16 Adar 5786 - Giovedi, 5 marzo 2026

Tramite il pentimento ed il ritorno, l’Ebreo raggiunge un livello che supera e trascende quello precedente al peccato.

Il Sabato in prossimità del Capomese di Adàr (Adàr 2, quest’anno) è chiamato Shabàt Shekalìm. In esso noi leggiamo alcuni versi della parashà Ki Tissà, che ci ricordano l’offerta del ‘mezzo shèkel’, dal quale possiamo trarre importanti insegnamenti. Mostrandoci una ‘moneta di fuoco’, D-O ci ha insegnato come riconoscere la Sua unicità e la verità, che non c’è altro oltre a D-O e che tutto viene da Lui.

Abbandonarci completamente a D-O, con assoluta fiducia e sicurezza del bene che, in ogni momento, ci deriva da Lui, ci porta ad un livello, dove i limiti della natura non hanno più presa sull’Ebreo, ed allora tutto può riuscire, e solo per il meglio. Vediamo come la storia di Purim viene a dimostrarci ciò, nel modo più evidente
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Ayèlet era una persona già normalmente ansiosa, ma quando alla sua bambina fu diagnosticato un tumore, si sentì prendere dal panico più completo. Rivoltasi al Rebbe, ricevette una risposta che parlava della gioia e della forza del mese di Adàr di trasformare tutto in bene. La realtà e gli esami medici, però, sembravano dire ben altro. Questo, fino al momento in cui…

L’enorme sete che, chi si pente e torna all’Ebraismo ed alle proprie radici (baal teshuvà), sente per la luce della santità, lo eleva fino a D-O Stesso, fino al punto dove anche il male è fatto per servire la santità e trasformarsi in bene.

Ogni Ebreo, non importa chi egli sia o quanto possa sentire della religione, possiede la qualità di abbandonarsi a D-O ed annullarsi davanti a Lui, poichè questa è una caratteristica naturale della nostra anima.

“Wow!” comprese in quel momento il professore. Il rav aveva viaggiato per un’ora, solo per permettergli di ascoltare la Meghillà!! Ed ora, sarebbe tornato a Los Angeles…

Anche gli aspetti più materiali degli Ebrei, quelli che sembrano essere in comune con gli altri popoli, sono impregnati di santità e sono sostanzialmente differenti da quegli stessi aspetti, che si trovano negli altri popoli.

In tre fasi si esprime qualsiasi processo nel mondo, e noi entriamo, ora, nella terza, nella Ghimmel della Gheulà.

Quando i bambini si dedicano completamente alla Torà, essi garantiscono l’esistenza del popolo Ebraico, e grazie a ciò portano abbondanza, benedizione e riuscita a se stessi, alla loro famiglia e a tutto il popolo d’Israele.

Se il mondo riesce a farci dimenticare la Divinità, da cui tutta l’esistenza deriva e dipende e vuole imporsi ai nostri occhi, come realtà separata e indipendente, D-O fa in modo che questa stessa realtà venga a ricordarci e a farci riconoscere Chi è il Padrone del mondo. Quando, allora, noi torniamo a rivolgerci a Lui, iniziamo a vedere come i Suoi miracoli trasformino la natura stessa, cosicchè: “Per gli Ebrei fu luce, gioia, allegria ed onore”!

L’unione del popolo Ebraico e l’orgoglio col quale esso manifesta il proprio Ebraismo è ciò che lo ha salvato in passato ed è ciò che lo porterà oggi alla sua completa Redenzione.
All’arrivo dello Shabàt, all’Ebreo viene data un’anima supplementare. Il riposo dell’Ebreo nello Shabàt significa più di un semplice rilassarsi e riposarsi dal lavoro; il riposo in questo giorno produce un’elevazione nell’Ebreo stesso

Quando una corda si spezza e viene successivamente riannodata, nel punto in cui vi è il nodo essa è molto più forte di quanto non lo fosse prima. Nella nostra vita quotidiana, è estremamente importante per noi fare costantemente dei ‘nodi spirituali’, affinchè essi ci ricordino il nostro rapporto continuo con D-O, ed il fatto che Egli è costantemente responsabile della nostra esistenza.

L’altare, in generale, rappresenta il cuore, dove viene acceso il fuoco dell’amore per D-O.