25 Adar 5786 - Sabato, 14 marzo 2026

Quando una persona vive la propria vita, sapendo che è la benedizione Divina la responsabile del proprio sostentamento, egli non sarà consumato dal desiderio di ricchezza e la sua capacità di creare una vera unione con chi lo circonda, per costruire un Santuario per D-O, ne sarà infinitamente accresciuta.

La vera gioia deriva dalla possibilità di unire gli opposti, una dimensione dove ‘finito ‘ ed ‘infinito’ possono coesistere, la rivelazione del Divino nel mondo e nella nostra vita di tutti i giorni. È questo il compito che ci aspetta, e la gioia che lo accompagna viene a dirci che siamo sul giusto cammino.

L’unione del popolo Ebraico è un potenziale attivo, e non uno stato passivo. Lo stabilire un’unità fra il nostro popolo stimola la manifestazione dell’unità Divina in tutta l’esistenza.

In quest’epoca, quando il popolo d’Israele si trova immerso nell’esilio, noi non dobbiamo lasciarci scoraggiare dal buio dell’esilio, poiché proprio questo è il fine e lo scopo: illuminare con la luce della Torà proprio il buio.

Chi stabilisce se e quanto un Ebreo dovrà guadagnare è solo D-O, e quanto più l’uomo si atterrà alla Sua volontà, quanto più la benedizione dall’Alto gli elargirà tutto quello di cui egli ha bisogno ed anche di più.

Questo è il nostro compito: riconoscere la realtà unica di D-O, e indirizzare tutta la nostra vita ed anche tutte le nostre attività quotidiane allo scopo di rivelare la santità nel mondo: “Ed Io dimorerò in loro”.

Ogni nostra azione in questo mondo ha una funzione determinante per la costruzione di un Santuario per D-O, ed il vero Santuario per D-O deve essere il mondo intero!

Anche atti semplici come il mangiare, il dormire o il lavorare devono essere fatti come parte del proprio servizio Divino, e in questo modo noi facciamo un Santuario per Lui in questo mondo.

La parte più profonda ed essenziale dell’Ebreo è sempre pronta a servire D-O e nessuna impurità può intaccarla.

Tramite il pentimento ed il ritorno, l’Ebreo raggiunge un livello che supera e trascende quello precedente al peccato.

Il Sabato in prossimità del Capomese di Adàr (Adàr 2, quest’anno) è chiamato Shabàt Shekalìm. In esso noi leggiamo alcuni versi della parashà Ki Tissà, che ci ricordano l’offerta del ‘mezzo shèkel’, dal quale possiamo trarre importanti insegnamenti. Mostrandoci una ‘moneta di fuoco’, D-O ci ha insegnato come riconoscere la Sua unicità e la verità, che non c’è altro oltre a D-O e che tutto viene da Lui.

Abbandonarci completamente a D-O, con assoluta fiducia e sicurezza del bene che, in ogni momento, ci deriva da Lui, ci porta ad un livello, dove i limiti della natura non hanno più presa sull’Ebreo, ed allora tutto può riuscire, e solo per il meglio. Vediamo come la storia di Purim viene a dimostrarci ciò, nel modo più evidente
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Ayèlet era una persona già normalmente ansiosa, ma quando alla sua bambina fu diagnosticato un tumore, si sentì prendere dal panico più completo. Rivoltasi al Rebbe, ricevette una risposta che parlava della gioia e della forza del mese di Adàr di trasformare tutto in bene. La realtà e gli esami medici, però, sembravano dire ben altro. Questo, fino al momento in cui…

L’enorme sete che, chi si pente e torna all’Ebraismo ed alle proprie radici (baal teshuvà), sente per la luce della santità, lo eleva fino a D-O Stesso, fino al punto dove anche il male è fatto per servire la santità e trasformarsi in bene.

Ogni Ebreo, non importa chi egli sia o quanto possa sentire della religione, possiede la qualità di abbandonarsi a D-O ed annullarsi davanti a Lui, poichè questa è una caratteristica naturale della nostra anima.