23 Elul 5786 - Sabato, 5 settembre 2026

A volte, si presentano degli ostacoli nel nostro servizio Divino, e fra questi ce ne sono alcuni che ci appaiono insormontabili come ‘montagne’. La verità è però che all’Ebreo è data la forza di sradicare una montagna.

Nel cuore di ogni Ebreo vi è un amore occulto per D-O. Con la meditazione, la contemplazione e lo sforzo, possiamo scoprire l’amore per D-O che si trova dentro di noi, e portarlo a manifestarsi nella nostra vita quotidiana.

Quando si tratta di Torà e mizvòt, all’Ebreo è richiesto di essere fermo e deciso. La forza per ciò, può derivargli solo dall’amore, che unisce il popolo d’Israele, in virtù dell’anima Divina, che lega ogni Ebreo a D-O ed al suo compagno Ebreo, in un’unità inscindibile.

C’è chi dice: “Ai nostri giorni è difficile osservare l’Ebraismo senza compromessi.” Ed è qui che la Torà stabilisce: “Voi vi trovate qui fermi e saldi “, come dato di fatto. È un fatto che l’Ebreo stia eretto con tutta la forza e decisione, ed abbia la possibilità di fare la volontà di D-O. Egli deve solo rivelare le forze che si celano in lui.

Un servizio speciale è richiesto all’Ebreo a Rosh HaShanà (Capodanno): l’accettazione completa ed indiscussa del Regno di D-O, accompagnata da un completo e totale annullamento davanti a Lui. A questo potrà seguire la rivelazione del legame speciale ed unico che lega l’Ebreo al suo Creatore: l’unione essenziale fra D-O ed il Suo popolo.

Scopriamo in questo mese, quanto D-O ci sia vicino, e che questo ci dia la forza di servirLo con gioia ed entusiasmo, fino a rivelare la nostra perfetta unione con Lui, nella Gheulà vera e completa.

Il Midràsh paragona il popolo d’Israele a un fascio di steli: ogni stelo isolato si rompe facilmente, ma quando un gruppo di steli viene legato insieme in un unico fascio, spezzarli diventa impossibile.

Il 18 di Elùl è il giorno della nascita di Israel Baal Shem Tov, colui che permise al nostro popolo di emergere dall’oscuro sonno spirituale nel quale era affondato, sussurandogli all’orecchio il suo nome: Israel.

Nella nostra epoca, più che mai, è indicato seguire il consiglio del Rebbe di controllare una volta all’anno, nel mese di Elùl, i tefillìn e le mezuzòt. La barriera che separa la spiritualità dalla materialità, in prossimità della Gheulà, infatti, è così sottile, ormai, che ad una loro imperfezione, spesso corrisponde una ‘imperfezione’ nella nostra condizione di salute, sostentamento o altro. Seguire questa richiesta del Rebbe, quindi, ci porterà soltanto bene e benedizione.

La vitalità del mese di Elùl, che viene poi trasmessa a tutto l’anno, è racchiusa e viene sprigionata dal 18 di Elùl, il giorno della nascita dei due grandi luminari, i fondatori della Chassidùt in generale e della Chassidùt Chabad. La luce che la Chassidùt porta all’Ebreo è l’assaggio della luce che ci illuminerà nella Gheulà vera e completa, che si sta ormai per rivelare.

Il concetto del mese di Elùl comporta la rivelazione dei Tredici Attributi di Misericordia ad ogni Ebreo, anche quello che ha peccato, proprio là dove egli si trova: nel campo, là dove, cioè, si svolgono le normali attività di tutti i giorni.

La teshuvà riflette un grande e struggente desiderio di aderire a D-O, desiderio che aggiunge energia e vigore ad ogni aspetto del nostro adempimento della Torà e delle mizvòt.

La vera unità del popolo Ebraico trova espressione proprio quando gli Ebrei, nel loro stato di individui distinti e separati, sono comunque anche allora realmente uniti come una cosa sola, poiché la loro unità deriva dal fatto che essi, in virtù della Fonte comune delle loro anime, sono veramente una cosa sola.

Come c’è bisogno di lavare e lucidare bene un recipiente, prima di mettervi dentro qualcosa di prezioso, così, prima di Rosh HaShanà, vi è la necessità di una purificazione spirituale, che viene operata tramite i brani di ammonizione.

“Se però non darai ascolto alla voce dell’Eterno… allora ti verranno addosso e ti raggiungeranno tutte queste maledizioni” (Devarìm, parashà Ki Tavò 28,15). Eppure ci è stato detto, che non vi è male che scende dall’Alto! Deve esserci, quindi, ovviamente, del bene, nascosto in questi duri versi, ma dove?