5 Heshvan 5787 - Venerdi, 16 ottobre 2026

Il diluvio appare come punizione, ma per quel che riguarda l’intenzione Divina, si trattò di una purificazione ed elevazione del mondo.

Da Noach noi possiamo imparare come comportarci, così da affrettare con le nostre azioni la nostra uscita nella Gheulà vera e completa.
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Quando i problemi e le difficoltà della vita sembrano sommergerci, così come le acque del diluvio coprirono la terra, possiamo rifugiarci nell’arca, nelle parole della Torà e della preghiera. Quegli stessi problemi, allora, invece di ostacolarci, diventeranno il mezzo che ci consentirà di elevarci.

Il Baal Shem Tov dice che, quando noi vediamo qualcosa di male nel nostro prossimo, ciò dimostra che quello stesso male riguarda in qualche modo anche noi stessi. Vedere il male negli altri è simile a guardarsi nello specchio. Se D-O ha fatto in modo che noi vediamo il male nel nostro prossimo, è per dirci di correggere quello stesso difetto in noi stessi.

Tutte le scoperte scientifiche e le invenzioni moderne non sono altro che una preparazione all’avvento di Moshiach. I profeti dicono che al tempo di Moshiach noi potremo vedere il Divino coi nostri occhi fisici! La scienza moderna ce ne offre un’analogia.

La parashà di Noach esprime la completezza del mondo che si crea proprio grazie al lavoro dell’uomo ed all’elevazione alla santità di tutto ciò che è secolare, del quotidiano.

5781 anni fa, D-O creò il mondo! E poi? La creazione si è fermata lì? Il mondo, da allora esiste di per sé? La Chassidùt ci rivela il segreto della Creazione, un miracolo che avviene ad ogni istante.

Lo Shabàt che benedice il mese di MarCheshvàn, è lo strumento che ci dà la forza di portare l’elevatezza della santità, che ha permeato tutto il periodo delle feste del mese di Tishrei, nella nostra vita di tutti i giorni, al nostro ritorno nel mondo del quotidiano, che ci aspetta alla fine di questo mese
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È proprio l’istinto stesso del male ad insegnare all’uomo l’importanza delle cose, e a portarlo ad un migliore rispetto dei precetti. Come?
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“Tutta la terra appartiene al Santo, Benedetto Egli sia” e lo scopo finale del mondo materiale è di “farne per Lui, sia Egli benedetto, una dimora nei mondi inferiori”, secondo anche il noto detto, che l’Ebreo deve fare di ogni luogo nel quale egli si trovi, ‘Terra d’Israele’, facendo penetrare la santità Divina in ogni luogo ed in ogni campo.

Provate a togliere ad un Ebreo una mizvà, una mizvà che egli ha fatto sempre, per tutta la sua vita. Sarebbe come dirgli di non respirare! Anche al ‘Mondo Futuro’, egli potrà rinunciare, ma non ad una mizvà!

Quel passante era un Ebreo, ma pretendeva che questa realtà non gli appartenesse. Non voleva avere nulla a che fare né con la religione, né, soprattutto, con i religiosi, che solo gli stessero lontani. Eppure, dopo essere entrato nella Succà…

Simchàt Torà ha la forza di rivelare come ogni Ebreo sia completamente unito a D-O, e tutto ciò proprio tramite il danzare dell’Ebreo con i rotoli della Torà. È un momento questo in cui emerge come la vera Essenza di D-O e quella dell’Ebreo siano una cosa sola.

L’ultimo giorno della festa di Succòt, il Santo, benedetto Egli sia, ci trattiene un giorno in più per festeggiare ‘insieme’. L’essere ‘insieme’ più importante per D-O, però, riguarda l’unione del popolo Ebraico al suo interno, dato che questo è l’unico modo in cui esso può unirsi a D-O Stesso.

Quando un Ebreo, durante l’anno, vive una vita improntata alla Torà, sia lui che la Torà, nella festa di Simchàt Torà, verranno infusi di una luce Divina di grado molto maggiore, tanto da risultare, per così dire, come un nuovo Ebreo più elevato ed una nuova Torà più elevata.