6 Av 5786 - Lunedi, 20 luglio 2026

Secondo una specifica richiesta del Rebbe, riguardo al periodo delle tre settimane in particolare (dal 17 di Tamùz al 9 di Av), cerchiamo di offrire qui un’occasione di studio delle leggi riguardanti il Tempio, fornendo la traduzione (libera) di un avvincente discorso del Rebbe sull’argomento stesso, nel quale vengono messi in luce aspetti importanti e del tutto innovativi, riguardanti il Tempio, l’Arca ed il luogo dove essa è conservata.

Amare se stessi è un fatto naturale, che non occorre imparare, ma amare l’altro, anche quando non ci piace e ci da fastidio…!? Come può la Torà pretendere di comandare ai nostri sentimenti? La vera domanda, che dobbiamo porci, però, è: ‘Chi è, veramente, per noi, il nostro prossimo, l’altro Ebreo?

L’energia particolare del 9 di Av, giorno della nascita di Moshiach, genera un nuovo impulso per l’avvento della Redenzione. La consapevolezza di ciò ci potrà aiutare a vivere questo giorno in modo diverso, rivelando il suo grande bene, che oggi è ancora nascosto.

Così come l’Ebreo si sveglia ogni mattina come una creatura nuova, egli è in grado di rinnovare anche il mondo, fino ad arrivare all’innovazione più completa, quella della Redenzione vera e completa

Nell’esilio e nella distruzione si nasconde un contenuto interiore, un bene meraviglioso ed elevato: nell’esilio stesso si tesse la Redenzione, che è la rivelazione di una luce completamente nuova.

La legge ebraica stabilisce che è vietato demolire anche solo un minimo dettaglio del Tempio. Come può essere quindi che D-O abbia permesso la sua distruzione?

A tutti i bambini! C’è un bellissimo regalo che ci aspetta. Come fare per averlo? Venite e leggete…

Come dicono i nostri Saggi, non solo gli Ebrei sono in esilio, ma anche la Divina Presenza lo è. Per questo, per così dire, noi abbiamo la capacità di confortare D-O, quando, con le nostre buone azioni, affrettiamo la Redenzione.

Vi è un giorno, durante l’anno, in cui ci viene fatto vedere il ‘Terzo Tempio’. È il momento in cui si può cominciare a guardare in avanti, verso la Gheulà, ed il passato, con la distruzione del Primo e del Secondo Tempio, viene finalmente compreso nel suo significato vero: una preparazione indispensabile per un’elevazione senza paragoni, quella della Redenzione finale.

Quando si rimprovera per un peccato, bisogna anche stare attenti all’onore di Israele e attribuire un merito allo stesso tempo, poiché anche la discesa spirituale del popolo d’Israele è al fine di una ascesa.
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I nostri Saggi spiegano che Moshè pronunciò il Libro di Devarìm “di sua propria iniziativa”. Evidentemente Moshè pronunciò le sue parole “ispirato dallo Spirito Santo”, e non come propria invenzione. D’altro canto, è anche chiaro che il Libro di Devarìm include il processo di pensiero personale di Moshè. La Torà infatti, essendo fondamentalmente superiore alla nostra struttura terrena, per potersi rivestire del mondo, deve passare attraverso un intermediario.

La parashà Devarìm viene sempre letta nello Shabàt che precede il Nove di Av, il digiuno che ricorda la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Questo Shabàt è anche conosciuto come Shabàt Chazòn, in riferimento alla prima parola della sua haftarà.

Con questo mese iniziamo la lettura dell’ultimo Libro della Torà: Devarìm, noto come la “Ripetizione della Torà”. Con questo Libro, Moshè illustrò la capacità di far discendere la santità infinita della Torà nel regno del finito.

Come i raggi del sole iniziano ad apparire all’orizzonte ancor prima dell’alba stessa, così barlumi della percezione spirituale che accompagnerà la venuta del Moshiach sono già distinguibili oggi. Questa è la forza motrice che sta dietro al fiorire della conoscenza mistica Ebraica nel nostro tempo.

In qualsiasi situazione si trovi, l’Ebreo non deve fermarsi. Il suo compito è quello di avanzare sempre, elevandosi di livello in livello, fino alla sua Redenzione finale.