Matàn Torà: il ‘riposo’ e la Gheulà Pubblicato il 5 June, 2019

Quando la Torà penetra la nostra esistenza, rivelandosi come la nostra propria essenza, essa diventa il filo che unisce tutte le nostre azioni, in un mondo di unità, che è il vero 'riposo'.  


    E’ noto che, fra i nostri saggi, ci fu una “machloket” (divergenza) su quale fosse  il giorno in cui fu data la Torà a Moshè sul monte Sinai: c’e’ chi disse il sesto giorno del mese di Sivàn e chi il settimo. Su un solo dato tutti si trovarono d’accordo: la Torà fu data di Shabàt.

    In un mondo che deriva la sua esistenza dalla Volontà Divina, da cui viene continuamente mantenuto in essere, è evidente, come il Baal Shem Tov ci ha insegnato, che nessun particolare, nemmeno il più piccolo e apparentemente insignificante, accade per caso. Deve quindi, per forza, esserci un collegamento fra il Matàn Torà e lo Shabàt. Per arrivare a comprendere questo collegamento conviene soffermarci ad analizzare cos’è lo Shabàt nella sua essenza.  

   E’ possibile dire che l’essenza dello Shabàt è il riposo. Sorge allora la domanda: cosa si intende per riposo?  Prendiamo l’esempio dell’uomo che dorme: nel sonno tutte le forze dello spirito vitale (nefesh) si allontanano dalle  sedi in cui operano, per ritornare alla loro radice dove, per così dire, riprendono una nuova carica. Il potere della vista, quello dell’udito, ecc., lasciano gli organi in cui abitualmente si manifestano, e si ritirano alla loro origine. Dormire è ritornare alla propria radice. Riposo, però, non è solo dormire. Immaginate uno che nella sua essenza ami profondamente la musica, ma, per procurarsi il sostentamento, passi tutta la sua giornata in fabbrica, non sognando altro che il momento in cui potrà dedicarsi a suonare il suo strumento e trovare finalmente ‘riposo’ rifugiandosi nella sua musica, nella sua essenza. Dopo una giornata di lavoro, anche il solo ritornare a casa, chiacchierare con i figli, con la moglie, sarà per la persona stanca il vero riposo.  Ritornare a casa, alle proprie radici, alla propria essenza: questo e’ ‘riposo’.

   Si dice che tutto quello che vale per l`uomo, vale per HaShem.  Se così, cosa è per HaShem il riposo? Come si può dire che HaShem riposa?  Con dieci pronunciamenti HaShem creò il mondo, dal nulla all`essere. Questa creazione, però, non assomiglia a nessuna delle “creazioni” che escono dalle mani dell’uomo. Queste, infatti, non solo derivano da cose già esistenti, ma possono continuare a sussistere per conto proprio, anche dopo che la mano dell`artefice le abbia lasciate. Così, per esempio, il falegname che costruisce un tavolo, crea un oggetto, che prima non esisteva, adoperando un pezzo di legno, ma alla fine della sua opera, può andarsene, occuparsi di altro ed il tavolo continuerà ad esistere.  Non così per la creazione del mondo. Gli stessi dieci pronunciamenti, che lo portarono ad esistere dal nulla,  continuano a mantenerlo in esistenza in ogni momento. Se questa Forza Creatrice venisse a mancare, anche per un solo istante, D-O non voglia, tutto il Creato tornerebbe al nulla. 

    La “parola” di HaShem, che  da’ continuamente vita ed esistenza al mondo, non è, però, che la rivelazione limitata di  un qualcosa di infinitamente più elevato della parola stessa e che ne è la sua origine: il “pensiero” di HaShem.  Così accade anche con le parole dell`uomo, che hanno la loro radice nel pensiero:  se esse, da un lato, lo rivelano, dall`altro, in confronto al pensiero stesso, ne rappresentano una forma infinitamente più ristretta e limitata.

   Nello Shabàt accade una cosa molto particolare: HaShem dà esistenza al mondo, non attraverso la parola, ma attraverso il pensiero stesso. Questo è il riposo di HaShem, in cui la Sua Forza Creatrice ritorna alla sua radice più alta, al pensiero. Il mondo viene allora elevato e  collegato a questa stessa radice, all’Essenza di HaShem.

    Ora possiamo comprendere il collegamento fra il Matàn Torà e lo Shabàt.  Come il riposo dello Shabàt permette un elevarsi della Creazione ad un livello di unione col suo Creatore, così la Torà, che fu data, è il mezzo che consente l`elevazione della Creazione ed il suo unificarsi con il Creatore. Questo è lo scopo della Torà, questo è lo scopo delle mizvòt.

   Al giorno d’oggi, la mancanza di tranquillità è avvertita molto più di un tempo. Una volta la gente poteva concentrarsi su di una cosa alla volta, la vita era più semplice, i ritmi diversi. Una casa, una moglie, una mucca.  Oggi, la tecnologia ha rivoluzionato ogni cosa, dando un ritmo veloce a tutto. Telefonini, Fax, internet, aerei, ecc., fanno in modo che la gente si occupi di campi diversissimi, uno dopo l’altro, quando non in contemporanea, con ritmi intensissimi. Anche l’umore e lo stato d’animo dell’uomo di oggi è soggetto a sbalzi continui e a forti tensioni. Tutto ciò è il contrario del riposo, è un consumarsi ed esaurirsi continuo delle forze dell’uomo. Non meraviglia quindi la tendenza ancora molto viva di tanti giovani, e non solo, di evadere da tutto per cercare qualcosa d’altro, la  pace, la tranquillità, un significato più profondo e spirituale delle cose. Viaggi in India, meditazione trascendentale, silenzio, ecc….

    La Chassidùt propone qualcosa di diverso: lo scopo ultimo di tutta la Creazione deriva dal desiderio di HaShem di avere una dimora qui in basso, nel nostro mondo materiale, in modo che la Sua Presenza possa essere rivelata nel mondo creato. L’uomo, quindi, deve agire e vivere in questo mondo materiale, in mezzo a tutta la confusione, senza fuggire nell’isolamento, e, pur tuttavia  essere tranquillo. Come è possibile?  Quando ci si occupa di milioni di cose durante la giornata, tutte scollegate l’una dall’altra, l’unica conseguenza possibile è una grande stanchezza. Ma se ciò di cui ci si occupa segue un filo che collega ogni particolare, ci si comincia a muovere in un mondo diverso, il mondo del riposo, dell’unità, della pace, il mondo dello Shabàt (reshùt ha iachìd).

  Perché le nostre varie attività divengano una cosa sola, bisogna che la Torà entri nella nostra vita, in tutte le nostre azioni materiali, compreso il mangiare ed il dormire, come le lettere che vengono scolpite nella pietra e formano con essa un’unità indivisibile. Questo è il senso profondo e vero del nostro servizio Divino, quello che permetterà la rivelazione di HaShem nel mondo, nella Gheulà vera e completa col nostro Giusto Moshiach, oggi, subito.  Questo è il riposo, questo è lo Shabàt, questa è la Torà: tutto è uno. Chi si occupa di Torà e mizvòt, è tranquillo, per lui è Shabàt, è riposo.

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