l’anno, arrivando così a poter servire D-O con ogni fibra del proprio essere.
(Da Likutèi Sichòt, vol 2. Pag. 384 – 386)

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