26 Shevat 5786 - Venerdi, 13 febbraio 2026

Lo scopo che si realizzò con gli avvenimenti del Monte Sinai fu quello di annullare la distanza che separava i mondi spirituali dalla realtà materiale, e portare la Torà e la santità fin proprio dentro il mondo stesso; l’unione di spiritualità e materialità.

La spinta al disarmo è un presagio della realizzazione della profezia di Isaia che dice:“… spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada contro l’altro, e non impareranno più la guerra.”

L’inizio del servizio spirituale dell’Ebreo, dopo il Matàn Torà, consiste nel sottomettere la materialità alla spiritualità ed alla santità, e fare della realtà del mondo una ‘dimora’ per D-O benedetto.

La fede è un bastione per il servizio Divino, poiché l’intelletto, se lasciato a se stesso, può molto facilmente tradire l’uomo, che a causa dell’amore per se stesso può divenire cieco di fronte alla verità.

Dalle regole che riguardano la cura e la guarigione del corpo, noi impariamo le regole che riguardano la salute dell’anima.

Dal 5748 (1988), l’anno in cui, il 22 del mese di Shvàt, è mancata la Rabanìt Chaya Mushka, di benedetta memoria, moglie del Rebbe di Lubavich, il concetto di sorridere in una giornata nuvolosa, di superare cioè la pena dell’oscurità con la luce della gioia, è divenuto l’asse portante della campagna per portare Moshiach.

Quando l’Ebreo si ricorda che il suo compito è quello di servire D-O, egli raggiunge la vera libertà.

Nella parashà di Itrò, la Torà narra della promulgazione della Torà da parte di D-O stesso, mentre in una successiva parashà, Vaetchannàn, il Matàn Torà è riferito, nella narrazione che Moshè Rabèinu ne fa. In questa ripetizione del racconto del Matàn Torà, è possibile trovare un insegnamento centrale riguardo tutta la Torà.

Lo Shabàt ha il proposito di elevare la vita materiale e di introdurvi santità. Anche nei giorni della settimana, l’Ebreo, pur occupandosi delle faccende quotidiane, introduce in esse santità, rendendole “secolari secondo la purezza della santità”.

Non è sufficiente che l’Ebreo si impegni nella Torà, nella preghiera e nell’adempimento dei precetti. Egli deve santificare anche la sua vita materiale quotidiana, così che anche in essa si possa rivelare la santità. In ciò si esprime lo scopo di tutta la Torà.

Il mondo è composto di entità diverse e separate, senza che la connessione fra un componente e l’altro sia immediatamente riconoscibile. Eppure, con il Matàn Torà fu raggiunta un’unanimità in tutto il mondo. Come fu raggiunta una simile unità?

La persona devota che cerca di emulare le vie di D-O, si asterrà anche dai pensieri mondani, di Shabàt, poiché D-O si riposò nel settimo giorno dai pensieri della creazione.

L’essenza stessa dell’infinito della Torà si rivela nella parte interiore della Torà, che è l’insegnamento della Chassidùt.La Chassidùt dà vita e illumina ogni parte della Torà.

L’uomo, come l’albero, ha un potenziale di crescita del tutto particolare. Si tratta, infatti, di una crescita che comporta un salto di qualità: dal seme, ad un livello completamente nuovo e differente. Il Capodanno degli Alberi ci fornisce l’energia per questo salto, anche riguardo la crescita del nostro servizio Divino.

Se ogni uomo è stato creato a immagine di D-O, quando noi offendiamo il prossimo, offendiamo anche il Santo, benedetto Egli sia, mentre quando ci comportiamo con amore e rispetto per il nostro prossimo, con ciò noi esprimiamo amore per D-O e onore per il Cielo.